Che cosa sono i portafogli pigri e come possono rendere anche il 7,4%. L’esempio di Buffett e altri 4 modelli di investimento
Che cosa sono i portafogli pigri e come possono rendere anche il 7,4%. L’esempio di Buffett e altri 4 modelli di investimento
Formati da pochi Etf a basso costo e senza necessità di continui ribilanciamenti, i lazy portfolios sono pensati per resistere anche a fasi di mercato complesse. Ecco come costruire i più famosi

di di Marco Capponi 10/07/2026 20:00

Ftse Mib
52.614,17 6.57.25

+0,44%

Dax 30
25.067,09 23.50.35

-0,20%

Dow Jones
52.637,01 15.55.56

+0,29%

Nasdaq
26.281,61 23.50.35

+0,29%

Euro/Dollaro
1,1416 23.00.21

-0,24%

Spread
76,94 17.30.04

-1,26

I mercati sono arrivati al giro di boa del 2026 con tanti nodi ancora da sciogliere, tra la nuova recrudescenza della guerra in Medio Oriente, l’ondata di vendite (forse prese di beneficio) sui chip e la maxi-ipo di SpaceX.

I punti di domanda sono ancora tanti, come numerose restano le variabili che possono far muovere i mercati nell’una o nell’altra direzione. Ma per l’investitore che fosse ormai in vista delle ferie estive e volesse prendersi una pausa anche dal portafoglio, è possibile valutare dei classici senza tempo della pianificazione finanziaria: i portafogli pigri.

Portafogli da relax

Il principio dei portafogli pigri, versione italiana dei lazy portfolios americani, è semplice: si tratta di allocazioni multi-asset costruite con pochi strumenti a basso costo (in genere Etf), adattabili a vari profili di rischio e pensate per essere costruite una tantum e lasciate lavorare per lunghi periodi di tempo.

Consulenti ed esperti di portafoglio americani popolano siti e forum con le loro proposte di lazy portfolios, spesso avvalorate da backtest di lungo periodo. Ma un investitore italiano deve fare molta attenzione alle peculiarità del suo mercato di riferimento: seguire i più celebri lazy portfolios a stelle e strisce significa esporsi nella maggior parte dei casi a una valuta non propria (il dollaro) anche nella parte obbligazionaria, oltre che al rischio di non trovare gli Etf necessari nell’offerta europea, molto più limitata di quella statunitense.

Le regole del gioco

Ecco perché nella tabella in basso Milano Finanza ha costruito, consultando le strategie più adottate dai consulenti italiani, cinque dei più iconici portafogli pigri nelle loro versioni europee. Per ognuno di essi è stata simulata tramite lo strumento Curvo (e dati JustEtf) una performance storica di dieci anni, considerando tasso di crescita annuo composto, deviazione standard (cioè la volatilità), indice di Sharpe (un indicatore che misura il rendimento corretto per il rischio) e il massimo drawdown, cioè la distanza tra un punto di massimo e uno di minimo. Per ogni portafoglio si considera un ribilanciamento annuale.

In generale, tutte le volte che la versione standard del lazy portfolio prevede l’uso di un Etf sull’S&P 500 questo è stato sostituito con l’Msci World (azioni dei mercati sviluppati), mentre la parte obbligazionaria è stata sempre adattata inserendo Etf obbligazionari in euro o con copertura del cambio euro-dollaro.

Warren Buffett portfolio

Il più grande gestore attivo di sempre ai suoi connazionali ha sempre dato un consiglio: di investire il 90% del loro patrimonio finanziario in un Etf sull’S&P 500 e di tenere il restante 10% prudenziale in uno strumento di liquidità (cioè un Etf monetario o un conto di deposito).

Il portafoglio così composto, formato da due soli strumenti finanziari, è giocoforza quello con il profilo di rischio più alto, ma anche quello che negli ultimi dieci anni avrebbe reso di più: 11,43% composto annuo, ma con una volatilità del 12,1% e un drawdown massimo superiore al 18%. Un investimento per chi ha profili di rischio alti e vuole massimizzare il rendimento su orizzonti di lungo periodo, tenendo comunque un piccolo margine di tutela in caso di brusche correzioni.

Portafoglio 60/40

Nella sua versione europea il celebre 60/40 prevede un 60% di azioni globali dei mercati sviluppati e un 40% di bond globali con la copertura del cambio. Su un orizzonte decennale un’allocazione di questo tipo avrebbe portato all’investitore il 7,11% annuo, con una volatilità dell’8,78% ma il rapporto di Sharpe più basso in tutto il campione analizzato, pari a 0,73.

Apprezzato per la sua semplicità e il suo profilo commissionale molto basso, il 60/40 ha mostrato negli ultimi anni di soffrire quando azioni e bond scendono simultaneamente, come è successo nel 2022 e - anche se in modo meno accentuato - quest’anno con lo shock energetico in Medio Oriente. Ecco perché alcuni consulenti stanno valutando l’alternativa: un portafoglio 40% azioni, 30% bond e 30% oro.

Permanent portfolio

Servono quattro Etf (o meglio, tre Etf e un Etc) per costruire la versione europea del Permanent portfolio: un’allocazione che, come suggerisce il nome, è pensata per resistere a tutte le fasi di mercato - anche quelle di ribassi più estremi - tramite una struttura divisa in quattro blocchi che pesano il 25% l’uno. Nell’ordine: azioni globali, bond governativi lunghi, oro fisico e liquidità.

Su un orizzonte decennale, complice l’impennata dell’oro, il Permanent è il portafoglio più efficiente a livello di rapporto di Sharpe: 0,9, grazie a un 6,55% di rendimento annuo con una volatilità del 6,42% e un drawdown massimo dell’11%. Possibile punto debole? La quota importante di bond lunghi, quelli che più soffrono in caso di rialzi marcati dei tassi (come nel 2022), ma il cui rischio viene comunque tenuto sotto controllo - insieme a quello azionario - tramite il corposo cuscinetto di liquidità.

All Weather portfolio

Il portafoglio per tutte le stagioni del supergestore Ray Dalio nella sua versione originaria per investitori istituzionali è un’architettura complessa, che fa ampio ricorso anche alla leva finanziaria. Così come non è semplice adattarne la versione semplificata per il retail all’investitore europeo, visto che il modello Usa dell’All Weather prevede un 40% di obbligazioni a lunga scadenza.

Ma proprio per evitare scossoni estremi nel caso si dovesse verificare un crollo simile a quello del 2022 (quell’anno un Etf sui bond lunghi in euro ha perso il 35%) i consulenti suggeriscono di rimodulare il portafoglio con un 40% di scadenze medio-lunghe (7-10 anni) e un 15% di bond brevi (la versione americana li prevede intermedi). Per il resto, l’allocazione prevede azioni globali (30%) e un 15% diviso equamente tra oro e materie prime diversificate. In dieci anni il portafoglio avrebbe reso il 5,65% annuo, ma con una volatilità (5,81%) e un drawdown massimo (-9,9%) piuttosto contenuti. L’indice di Sharpe è pertanto pari a 0,83, decisamente più del classico 60/40.

Golden Butterfly

Nato nella community di ricerca e analisi finanziaria online PortfolioCharts, il Golden Butterfly portfolio (tradotto letteralmente, farfalla dorata) ha conquistato una certa autorevolezza anche tra i consulenti.

La struttura del portafoglio, nella sua versione europea, prevede cinque parti uguali: azioni globali, azioni globali a piccola capitalizzazione, bond sovrani lunghi, liquidità e oro. Nel modello Usa la parte di small cap è anche orientata allo stile value, difficile da riprodurre in Europa per assenza di Etf così specifici. Rimane il fatto che, tolto il caso limite del portafoglio Buffett, il Golden Butterfly è quello con il rendimento decennale più alto: 7,42%, con volatilità del 7,48% e un rapporto di Sharpe dello 0,89, il secondo più alto dopo il Permanent. (riproduzione riservata)