???La gravità della tempesta che dal Golfo sta investendo l’Europa irrompe al centro della sicurezza italiana. Lo «scenario di crisi che si è determinato con la nuova guerra in corso a seguito dell’azione militare degli Stati Uniti e di Israele contro l’Iran» sta producendo «gravi effetti destabilizzanti nell’intera regione del vicino medio Oriente e nell’area del Mediterraneo». È il messaggio che arriva dal Consiglio Supremo di Difesa riunitosi al Quirinale venerdì 13, su convocazione del presidente Sergio Mattarella.
Il Consiglio presieduto dal capo dello Stato, con la partecipazione della premier Giorgia Meloni e dei principali ministri economici e di sicurezza (Tajani, Piantedosi, Crosetto, Giorgetti e Urso) ha constatato un contesto internazionale sempre più fragile. E ha inoltre «preso atto che eventuali richieste che dovessero eccedere il perimetro delle attività già disciplinate dagli accordi internazionali vigenti, saranno sottoposte al Parlamento».
Secondo il Consiglio, «la crisi dell’ordine internazionale, incentrato sull’Onu, con la moltiplicazione delle iniziative unilaterali indebolisce il sistema multilaterale», mentre restano sul tavolo le grandi questioni strategiche: da un lato «le effettive ragioni di sicurezza legate al rischio di realizzazione di armi nucleari da parte dell’Iran» e dall’altro «la sicurezza di Israele e dei suoi cittadini».
Di fronte a questa escalation, Roma prova a tenere una linea prudente. Anzitutto il Consiglio, nel «pieno rispetto dell’Articolo 11 della Costituzione», ribadisce che «l’Italia non partecipa e non prenderà parte alla guerra». Il Paese è ora impegnato «a ricercare e sostenere ogni sforzo che riporti in primo piano la via negoziale e diplomatica», sottolinea il comunicato.
Un passaggio fondamentale del comunicato del Quirinale, riguarda il rapporto con gli alleati. Il Consiglio ha confermato che l’uso delle infrastrutture militari italiane concesse alle forze statunitensi deve avvenire rigorosamente entro il quadro giuridico degli accordi internazionali vigenti, «che include fra l’altro attività addestrativa e di supporto tecnico-logistico». Qualora dovessero giungere richieste che eccedono tali accordi, la decisione spetterà esclusivamente al Parlamento.
L’estensione del conflitto ad opera di Teheran non preoccupa solo sul piano militare convenzionale. Il rischio è l’apertura di spazi per la «guerra ibrida e a gravissime iniziative di organizzazioni terroristiche». Sul fronte economico, il Consiglio ha condannato le manovre iraniane volte a «ostacolare la libera navigazione nello Stretto di Hormuz», un asset fondamentale per la sicurezza energetica e commerciale dell'Italia e dell'Europa.
La crisi ha già toccato confini sensibili: il comunicato cita i missili lanciati verso Cipro (Ue) e la Turchia (Nato), intercettati dalle difese dell’Alleanza Atlantica. Per questo, il governo sta coordinando le iniziative di difesa con i principali partner europei — Francia, Germania e Regno Unito — per tutelare gli interessi comuni in un quadrante sempre più incandescente.
Massima attenzione è stata dedicata al Libano. Il Consiglio «chiede a Israele di astenersi da reazioni spropositate» alle azioni di Hezbollah e ha definito «inammissibili» i ripetuti attacchi israeliani contro il contingente Unifil, attualmente sotto guida italiana. Nonostante la decisione dell’Onu di concludere la missione, resta prioritario garantire la sicurezza della Linea Blu e rafforzare le Forze Armate Libanesi.
I Consiglio ha infine espresso «condanna per l’aggressione ai militari italiani a Erbil, in Iraq». Il Capo dello Stato e il Governo hanno rinnovato sentimenti di gratitudine e vicinanza a tutti i soldati impegnati nelle missioni internazionali, in particolare quelli schierati nel sud del Libano e nei Paesi del Golfo, lodandone «l’esemplare professionalità» in un momento di estremo pericolo. (riproduzione riservata)