Daniela Santanchè si è dimessa, poco dopo le 18 di mercoledì 25 marzo, dal ruolo di ministra del Turismo, affindando le sue parola a una lettera indirizzata alla premier Meloni che infatti inizia con un «Cara Giorgia».
«Ti rassegno, come hai ufficialmente auspicato, le mie dimissioni dal ruolo di ministro che avevi voluto affidarmi e che credo di avere svolto al meglio delle mie possibilità e senza alcuna controindicazione. Ti ringrazio per i riconoscimenti e per la fiducia che mi hai dimostrato in questi anni di guida del ministero del turismo. Ho voluto (e spero mi capirai) che fosse pubblicamente chiaro che eri tu a chiedermi di lasciare questo ruolo perché, come ho sempre detto, mi sarei dimessa solo di fronte ad una tua esplicita e pubblica richiesta. Volevo fosse chiaro, per la mia onorabilità, che faccio un passo indietro, non dovuto solo di fronte alla richiesta che il capo del mio Partito ritiene utile e opportuna. Mi premeva e mi preme sottolineare che ad oggi il mio certificato penale è immacolato e che per la vicenda della cassa integrazione non vi è nemmeno un semplice rinvio a giudizio».
Santanchè ha poi spiegato che «ieri (quando la premier aveva auspicato in una nota le sue dimissioni, ndr) forse bruscamente – capirai il mio stato d’animo – ti ho rappresentato la mia non disponibilità ad una mia immediata dimissione perché volevo fosse separata sia dai commenti sul referendum perché non vorrei essere il capro espiatorio di una sconfitta che non è certo stata determinata da me, atteso anche il risultato in Lombardia e sinanche nel mio municipio».
E sopratttutto, ha ribadito la senatrice FdI, «volevo che le mie dimissioni inoltre fossero separate dalla vicenda contingente ed assai diversa che ha riguardato l’onorevole Delmastro che pure paga un prezzo alto. Chiarito questo non ho difficoltà a dire “obbedisco” e a fare quello che mi chiedi».
In conclusione ha parlato di «un po’ di amarezza per l’esito del mio percorso ministeriale ma nella mia vita sono abituata a pagare i miei conti e spesso anche quelli degli altri. Tengo di più alla nostra amicizia e al futuro del nostro movimento».
Al momento della diffusione della nota ufficiale siglata dalla ormai ex ministra in Aula alla Camera è partito un applauso bipartisan.
Con l’addio della ministra Santanchè, le dimissioni di esponenti del governo Meloni sono state sei dal suo insediamento nell’ottobre del 2022. Di cui ben cinque in quota Fratelli d'Italia.
Fa eccezione Vittorio Sgarbi che si è dimesso da sottosegretario alla Cultura, a causa di un parere dell'Antitrust che sanciva l'incompatibilità tra il suo ruolo governativo e le attività private (conferenze, mostre retribuite).
Tra i quattro di FdI, Augusta Montaruli si è dimessa da sottosegretaria all'Università nel febbraio 2023 a seguito della condanna definitiva per peculato nel caso «spese pazze» in Piemonte. La condanna riguardava l'uso improprio di fondi del gruppo consiliare regionale tra il 2010 e il 2014.
Sicuramente più nota la vicenda del ministro alla Cultura, Gennaro Sangiuliano, che ha lasciato il suo incarico per la vicenda della sua relazione con l'imprenditrice Maria Rosaria Boccia e della partecipazione di quest'ultima a diverse attività del Ministero della Cultura nonostante non avesse alcun incarico ufficiale.
Si sono aggiunti ieri, 24 marzo, Andrea Delmastro e Giusi Bartolozzi. Da un lato, l’ormai ex sottosegretario alla Giustizia ha rassegnato le sua dimissioni, in merito alla partecipazione che aveva avuto nella società per la gestione di un ristorante intestato alla figlia 18enne di Mauro Caroccia, condannato a quattro anni di reclusione per intestazione fittizia di beni per conto del clan Senese, in carcere da febbraio a Viterbo.
Dall'altro lato, Bartolozzi ha lasciato il ruolo di il capo di gabinetto del ministero della Giustizia, Giusi Bartolozzi, dopo essere stata sotto i riflettori, prima, per l’indagine sul Caso Almasri - in cui si è ipotizzato nei suoi confronti il reato di false informazioni ai pubblici ministeri – e, poi, per aver definito nel contesto del dibattito sul referendum la magistratura un «plotone di esecuzione». Ad assumere le funzioni di Bartolozzi sarà Vittorio Corasaniti, magistrato vice capo di gabinetto vicario negli uffici di via Arenula. Resta da stabilire, se al posto di Delmastro sarà nominato un nuovo sottosegretario oppure se le deleghe saranno affidate ad altri componenti del ministero già in carica.
L’invito di Meloni alle dimissioni della ministra è collegato ai guai giudiziari in cui è coinvolta la senatrice di FdI.
Sono attive intanto due inchieste per bancarotta. Partendo dalla novità più recente, Santanchè è indagata a Milano per bancarotta fraudolenta per il crac di Bioera, la spa del gruppo del biofood fallita poi nel 2024, di cui la ministra è stata presidente fino al 2021. Un’ipotesi di accusa molto simile a quella già contestata alla Santanchè sempre nella galassia del business dell’alimentazione biologica per il fallimento di Ki group srl, che la ministra ha presieduto dall’aprile 2019 al dicembre 2021.
Si parla, poi, però di due processi uno già in corso e uno che rischia di aprirsi prossimamente contro la ministra relativi a falso in bilancio e presunta truffa ai danni dello Stato relativi alla società editoriale (poi fallita) Visibilia.
La ministra è già imputata, assieme ad altre 15 persone, per il presunto falso in bilancio del gruppo da lei fondato e da cui ha dismesso, poi, cariche e quote. Irregolarità contabili per mascherare le perdite della società perpetrate per più anni dal 2014, sulle quali si sta facendo luce dopo le segnalazioni della Consob che hanno fatto scattare gli accertamenti.
L’altro filone investigativo riguarda la presunta truffa aggravata ai danni dell’Inps ai tempi della pandemia da coronavirus. Santanchè, secondo l’accusa, avrebbe chiesto e ottenuto tra il 2020 e il 2021 la cassa integrazione Covid per i suoi dipendenti che in realtà continuavano a lavorare in smartworking. Il procedimento, però, è al momento fermo all’udienza preliminare, visto che ha gup, Tiziana Gueli, ha rinviato la prossima udienza a ottobre perché pende il ricorso del Senato alla Corte Costituzionale sul conflitto di attribuzione con la procura di Milano sulla inutilizzabilità di alcuni atti del procedimento. Concretamente si deve stabilire se i pm abbiano ecceduto o meno dai propri poteri nel farsi consegnare audio, chat e mail registrate da ex dipendenti in cui la ministra compare come mittente o destinatari. (riproduzione riservata)