Golden power, nuovo affondo della Commissione Ue: l’Italia corregga ancora la legge sui poteri speciali
Golden power, nuovo affondo della Commissione Ue: l’Italia corregga ancora la legge sui poteri speciali
A novembre Bruxelles aveva messo in mora l’Italia per gli eccessivi poteri concessi dalla legge sul golden power, primo passo della procedura d’infrazione. Ma le modifiche fatte da Roma non avrebbero convinto l’Ue

di Anna Di Rocco e Luca Carrello 06/03/2026 10:49

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La Commissione Europea torna all’attacco e chiede all’Italia di rimettere mano alla normativa sul golden power. A novembre Bruxelles aveva avviato una procedura d’infrazione contro la legge che attribuisce a Palazzo Chigi il potere di intervenire nelle operazioni di mercato per ragioni di sicurezza nazionale. Ma nonostante le modifiche approvate dal Parlamento italiano, e poi comunicate all’Unione con un’apposita lettera, la Commissione non sembra soddisfatta. 

Secondo Reuters il modo in cui Roma monitora le fusioni bancarie continua a non essere in linea con le aspettative. Per l’Ue il golden power resterebbe in contrasto con i Trattati perché limita ancora la libera circolazione dei capitali. E rischia di sovrapporti alle valutazioni prudenziali della Bce e antitrust della Dg Comp anche nella sua seconda versione.

I paletti di Bruxelles

Ecco perché, secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza, sarebbero in corso dei nuovi colloqui tra l’Italia e la Dg Fisma (l’altro ramo della Commissione responsabile del procedimento) per chiarire la questione. I tecnici del governo di Giorgia Meloni stanno ragionando su una possibile soluzione e non è escluso che decidano di modificare di nuovo la legge sul golden power per venire incontro alle richieste di Bruxelles. 

Per la Commissione la finestra d’intervento degli Stati membri è molto stretta e la protezione del risparmio - motivazione usata per intervenire nell’ops lanciata da Unicredit su Banco Bpm - sarebbe già coperta dalle valutazioni di Francoforte. Il ragionamento sarebbero confermato da diversi precedenti della Corte di Giustizia, massimo organo giurisprudenziale europeo, che potrebbe mettere la parola fine sulla questione se non si troverà un accordo.

Il nodo del contendere

Le contestazioni dell’Ue riguardano l’intera normativa golden power. Ma l’invio della lettera di messa in mora a Roma, primo passo della procedura d’infrazione, è legato all’ops di Unicredit su Banco Bpm. Ad aprile del 2025 Palazzo Chigi aveva imposto quattro prescrizioni sull’operazione, come l’uscita definitiva di Piazza Gae Aulenti dalla Russia. Condizioni che hanno reso l’operazione troppo onerosa per il ceo Andrea Orcel, spingendolo a ritirarsi.

Per l’Ue si è trattato di un’indebita ingerenza visto che l’offerta riguardava due banche italiane, senza attori extra-europei coinvolti. Bruxelles, insomma, non ha individuato ragioni di sicurezza nazionale tali da legittimare il golden power ed è intervenuta per prevenire casi analoghi. La stessa sorte è toccata alla Spagna, accusata di aver ostacolato la scalata di Bbva a Banco Sabadell. Due condotte che, se ripetute, rischiano di ostacolare il consolidamento in Europa e impedire la creazione di campioni comunitari capaci di competere con i giganti americani.

Il conflitto di competenze

L’Italia ha tentato di disinnescare la procedura d’infrazione modificando la legge sul golden power. La nuova versione impone al governo di attendere le decisioni della Dg Comp e della Bce prima di esercitare i poteri speciali. Ma a Bruxelles non sembra bastare il mero ordine cronologico: la normativa italiana continuerebbe a concedere una discrezionalità eccessiva e anche la sicurezza economica, cara al Mef, dovrebbe essere intesa in modo molto stringente.

Il principio che la Commissione intende affermare, insomma, è sostanziale. Gli Stati membri non possono imporre condizioni a operazioni già autorizzate da Francoforte e dall’Antitrust Ue se non vi sono specifiche - e residuali - ragioni di ordine pubblicosicurezza nazionale. Un punto fermo che serve a evitare indebite sovrapposizioni. Lo ha chiarito anche un portavoce della Commissione che, dopo aver ricordato come il dialogo con Roma resti costruttivo, ha precisato che il golden power deve basarsi su criteri ben delineati.

I prossimi passi

Se ne saprà di più nelle prossime settimane anche se la procedura non prevede termini vincolanti. Quindi le tempistiche potrebbero anche allungarsi considerata la variante politica. A dire l’ultima parola sarà la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, che con la premier Meloni ha un rapporto consolidato e ne ha bisogno per puntellare la sua maggioranza - instabile - al Parlamento Europeo. (riproduzione riservata)