Descalzi (Eni) lancia l’allarme per Hormuz: ci serve il gas russo. Ecco i Paesi che ancora lo comprano
Descalzi (Eni) lancia l’allarme per Hormuz: ci serve il gas russo. Ecco i Paesi che ancora lo comprano
Il fallimento dei negoziati Usa-Iran rimette tutto in discussione. Per l’ad dell’Eni  la crisi di Hormuz è la più grave da 40 anni e va sospeso l’embargo europeo sul gnl che scatterà da gennaio 2027: a rischio 20 miliardi di metri cubi. Stati Uniti e Algeria in testa per sostituire le forniture da Mosca, ma non nell’immediato.

di Angela Zoppo 13/04/2026 07:10

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Sospendere l’embargo Ue al gas naturale liquefatto russo, che scatterà dal 1° gennaio 2027 per i contratti di lungo termine. La prima uscita di Claudio Descalzi, dopo la riconferma per un quinto mandato alla guida di Eni, riapre di colpo un dossier che Bruxelles considerava chiuso dal 26 gennaio ma che il fallimento dei negoziati tra Usa e Iran sta rimettendo in discussione. «La tregua sappiamo che non è mai esistita», ha detto Descalzi alla Scuola di Formazione Politica della Lega a Roma, domenica 12 aprile. «Dobbiamo mettere le cose in prospettiva. Quanto accade nel Golfo di Hormuz è probabilmente l'evento più importante negli ultimi 40 anni. Penso sia necessario sospendere il ban. Il gas garantisce la flessibilità alla rete elettrica che né le rinnovabili, non dispacciabili, né il nucleare, che ha tempi di switch troppo lunghi, possono offrire. In un momento in cui il mercato globale del gnl è sotto stress da Hormuz, trovare 20 miliardi di mc alternativi in pochi mesi non è operazione banale. Chi andrà a produrre questi 20 miliardi?». Le alternative esistono ma hanno tutte un costo.

Gli Usa sono già il primo fornitore di gnl all’Ue con quasi il 58% del totale nel 2025, volume quasi triplicato rispetto al 2021, ma la capacità di esportazione americana è sotto pressione anche per la domanda domestica dei data center, e i nuovi terminali di liquefazione hanno tempi di sviluppo misurati in anni. Tolta la Russia, Algeria e Qatar coprono il resto, mentre il fornitore del Golfo ha dovuto abdicare al ruolo di primo esportatore e  ridurre nettamente i flussi a causa dei danni riportati dagli impianti colpiti dai missili iraniani, con gravi ripercussioni in Italia.

Come funziona l’embargo e chi compra il gnl russo

Ma cosa c’è davvero in gioco con l’embargo all’ultima delle forniture russe che aveva ancora mercato in Europa? Il regolamento Ue stabilisce lo stop al gnl russo in due tappe: divieto dal 1° gennaio 2027 per i contratti pluriennali stipulati prima del 17 giugno 2025, mentre i contratti brevi saranno già vietati dal 25 aprile 2026. L’unica valvola prevista è una clausola emergenziale: il ban può essere sospeso per un massimo di quattro settimane in caso di grave minaccia alla sicurezza energetica. Il gnl russo che arriva nei Paesi europei proviene in larga parte dall’ impianto di Yamal Lng, nell’omonima penisola in Siberia, gestito da Novatek (50,1%) con quote di TotalEnergies (20%), Cnpc (20%) e Silk Road Fund (9,9%).

Nel 2024 l’Ue ha importato da Yamal 16,5 milioni di tonnellate, un record storico, superiore anche ai 15,1 milioni del 2023 e ai 15,2 del 2022, l’anno dell’invasione russa dell’Ucraina. Nel 2025 il volume è sceso, ma si è mantenuto sempre al di sopra di 15 milioni di tonnellate (circa 20 miliardi di mc), per un valore stimato di 7,2 miliardi di euro. Anche dopo la decisione europea sull’embargo, l’import non si è fermato: a febbraio 2026 gli acquirenti europei hanno acquistato ben 1,5 milioni di tonnellate di gnl. Il principale importatore del’Ue è la Francia, primato coerente con la presenza di Total nell’azionariato di Yamal Lng. Seguono Belgio, Paesi Bassi, Spagna e Portogallo. La quota della Russia sul totale gnl importato dall’Ue era al 14% nel secondo trimestre del 2025, in calo rispetto al 19% del 2024 ma comunque rilevante.

Come segnalato dal think tank Bruegel, i volumi di gnl russo ai terminali europei sono rimasti sostanzialmente stabili dal 2020 a oggi, nonostante la guerra e le sanzioni sul gas via gasdotto. In altre parole, mentre l’Europa tagliava il gas via tubo, ha continuato a comprare quello liquido trasportato dalle navi.

Il trend recente: la crisi di Hormuz accelera gli acquisti

Nel primo trimestre 2026, con la crisi di Hormuz in pieno corso, le importazioni da Yamal Lng sono aumentate del 17% rispetto allo stesso periodo del 2025, raggiungendo cinque milioni di tonnellate. L’Ue ha speso circa 2,88 miliardi di euro solo in quel trimestre. Il 97% dei carichi partiti dalla penisola siberiana nel periodo è andato in Europa, contro l’87% del primo trimestre 2025. La domanda asiatica di Gnl russo si era già ridotta prima della crisi iraniana, ma la pressione sulle forniture globali ha ulteriormente dirottato i carichi verso le destinazioni europee.
Nel frattempo, i prezzi medi del gas in Europa si sono attestati intorno ai 52,87 euro/megavattora a marzo 2026, rispetto ai 35 euro/Mwh di gennaio e febbraio: un balzo del 50% in sei settimane.
La Russia non è rimasta a guardare l’Europa che approvava l’embargo. Vladimir Putin, a marzo, aveva già ventilato l’ipotesi di tagliare in anticipo le forniture europee per consolidare la presenza sui mercati asiatici. Secondo l’Ong Urgewald, però, c’è anche una contro-narrazione: se il ban venisse applicato Yamal farebbe fatica a trovare altri acquirenti. «Tutti i dati dimostrano la dipendenza della Russia dal mercato europeo. Mosca ha bisogno di quel mercato quanto l’Europa ha bisogno di quel gas». Sullo sfondo restano le preoccupazioni di TotalEnergies. che nel suo ruolo di azionista di Yamal Lng, cerca chiarimenti dal governo francese e dalla Commissione Europea sul divieto di importazioni di gas naturale liquefatto russo. Il ceo Patrick Pouyanne ha ammesso con gli analisti che se la società non riuscisse a commercializzare il gnl potrebbe uscire dal progetto. (riproduzione riservata)