Guerra all’Iran, il governo Meloni teme l’impatto sulla crescita: il piano del Mef per i conti pubblici
Guerra all’Iran, il governo Meloni teme l’impatto sulla crescita: il piano del Mef per i conti pubblici
Il protrarsi del conflitto potrebbe influire negativamente sulla crescita economica e sulla fiducia di imprese e consumatori. L’esecutivo, secondo Bloomberg, valuta una riduzione della stima di crescita che potrebbe scendere fino a 0,5%

di Anna Di Rocco 25/03/2026 21:10

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Il conflitto in Medio Oriente, qualora dovesse protrarsi, potrebbe avere «effetti negativi sulla crescita oltre il breve periodo, con un impatto più persistente sia sulle condizioni di approvvigionamento energetico sia sulla fiducia di imprese e consumatori». È quanto emerge dal Programma di emissione del secondo trimestre pubblicato mercoledì 25 marzo dal ministero dell’Economia.

«Questi sviluppi», si legge nel documento, «saranno incorporati nell’aggiornamento delle previsioni macroeconomiche nell’ambito della Relazione annuale sui progressi compiuti nel 2025, all’interno del Documento di Finanza Pubblica che sarà pubblicato in aprile». In merito Bloomberg segnala che il governo italiano starebbe valutando una riduzione della stima di crescita, che potrebbe scendere fino a 0,5%. In linea con quanto comunicato da Confindustria nelle previsioni di primavera. 

Il Mef rassicura: governo rispetterà impegni su conti pubblici

Nonostante l’elevato livello di incertezza che ha caratterizzato il contesto internazionale nel 2025 e che appare in ulteriore aumento nei primi mesi del 2026, il ministero dell’Economia assicura che «il governo continua a impegnarsi per rispettare gli obiettivi» sui conti pubblici presi nel Piano strutturale di Bilancio (Psb), così come quello di «mantenere una finanza pubblica solida senza compromettere il sostegno alle famiglie in condizione di vulnerabilità».

«Con la pubblicazione della seconda Relazione Annuale sui Progressi Compiuti (Apr) ad aprile, il governo aggiornerà le previsioni di finanza pubblica, confermando l'impegno a mantenere i rapporti deficit/pil e debito/pil su una traiettoria sostenibile nonché il rispetto della traiettoria dell'indicatore di spesa netta stabilito nel Piano strutturale di Bilancio». 

Con marzo completato 30% programma emissioni Titoli Stato

Nel documento, poi, spazio anche al computo dell’emissione di titoli di Stato a medio-lungo termine; l’importo complessivo sale a 67,5 miliardi di euro. Per il resto dell’anno, l’attività di funding «dovrà tener conto delle scadenze di titoli di Stato a medio-lungo termine per un importo complessivo pari a circa 200,5 miliardi di euro, ai quali va aggiunta la quota di Fabbisogno del Settore Statale dei prossimi mesi».

E «tenuto conto delle disponibilità di cassa attuali, delle emissioni del mese di marzo effettuate e di quelle già annunciate che regolano entro il 31 marzo, pari a 37 miliardi di euro, rispetto agli obiettivi di fine anno, per la restante parte del 2026, dal 1° aprile al 31 dicembre, si stimano pertanto emissioni lorde di titoli a medio-lungo termine in un intervallo tra i 245-260 miliardi di euro».

«Considerate le scadenze, questo implica una stima di emissioni nette per circa 65-80 miliardi di euro nello stesso periodo. A fine febbraio 2026, quindi, lo stato di avanzamento del programma di emissione per l'anno in corso si è attestato al 20% - spiega il Mef - percentuale che sale al 30% se si includono le emissioni effettuate e quelle già annunciate che regolano nel mese di marzo. La vita media del debito al 28 febbraio era pari a 6,97 anni, in lieve aumento rispetto al dato del 31 dicembre 2025 (pari a 6,92). Il costo medio all’emissione fino a fine febbraio 2026 è stato pari al 2,79%, contro il 2,75% medio del 2025». (riproduzione riservata)