Goldman Sachs sfida i ribassisti: «Restate investiti». Ecco le tre scommesse per il 2026
Goldman Sachs sfida i ribassisti: «Restate investiti». Ecco le tre scommesse per il 2026
Ashok Varadhan, co-responsabile globale di investment banking e markets della banca americana, vede segnali che Wall Street potrebbe non aver ancora prezzato. E invita gli investitori a non farsi sorprendere nella seconda parte dell’anno

di di Giusy Iorlano  10/08/2026 20:33

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Wall Street può anche scricchiolare, l’inflazione può tornare a far paura e il petrolio può correre sopra gli 80 dollari. Ma per Goldman Sachs non è ancora il momento di uscire dal mercato. Anzi. Il messaggio di Ashok Varadhan, co-responsabile globale di investment banking e markets della banca americana, è netto: restare investiti.

Una posizione tutt’altro che scontata dopo il deludente rapporto sul lavoro americano di venerdì 7 agosto e mentre gli operatori hanno iniziato a ridimensionare le aspettative su un possibile allentamento monetario. Varadhan, intervenuto nel podcast The Markets di Goldman Sachs, individua però tre elementi che potrebbero continuare a sostenere gli asset rischiosi: una Federal Reserve destinata a non rialzare i tassi, il potenziale effetto disinflazionistico dell’intelligenza artificiale e un petrolio destinato a scendere sensibilmente nei prossimi mesi.

La Fed non aumenterà i tassi

Il primo pilastro della tesi di Goldman è la politica monetaria. Nonostante le pressioni sull’inflazione e i segnali ancora contrastanti provenienti dall’economia statunitense, Varadhan non prevede nuovi rialzi dei tassi nella parte finale del 2026.

«Non credo che vedremo rialzi nella seconda parte dell’anno», è la sua previsione. La Fed, secondo il manager, dovrebbe quindi mantenere i tassi fermi anziché riprendere la stretta.

Il mercato, tuttavia, è diventato più prudente. Dopo i dati occupazionali inferiori alle attese, le scommesse su un rialzo dei tassi a settembre sono scese intorno al 50%, mentre quelle su un intervento a ottobre si sono attestate intorno al 63%, secondo il FedWatch del Cme Group.

Per Goldman, dunque, il rischio di una nuova stretta monetaria non rappresenta al momento un motivo sufficiente per abbandonare l’esposizione azionaria.

L’arma segreta dell’AI contro l’inflazione

La seconda scommessa è forse quella più interessante: l’intelligenza artificiale potrebbe diventare una forza disinflazionistica.

Nel breve periodo l’enorme investimento necessario per costruire data center, infrastrutture energetiche e capacità di calcolo può infatti aumentare la pressione su risorse e prezzi. Ma una volta completata questa fase di espansione, secondo Varadhan, l’aumento della produttività potrebbe cambiare completamente il quadro.

L’AI, in altre parole, potrebbe passare dall’essere un fattore di pressione sui costi a un motore capace di produrre più beni e servizi con le stesse risorse. Un effetto che, nel medio periodo, potrebbe contribuire a raffreddare l’inflazione e sostenere la crescita.

È una scommessa cruciale anche per i mercati: più produttività senza un’accelerazione dell’inflazione significa maggiore spazio per la crescita degli utili e meno pressione sulla politica monetaria.

Petrolio: Goldman vede un forte ribasso

Il terzo elemento della strategia riguarda l’energia. Qui la previsione è ancora più aggressiva.

Varadhan ritiene che il petrolio possa tornare ben sotto i 70 dollari al barile nella parte finale del 2026, forse anche più in basso. Una discesa dei prezzi energetici rappresenterebbe un importante sollievo per l’inflazione e, indirettamente, per consumatori e imprese.

Il problema è che, nel breve termine, il mercato sta andando nella direzione opposta. Il Wti è infatti tornato sopra gli 80 dollari al barile, mentre aumentano i dubbi sulla possibilità di un accordo tra Stati Uniti e Iran che possa favorire la ripresa del traffico attraverso lo Stretto di Hormuz.

Per Goldman, tuttavia, gli attuali livelli del greggio non sono destinati necessariamente a durare. Un allentamento delle tensioni geopolitiche potrebbe rimuovere una parte significativa del premio al rischio incorporato nei prezzi.

L’economia Usa resta il vero jolly

Alla base dell’intera impostazione c’è un quarto elemento, che Varadhan considera decisivo: la resilienza dell’economia americana.

Nonostante gli shock esterni, la crescita nominale si è dimostrata più resistente del previsto. Se le pressioni geopolitiche e gli altri fattori temporanei dovessero attenuarsi, l’economia potrebbe continuare a espandersi beneficiando contemporaneamente della maggiore produttività generata dall’AI.

Una lettura che spiega anche perché Goldman mantiene un atteggiamento costruttivo sul credito. L’elevato volume di emissioni obbligazionarie impone agli investitori di chiedere un premio maggiore per assumersi rischio, ma la solidità dell’economia ha finora impedito un deterioramento marcato degli spread.

Se gli shock esterni inizieranno a rientrare, sostiene Varadhan, le aspettative sui default effettivi potranno rimanere relativamente contenute.

La scommessa di Goldman contro la paura

Il punto centrale della strategia è quindi semplice: non confondere la volatilità con un cambio di regime.

I mercati devono ancora fare i conti con petrolio, geopolitica, inflazione e incertezza sui tassi. Ma per Goldman Sachs questi rischi possono rivelarsi temporanei, mentre crescita, produttività e normalizzazione dei prezzi energetici potrebbero tornare a dominare lo scenario.

La Borsa americana, del resto, arriva da un nuovo record e il bilancio del 2026 per l’S&P 500 supera già il 13%. La vera domanda, adesso, non è quindi se gli investitori debbano avere paura. È quanto a lungo il mercato riuscirà a correre se le tre scommesse di Goldman - tassi fermi, AI disinflazionistica e petrolio in calo - dovessero rivelarsi corrette. (riproduzione riservata)