Da Ben Bernanke a Janet Yellen passando per Alan Greenspan: una serie di ex presidenti della Federal Reserve, ma anche ex segretari al Tesoro e importanti economisti si sono mobilitati a sostegno di Jerome Powell, il numero uno della Fed, in seguito alla notizia che il Dipartimento di Giustizia ha avviato un’indagine penale a suo carico per la ristrutturazione da 2,5 miliardi di dollari della sede centrale della Fed a Washington.
In una dichiarazione congiunta firmata da oltre una dozzina di figure di primo piano si legge che la presunta inchiesta penale nei confronti di Powell rappresenta «un tentativo senza precedenti di utilizzare azioni giudiziarie per minare l’indipendenza della Federal Reserve».
L’indagine, insomma, viene interpretata come un’escalation delle pressioni della Casa Bianca su un Powell “riluttante” a piegarsi ai diktat del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, sul taglio dei tassi di interesse.
La nota sottolinea, inoltre, come simili pressioni siano tipiche dei mercati emergenti con istituzioni deboli, con effetti negativi sull’inflazione e sul funzionamento complessivo dell’economia, ma «non hanno posto negli Stati Uniti, dove lo stato di diritto è alla base del nostro successo economico».
«L'’indipendenza della Federal Reserve e la percezione di tale indipendenza da parte dell'opinione pubblica sono fondamentali per la performance economica, incluso il raggiungimento degli obiettivi che il Congresso ha fissato per la Federal Reserve: prezzi stabili, massima occupazione e tassi di interesse moderati a lungo termine. La presunta inchiesta penale sul presidente della Federal Reserve Jay Powell è un tentativo senza precedenti di utilizzare attacchi giudiziari per minare tale indipendenza. È così che viene attuata la politica monetaria nei mercati emergenti con istituzioni deboli, con conseguenze altamente negative sull'inflazione e sul funzionamento delle loro economie in generale. Non ha posto negli Stati Uniti, il cui punto di forza maggiore è lo stato di diritto, che è alla base del nostro successo economico».
Tra i firmatari, come detto, figurano ex presidenti della Fed come Ben Bernanke, Janet Yellen e Alan Greenspan (quest'ultimo alle soglie dei 100 anni), ex segretari al Tesoro quali Henry Paulson, Timothy Geithner e Jacob Lew, oltre a rinomati economisti come Glenn Hubbard, Kenneth Rogoff e Jared Bernstein. La dichiarazione riflette un fronte compatto di esperti che difende la stabilità e l’autonomia della politica monetaria americana in un momento di tensioni politiche e giudiziarie.(riproduzione riservata)