La nuova guerra del Golfo ha già compiuto un mese producendo una serie di danni. A partire dal fatto che il petrolio (Brent) è balzato del 57% toccando i 110 dollari il barile, i livelli del 2022 quando l’Ucraina è stata invasa dalla Russia. Nel frattempo, il Ftse Mib ha perso in quattro settimane oltre l’8%, le mid cap dello Star il 12,2%, mentre l’S&P 500 il 6% e il Nasdaq 100 il 5,5%. I mercati hanno venduto a mani basse i bond temendo diversi rialzi di tassi nell’Eurozona quest'anno a causa di un’ondata di inflazione provocata dall’aumento del greggio. Eppure ci sono titoli a Piazza Affari che stanno reggendo ancora bene la guerra e che in questo periodo sono saliti, come Lottomatica (+26%), Eni (+18%), Gas Plus (+13%). Le azioni sopra i 100 milioni di capitalizzazione che sono cresciute nell’ultimo mese hanno fra l’altro anche un bel potenziale di crescita. Rispetto al target price del consenso Bloomberg pubblicato in tabella, la stessa Lottomatica può ancora salire del 15% circa, Sesa, per esempio, del 44,6%, Txt e-solutions del 65%. La guerra, però, pare non finire anche se gli Usa del presidente Donald Trump hanno annunciato una tregua fino al 6 aprile per trovare un accordo con l’Iran. Le lepri di Piazza Affari continuerranno a resistere alla volatilità? La sapranno cavalcare ancora? Milano Finanza lo ha chiesto ad un gruppo di esperti.
Le performance delle ultime settimane confermano che il mercato sta premiando alcuni settori difensivi, beneficiari diretti del contesto geopolitico, nota Filippo Diodovich, Senior Market Strategist di IG Italia. «Nel comparto energia (Eni, Tenaris, Gas Plus) il driver è immediato: prezzi di petrolio e gas più elevati si traducono in margini in aumento. Finché il rischio legato allo Stretto di Hormuz resterà elevato, questi titoli continuano a rappresentare i principali beneficiari dello scenario». Nel segmento Difesa e aerospazio, invece, il conflitto «sta riattivando in modo strutturale la spesa militare globale», riprende l’esperto. Secondo cui «Leonardo è un titolo da avere in portafoglio».
Nel tech selettivo e nelle infrastrutture digitali (TxT, Wiit, StM) «prevale invece una logica di qualità: business meno esposti al ciclo domestico e sostenuti da trend strutturali come cloud, semiconduttori e cybersecurity». Dobbiamo anche però ricordare che le cosiddette lepri, avverte l’analista, stanno correndo da diverse settimane e in alcuni casi «le valutazioni iniziano a risultare tirate nel breve periodo. Riteniamo che ci sia ancora spazio di crescita, ma in modo più selettivo e ci possa essere un rischio di prese di profitto nel breve termine». Se guardiamo ai titoli realmente «anti-caos», si possono individuare alcune azioni, nota Diodovich. Nell’Energia, Eni: una copertura naturale contro shock inflattivi; nella Difesa, Leonardo: buona visibilità sugli ordini e trend strutturale; nelle Utility regolate, Terna: stabilità dei flussi di cassa. Restano più esposti i settori ciclici e dei beni di consumo, penalizzati da energia elevata e prospettive di crescita più deboli.
Da uno sguardo ai titoli in positivo emergono Lottomatica, Eni, Leonardo, nota Fabio Caldato, Portfolio Manager del fondo AcomeA Strategia Dinamica Globale. «E’ facile capire perché queste azioni risultano le migliori: la prima lavora in un settore anticiclico e resiliente al rallentamento economico, Eni produce petrolio che è salito di prezzo, Leonardo è al centro degli investimenti legati al riarmo». Ma va sottolineato come, a poca distanza, nota Caldato, anche StM si mostra stabile: «l’azienda tecnologica ha recentemente evidenziato e ben comunicato alla comunità finanziaria come sia attiva nel segmento AI dei semiconduttori e il mercato comincia ad applicare multipli più alti». Fincantieri avrebbe potuto essere in questa lista virtuosa, «ma l’inatteso aumento di capitale ha scosso gli investitori (italiani). Riteniamo che l’azienda guidata da Folgiero possa recuperare terreno. Un altro tema di breve termine potrebbe essere quello legato all’operazione di Poste Italiane: comprare oggi Telecom Italia, con l’azione già correlata a quella dell’acquirente, comporta giocarsi il recupero di Poste e magari un mini rilancio sul prezzo cash offerto, obiettivamente basso», nota il gestore. Chi volesse infine giocarsi la stagflazione (micidiale mix di inflazione e bassa crescita, se non addirittura recessione), può trovare titoli interessanti nel settore salute e food.
Le tensioni colpiscono il «cuore del sistema: energia, inflazione, crescita. Il risultato è un repricing continuo degli asset, non selettivo», avverte Gabriel Debach, market analyst di eToro. Questo significa che non tutto reagisce allo stesso modo. Debach distingue quindi tre livelli. Il primo è quello dei titoli che «subiscono la volatilità piena: banche, lusso e tecnologia. Sono funzione della crescita e delle aspettative, quindi i primi a essere riprezzati quando l’incertezza aumenta».
Il secondo è quello dei titoli che assorbono la volatilità ma non la evitano: «utilities, telecom, healthcare. Hanno beta più contenuto (è il coefficiente che misura la volatilità, ndr), ma quando domina l’incertezza vengono comunque venduti». Sono spesso considerati bond proxy, si comportano in maniera simile alle obbligazioni e sono quindi «sensibili al movimento dei rendimenti, che in queste fasi diventano parte del problema». Infatti i rendimenti delle obbligazioni sono in netto rialzo nelle ultime settimane, segnale che i mercati vendono i bond in portafoglio (perché il prezzo si muove in senso inverso). Il terzo, prosegue Debach, è quello dei titoli che «trasformano lo shock in narrativa: energia e oil services. Non evitano la volatilità, ma la cavalcano. Sono al centro dello shock stesso, quindi beneficiano del contesto più che subirlo».
Nel frattempo, le attese di un rialzo dei tassi già a breve pesa sul settore bancario che soffre perché incorpora due rischi: crescita più debole e allargamento degli spread. Qui Debach nota che «non è il livello dei tassi il problema (anzi), è la qualità della crescita», soprattutto se l’economia sarà colpita veramente dalla stagflazione. Anche il lusso soffre, «paga un doppio fronte, da un lato il rallentamento globale, dall’altro l’assenza del Medio Oriente e del suo turismo, con un consumatore cinese ancora meno presente. L’industriale inizia a prezzare il rischio energetico. Non è ancora uno shock pieno, ma è sufficiente per comprimere i multipli». E poi ci sono le anomalie, conclude Debach: «Lottomatica è uno di quei casi in cui l’incertezza sembra quasi non arrivare. Domanda resiliente, bassa esposizione ai driver globali. Più che difensivo, è un titolo scollegato». Caldato è scettico sulla possibilità che le banche centrali possano intervenire ripetutamente al rialzo, con «un’economia europea così poco spumeggiante». Il punto chiave, conclude Diodovich, resta l’andamento di petrolio e gas: «se i prezzi restano elevati ma stabili, lo scenario rimane gestibile, se il petrolio andasse sopra i 160 dollari, aumenterebbe il rischio di forte inflazione con pesanti conseguenze sulle economie». (riproduzione riservata)