Giorgia Meloni è stata chiara: si sospenda Patto di Stabilità e il meccanismo di Ets sulle emissioni inquinanti, mentre in Italia non sarà fatto nessun rimpasto di governo né elezioni anticipate perché l'esecutivo governerà fino alla fine della legislatura. Intanto la cooperazione internazionale deve lavorare per il pieno ripristino della libertà di circolazione, senza pedaggi, nello Stretto di Hormuz. Questi i punti principali toccati dalla premier durante la sua «informativa sull'azione del governo» in aula alla Camera.
La presidente è partita dall’esito del referendum sulla giustizia, che ha visto vincere il No con il 53,7% delle preferenze. «Non voglio esimermi da una breve riflessione sull'Italia consegnata dal voto del referendum sulla giustizia, un'Italia che ha visto una grande partecipazione popolare al voto e una altrettanto grande polarizzazione. Un confronto serrato, ahimè non sempre sul merito, ma con un esito comunque chiaro. Noi rispettiamo sempre il giudizio degli italiani, qualunque esso sia, anche quando non coincide con le nostre opinioni e aspettative».
Certo, non ha negato Meloni, «rimane il rammarico di aver perso un’occasione, a nostro avviso, storica di modernizzare l’Italia allineandola agli standard europei. Perché, colleghi, la riforma della giustizia rimane una necessità. Serve un cambio di passo, la deriva correntizia è un problema, lo strapotere di una parte della magistratura è un rischio reale». Ecco perché «l’auspicio che formulo è che il cantiere di questa riforma non venga abbandonato, come probabilmente qualcuno si augura. Perché i problemi sul tappeto rimangono, e noi abbiamo il dovere di trovare soluzioni concrete, coraggiose, efficaci, possibilmente in un clima di collaborazione. Non certo contro la magistratura, come si è voluto raccontare, ma a favore di una magistratura libera dai condizionamenti politici e ideologici».
Visto che «la riforma costituzionale della giustizia era uno degli impegni presi con gli italiani quando ci siamo presentati al loro cospetto prima delle elezioni, noi abbiamo la coscienza a posto». Questo è il «nostro concetto di politica: onorare il significato profondo della parola ‘responsabilità’. Responsabilità deriva dal verbo ‘respondeo’, che origina, a sua volta, da ‘spondeo’, ovvero l’atto solenne del promettere e del garantire’. Responsabilità significa, dunque, rispondere agli altri, non a sé stessi, e men che meno alla propria convenienza».
La premier poi ha voluto fare le sue precisazioni sulle «bizzarre ricostruzioni sulle conseguenze del voto referendario». «Si continua a parlare di dimissioni del governo, di rimpasto, di fase due, fase tre: alchimie distanti anni luce da noi nel quale non intendiamo far ricadere l'Italia». Anche perché «non c'è alcuna ripartenza da fare, posto che il governo non si è mai fermato, come si è visto, per scongiurare le conseguenze della crisi internazionale e per mettere a terra altri provvedimenti. E non servono nuove linee programmatiche, perché le nostre linee programmatiche sono da sempre scritte nel programma di governo».
Quanto all’ipotesi rimpasto «non ce n’è alcuna intenzione». È vero che «nei giorni scorsi ho chiesto un passo indietro ad alcuni membri del governo che pure, nell’esercizio delle loro deleghe, avevano lavorato bene.Non sono state scelte semplici né indolori, a maggior ragione per noi che rimaniamo saldamente garantisti, ma abbiamo voluto ancora una volta anteporre l’interesse della Nazione a quello di partito. Perché non abbiamo tempo da perdere in polemiche infinite e pretestuose, che nulla hanno a che fare con l’azione di Governo, e che finiscono per oscurarla. Che spostano il dibattito dalle soluzioni necessarie per i cittadini, alle polemiche utili per i partiti».
Quanto invece proprio all’ipotesi di dimissioni del governo, ha aggiunto la premier, «probabilmente sarebbe convenuto sul piano tattico, invocare le elezioni per giocare sull’effetto sorpresa, sulla divisione delle forze di opposizione, e nella peggiore delle ipotesi lasciare a qualcun altro il compito di mettere la faccia sui difficili mesi che arriveranno. Cioè esattamente lo scenario che l’opposizione teme di più, tanto che definisce questo governo un pericolo per l’Umanità ma non ne invoca le dimissioni. Posizione bizzarra, di chi evidentemente ostenta una sicurezza che non ha».
Ma «con tutti i limiti che abbiamo, questo rimane il governo che – nonostante si sia trovato a gestire la peggiore congiuntura degli ultimi decenni – ha restituito all’Italia stabilità politica, credibilità internazionale, serietà nella gestione delle risorse, e fondamentali economici decisamente migliori di quelli che aveva negli anni passati». E «gli italiani sappiano che il Governo c’è, nel pieno delle sue funzioni, determinato a fare del suo meglio, ancora meglio, fino all’ultimo giorno del suo mandato. Quando, ancora una volta, sarà nelle urne e non nel palazzo che si farà un altro Governo. Non scapperemo, non indietreggeremo, non ci metteremo al riparo facendo pagare ai cittadini il prezzo dei soliti giochi di palazzo. Governeremo, come fanno le persone serie e in pace con la propria coscienza.
Guardando alla situazione internazionale «che stiamo vivendo» dopo la tregua di 15 giorni concordata tra Usa e Iran «ora ci auguriamo che i colloqui di pace che prenderanno il via tra poche ore a Islamabad possano rafforzare i punti generali dell’accordo e in essi possano trovare spazio le priorità che l’Italia, insieme ai suoi partner europei, ha sostenuto fin dal primo giorno. Allo stesso modo, condanniamo con fermezza qualsiasi forma di violazione del cessate il fuoco». Gli obiettivi del governo sono «la cessazione permanente delle ostilità, cessazione degli attacchi verso i Paesi del Golfo, cessazione delle operazioni militari in Libano; rinuncia dell’Iran al proprio programma nucleare e alla costante minaccia nei confronti dei vicini regionali e oltre; pieno ripristino della libertà di circolazione nello Stretto di Hormuz, che non deve essere soggetta a nessuna forma di restrizione, come invece sembra essere accaduto nelle ultime ore».
Questo rimane «uno dei punti più critici in fase di attuazione dell’accordo perché, se l’Iran dovesse riuscire a ottenere la facoltà di applicare extra-dazi ai transiti nello Stretto, questo potrebbe ancora portare a conseguenze economiche e di orientamento dei flussi commerciali, al momento, imponderabili». Ecco che è quindi «interesse prioritario dell’Italia, e dei suoi partner europei e occidentali, che la libertà di navigazione venga pienamente ripristinata alle condizioni precedenti al 28 febbraio, in modo da poter normalizzare la situazione di tensione sui mercati energetici, delle materie prime critiche, dei fertilizzanti e di altri prodotti essenziali per la nostra economia». Su questo preciso punto, infatti, è già al lavoro la coalizione per lo Stretto di Hormuz promossa dal Regno Unito, alla quale partecipano oltre 30 Paesi, per provare a costruire condizioni di sicurezza che consentano il pieno ripristino della libertà di navigazione e di approvvigionamento. «Un contributo che, crediamo, sia importante in questa fase negoziale», ha ribadito Meloni.
Il positivo «spiraglio di risoluzione della crisi con l’Iran, tuttavia, non fa venir meno un ragionamento più complessivo che abbiamo il dovere di affrontare: è innegabile che stiamo vivendo un momento di particolare difficoltà dei rapporti tra l’Europa e gli Stati Uniti, ma è altrettanto innegabile che l’attuale Amministrazione americana ha accelerato un percorso che era stato ampiamente preannunciato dalle amministrazioni precedenti, tanto repubblicane quanto democratiche ossia distogliere progressivamente lo sguardo dall’Europa per dedicarsi alla competizione globale con la Cina, scegliendo quindi l’Indo-Pacifico come quadrante geostrategico prioritario».
L’Europa dunque, dal canto suo, «deve saper adeguare la sua strategia a un mondo che cambia alla velocità della luce, anteponendo il principio di realtà alle sovrastrutture burocratiche e ai dogmi ideologici. È in questa ottica che va visto il nostro impegno incessante a Bruxelles per il sostegno alla competitività, per la semplificazione burocratica, per una transizione verde che sia realistica e non ideologica, per una autonomia strategica bilanciata che riduca gradualmente le nostre dipendenze. E per una capacità di difesa che non ci faccia dipendere dai nostri alleati americani» ha sottolineato Meloni.
Allo stesso tempo però non bisogna sottovalutare l’importante di un Occidente (che ha due gambe una europea e una nordamericana) unito «solo così può essere una forza capace di dire la propria sul palcoscenico del mondo. E perché senza quella unità, noi, non altri, saremmo più deboli». Per stare insieme però «bisogna volerlo in due. Ed è per questo che, nel rapporto con gli Stati Uniti, dobbiamo essere chiari. Lavorare per tenere insieme le due sponde dell’Atlantico; lavorare per rafforzare la Nato, che rappresenta da un lato il luogo politico nel quale gli interessi di America e Europa trovano la loro composizione, e dall’altro uno strumento geostrategico e militare imprescindibile, in cui l’Europa deve assumersi le proprie responsabilità e costruire con coraggio il pilastro europeo dell’Alleanza, per garantire in primis la propria sicurezza».
Restando sul conflitto in Iran, le conseguenze sul comparto energetico sono il focus del governo italiano. Ecco che, ricorda la premier «qualche giorno fa mi sono recata, prima tra i leader UE e G7, in Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Qatar, paesi che dallo scorso 28 febbraio, sono stati sottoposti a un’aggressione ingiustificata da parte dell’Iran». Non solo «ho voluto esprimere loro la solidarietà e la vicinanza dell’Italia, ma ho anche lavorato per assicurare gli approvvigionamenti energetici, in particolare di petrolio, indispensabili da un’area che garantisce circa il 15% del nostro fabbisogno nazionale». Con lo stesso spirito, «mi ero anche recata in Algeria per rafforzare con il Presidente Tebboune la partnership strategica che lega le nostre Nazioni, e concordare con le autorità di Algeri l’aumento delle forniture di gas naturale verso l’Italia. E così farò recandomi, presto, anche in Azerbaigian, ma anche sostenendo lo sviluppo di risorse energetiche assieme ai partner del continente africano».
Allo stesso tempo, il governo è intervenuto sul costo del carburante: «Lo abbiamo fatto con un primo provvedimento che ha tagliato di 25 centesimi al litro il prezzo di diesel e benzina e ha introdotto un meccanismo anti-speculazione che sta funzionando. Lo abbiamo fatto, inizialmente, per 20 giorni, in attesa degli sviluppi della crisi, e con il consiglio dei ministri di venerdì scorso lo abbiamo rifinanziato e prorogato fino al 1° maggio». Una scelta che «moduleremo man mano che i negoziati di pace andranno avanti e ci daranno una prospettiva temporale chiara degli interventi richiesti». E l’Italia rimane «pronta ad attivare ogni possibile misura per prevenire possibili comportamenti speculativi, compresi, se necessari, ulteriori interventi sui profitti delle società energetiche».
Allargando lo sguardo a livello europeo, c’è il nodo degli Ets, il sistema europeo di tassazione del carbonio. «Tassa a suo tempo introdotta dall’Europa per disincentivare le emissioni inquinanti, ma che oggi finisce per gravare anche sul prezzo dell’energia prodotta con fonti rinnovabili, gonfiando artificialmente i costi energetici in diversi Stati membri. Con punte che, come ho già detto, per la nostra Nazione, toccano i 30 euro per MwH, un quarto dell’intero prezzo dell’elettricità». Nella conclusione dell’ultimo Consiglio europeo «abbiamo ottenuto che venisse inserita la possibilità per gli Stati membri di adottare misure nazionali urgenti in grado di mitigare il prezzo dell’energia nel breve termine. Ets compreso. E tutto ciò in attesa, di una revisione organica di questo strumento, sempre prevista dalle Conclusioni, per ridurne strutturalmente la volatilità e l’impatto sui prezzi dell’energia». In particolare «continueremo a chiedere in Europa di sospendere temporaneamente l’applicazione dell’Ets alla produzione di elettricità da fonti termiche, cioè dal termoelettrico. Si tratta di un provvedimento straordinario e urgente che serve subito, e almeno fino a quando i prezzi globali delle fonti energetiche fossili non torneranno sui livelli precedenti alla crisi in Medio Oriente».
Un altro tema che coinvolge l’Europa in questo momento critici, già sollevato da diversi esponenti del governo, è l’eventualità di sospendere il patto di stabilità Ue. «Se la crisi in Medio Oriente dovesse conoscere una nuova recrudescenza, dovremmo porci seriamente il tema di una risposta europea, non dissimile per approccio e strumenti a quella messa in campo per rispondere alla pandemia. In quel caso, riteniamo che non dovrebbe essere un tabù ragionare di una possibile sospensione temporanea del Patto di stabilità e crescita. Non una deroga per singolo Stato Membro, ma un provvedimento generalizzato», ha evidenziato Meloni.
Passando invece a una dimensione più domestica, la premier ha fatto un excursus degli obiettivi raggiunti finora nella 19esima legislatura e le direttrici dell’azione di governo da qui ai prossimi mesi.
L’Italia è tornata «attrattiva per gli investitori esteri, atteso che secondo l’ultima edizione dello studio sull’attrattività, il numero degli investimenti diretti esteri in Italia è quasi raddoppiato rispetto al periodo pre-Covid. Che le hanno permesso, nonostante le difficoltà, di presentarsi con un’economia solida». Infatti l’Italia è «l’unico Paese del G7 ad essere tornato in avanzo primario dopo la pandemia già nel 2024, con una crescita post-Covid robusta, il tasso di disoccupazione generale ai minimi storici, e il tasso di disoccupazione giovanile al suo livello più basso».
Anche il «tasso di occupazione femminile è cresciuto di due punti rispetto al nostro insediamento, e abbiamo superato il tetto dei dieci milioni di donne lavoratrici». Eppure l’Italia rimane ancora il fanalino di coda in Europa. Per questo «sostenere la crescita dell’occupazione femminile rimane la nostra priorità, per allineare l’Italia agli standard europei e recuperare un ritardo strutturale che pesa sulla nostra economia».
Esistono ancora «sacche di lavoro povero che occorre affrontare». Così, nel consiglio dei ministri che si terrà in vista della Festa dei Lavoratori, «rispettando una tradizione che va avanti fin dal nostro insediamento, vareremo ulteriori regole per combattere il lavoro povero, rafforzando i diritti di quei lavoratori attraverso la contrattazione collettiva».
Il governo ha inoltre lavorato e «abbiamo speso la maggior parte delle poche risorse che avevamo a disposizione per rafforzare il potere d’acquisto dei cittadini, particolarmente i più fragili, e alleggerire il carico fiscale soprattutto su chi lavora e produce». È in atto la riforma fiscale «che l’Italia aspettava da oltre mezzo secolo, con 18 decreti e 6 testi unici approvati finora, e siamo in dirittura d’arrivo per definire il codice tributario, strumento che riordinerà definitivamente una materia per troppo tempo trascurata».
Il governo Meloni «abbiamo combattuto, come nessun altro, l’evasione fiscale: in tre anni abbiamo raccolto oltre 100 miliardi di euro, risorse preziosissime, che ci aiutano a tenere i conti in ordine e ci permettono di finanziare interventi a favore delle famiglie e delle imprese».
Allo stesso modo, l’esecutivo «continuerà ad investire sul Sud». Visto che, ha aggiunto la premier, «il Sud - finalmente - non è più il fanalino di coda della Nazione e sta colmando quel divario che gravava sull’Italia da troppo tempo». Anche grazie alla Zona economica speciale unica, agli investimenti nelle infrastrutture, alla spinta del Pnrr, ad un miglior utilizzo delle politiche di coesione, «il pil e l’occupazione del Mezzogiorno sono cresciuti più della media nazionale».
Altro risultato raggiunto nel corso del 2025 e «su cui intendiamo farlo ancora meglio»: l’export tricolore è cresciuto di 20 miliardi rispetto all’anno precedente, «permettendo all’Italia di raggiungere il quinto posto al mondo tra le Nazioni esportatrici, superando la Corea del Sud e insidiando il quarto posto del Giappone». Questo grazie «alla forza, al protagonismo e alla diversificazione produttiva delle nostre imprese», che sono così riuscite a dimostrarsi più forti dei dazi.
Nodo da sciogliere riguarda anche la sanità. La dotazione del Fondo sanitario nazionale è stata portata al livello più alto di sempre - 143 miliardi nel 2026, 17 miliardi in più rispetto all’insediamento - e «avremo presto i dati del sistema di monitoraggio sull’andamento delle liste d’attesa regione per regione, prestazione per prestazione. E questo ci consentirà, finalmente, di intervenire in modo mirato ed efficace».
Altro tema che al governo «sta particolarmente a cuore è quello della casa. Un bene primario, il luogo dove si cresce, si studia, si sogna e si mette al mondo il futuro», ha evidenziato Meloni. «Senza una casa è impossibile costruire una famiglia, garantire una vita dignitosa ai propri cari, rispondere ai bisogni fondamentali delle persone».
E oggi «il problema dell’accesso alla casa riguarda una quantità sempre maggiore di cittadini. Tantissimi italiani - giovani coppie, studenti, lavoratori fuori sede, famiglie monoreddito, persone con disabilità - si trovano in una zona grigia perché passatemi il termine, troppo ‘benestante’ per accedere alle graduatorie delle case popolari, ed è troppo ‘povera’ per far fronte alle richieste, sempre più alte, del mercato immobiliare. Ecco, io penso che uno Stato giusto non debba lasciare queste persone nel limbo, e debba porsi il problema di come aiutarle a camminare da sole». In vista della ricorrenza del primo maggio, il cdm approverà «finalmente, i provvedimenti necessari alla realizzazione, in Italia, di quel vasto Piano Casa a cui stiamo lavorando da tempo». Un piano «robusto, imponente, strutturale. Che ha come obiettivo quello di rendere disponibili, tra alloggi popolari e alloggi a prezzi calmierati, oltre 100 mila case nei prossimi 10 anni», ha ribadito la premier.
L’ultimo anno di questa legislatura «non sarà un tempo di attesa. Sarà un tempo di lavoro, di scelte, di risultati. Non un tempo per costruire consenso facile, ma un tempo per rafforzare una direzione solida», ha assicurato Meloni. Non bisogna quindi aspettarsi che il «nostro governo in vista delle elezioni darà vita a misure puramente demagogiche, e devasti i conti pubblici nel tentativo disperato di raccogliere consenso facile, scaricando sui giovani il costo di bonus e privilegi». La situazione oggi «è migliore di quando ci siamo insediati, ma sappiamo anche di dover riuscire a fare di più, e meglio. E lo faremo», ha concluso la premier. (riproduzione riservata)
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