Niente da fare per Google. Resta in piedi la maxi multa da 4,3 miliardi di euro ricevuta nel 2018 dall’Unione Europea (ridotta a 4,1 miliardi nel 2022) per pratiche anticoncorrenziali messe in atto tramite il sistema Android. Il 2 luglio la big tech ha infatti perso il ricorso presentato alla Corte di Giustizia.
Alla base della sanzione c’è il funzionamento di Android. Secondo l’Ue Google ostacolava i concorrenti con pratiche illecite, ad esempio imponendo che servizi come Google Search, Chrome e Play Store fossero pre-installati sugli smartphone.
La sentenza del 2 luglio ha confermato l’impianto della multa, evidenziando gli «effetti anticoncorrenziali delle condizioni di preinstallazione stabilite dagli accordi Android», come scrive la Corte di Giustizia dell’Unione europea.
Google, tuttavia, ha replicato che la «sentenza non riconosce i significativi investimenti fatti per garantire che Android rimanga aperto, interoperabile e gratuito». La società ritiene inoltre di aver introdotto le modifiche necessarie per rendere Android conforme alle regole europee: «Abbiamo ad ogni modo adeguato i nostri accordi (con i produttori di smartphone, ndr) per conformarci alla decisione iniziale nel 2018», ha aggiunto tramite un portavoce.
In parallelo la società sta dialogando con la Commissione Ue per evitare un’altra sanzione, stavolta legata a presunte violazioni del Digital Markets Act (Dma), il regolamento europeo sui mercati digitali. Nel 2025 l’Ue ha infatti avviato un’indagine sospettando che Google favorisca i suoi servizi nei risultati di ricerca.
A maggio la testata tedesca Handelsblatt ha riportato che la Commissione potrebbe sanzionare la big tech per «diverse centinaia di milioni di euro». Il Dma prevede infatti multe fino al 10% del fatturato globale in caso di infrazioni accertate e il colosso della ricerca online ha ottenuto ricavi per oltre 400 miliardi di dollari. Google ha comunque replicato di essere in contatto con l’Ue per risolvere la questione e l’indagine è tuttora in corso.
L’azienda ha già ricevuto diverse multe da Bruxelles. Nel 2017, in particolare, Alphabet è stata accusata di aver privilegiato il proprio servizio di comparazione dei prezzi, penalizzando costantemente i competitor, e per questo ha avuto una sanzione da 2,4 miliardi. (riproduzione riservata)