Basta TikTok, Instagram, Snapchat, Facebook, YouTube e X per gli under 16. Il governo britannico ha deciso di alzare il livello dello scontro con i colossi della tecnologia e prepara quello che potrebbe diventare uno dei provvedimenti più severi mai adottati in Europa contro i social media. Ad annunciarlo è stato il premier laburista Keir Starmer, che ha promesso una legge ad hoc entro la fine dell’anno per vietare ai minori di 16 anni l’accesso alle principali piattaforme social.
Una scelta netta, motivata dalla convinzione che i social network contribuiscano al disagio psicologico degli adolescenti, li espongano a contenuti dannosi e siano progettati per alimentare meccanismi di dipendenza. Il divieto non riguarderà invece i servizi di messaggistica privata come WhatsApp.
Nel suo intervento, Starmer ha ribadito la necessità di intervenire con urgenza per proteggere le nuove generazioni dagli effetti negativi della vita online. Secondo il premier britannico, le piattaforme digitali sono costruite per trattenere gli utenti il più a lungo possibile, sfruttando dinamiche che colpiscono in modo particolare bambini e adolescenti.
Il governo sta inoltre studiando ulteriori restrizioni per gli under 18, tra cui limitazioni allo scorrimento infinito dei contenuti sugli smartphone, controlli più severi sui servizi di gaming online e nuove regole per le piattaforme di live streaming.
Starmer ha dichiarato apertamente di essersi ispirato all’esperienza australiana, considerata il caso più avanzato a livello mondiale nella regolamentazione dell'accesso dei minori ai social network.
L’Australia è stata infatti il primo Paese a introdurre un divieto generalizzato per gli under 16, approvando una normativa che obbliga le principali piattaforme a impedire l’accesso ai minori a partire dal 10 dicembre 2025. Per le aziende che non rispettano la legge sono previste sanzioni fino a 49,5 milioni di dollari australiani, equivalenti a circa 34,9 milioni di dollari statunitensi.
Secondo il governo australiano, i primi risultati ottenuti hanno incoraggiato altri Paesi a percorrere la stessa strada.
Anche in Cina qualcosa si muove. L’autorità di regolamentazione del cyberspazio cinese ha implementato un programma denominato «modalità minore» che prevede restrizioni a livello di dispositivo e regole specifiche per le app, in modo da limitare il tempo di utilizzo dello schermo in base all’età. In Danimarca, invece, a novembre è stata annunciata la volontà di vietare l’uso dei social media da parte dei minori 15 anni, ma i genitori possono accedere a determinate piattaforme per bambini di età inferiore ai 13 anni.
L’annuncio ha immediatamente acceso il dibattito politico nel Regno Unito. I Conservatori hanno criticato il governo sostenendo che il provvedimento sarebbe arrivato «troppo tardi», mentre le grandi aziende tecnologiche hanno espresso forti perplessità.
Tra le prime a reagire c’è stata YouTube. Un portavoce della piattaforma ha avvertito che un divieto generalizzato rischierebbe di spingere i minori verso servizi meno sicuri e meno controllati, aumentando anziché ridurre i rischi online.
Meta condivide «l’obiettivo di garantire la sicurezza degli adolescenti online», ha affermato un portavoce, aggiungendo: «Ecco perché abbiamo sviluppato gli account per adolescenti per limitare automaticamente chi può contattarli e i contenuti che vedono. Come altri, non crediamo che i divieti consentiranno di raggiungere questo obiettivo». Meta ha sottolineato che la mossa dell’Australia ha dimostrato come «i divieti rischino di isolare gli adolescenti dalle comunità online e dalle informazioni».(riproduzione riservata)