Il golden power italiano supera per la prima volta quota mille. Nel 2025 Palazzo Chigi ha sottoposto a screening 1.081 operazioni, il massimo storico: 903 notifiche, in aumento del 37% e triplicate rispetto al 2020, più 178 prenotifiche. I veti sono stati soltanto due, ma il dato non esaurisce la portata dello strumento. Il dossier UniCredit-Banco Bpm dimostra che anche un via libera condizionato può decidere l’esito di un’operazione.
È la fotografia contenuta nella relazione annuale sui poteri speciali, trasmessa alle Camere dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano (nella foto). Nonostante il forte aumento delle comunicazioni, la Presidenza del Consiglio ha chiuso tutti i procedimenti nei termini e con un provvedimento espresso.
Nel complesso, l’esecutivo ha esercitato i poteri speciali in 46 occasioni: 2 opposizioni all’acquisto, 29 autorizzazioni con condizioni o prescrizioni nei settori della difesa e delle attività strategiche e 15 piani 5G approvati con vincoli. In altri 404 casi è stato deliberato il non esercizio, mentre 443 notifiche sono risultate fuori dal perimetro della legge.
I 2 stop hanno riguardato l’acquisto del 70% di Tekne da parte della lussemburghese Tcei, riconducibile alla statunitense Trumar Capital, e l’ingresso della singaporiana Xingr Holdings con il 45% in Exsemicon. Nel primo caso il governo ha tutelato gli asset della difesa e la sicurezza degli approvvigionamenti; nel secondo ha rilevato rischi per microelettronica, semiconduttori e know-how, giudicando le
prescrizioni difficili da monitorare.
La pressione maggiore arriva dall’allargamento del perimetro strategico. Oltre l’80% delle comunicazioni ricade nell’articolo 2, che comprende energia, trasporti, comunicazioni e nuovi settori europei. Le notifiche relative alla difesa sono salite a 154, quasi tre volte le 55 del 2023. Tra gli attivi strategici, difesa e ordine pubblico pesano per il 28,3%, seguiti da energia al 9%, salute al 7,9%, trattamento dei dati al 7,7% e agroalimentare al 7,5%.
Con il Dpcm del 18 aprile 2025, il governo aveva autorizzato l’offerta pubblica di scambio di UniCredit su Banco Bpm imponendo prescrizioni nel settore creditizio e assicurativo. L’istruttoria, guidata dal Tesoro con Banca d’Italia, Antitrust, Consob e associazioni d’impresa, aveva individuato rischi per la sicurezza nazionale. I vincoli riguardavano il rapporto tra impieghi e depositi, il portafoglio di project finance, il peso degli investimenti di Anima in titoli italiani, il sostegno alla società e l’uscita dalle attività in Russia entro nove mesi.
Il Tar del Lazio ha poi accolto in parte il ricorso di UniCredit, censurando soltanto la durata di alcune misure: cinque anni per il rapporto impieghi-depositi e l’assenza di un termine per il project finance. Per il resto ha confermato la legittimità del decreto e l’ampia discrezionalità del governo sugli asset strategici. Il 22 luglio 2025 UniCredit ha ritirato l’offerta perché le condizioni post sul golden power non erano soddisfacenti. L’appello al Consiglio di Stato è stato poi abbandonato e il giudizio dichiarato estinto nel maggio 2026.
La prenotifica conferma intanto la funzione deflattiva: nell’86% dei casi il gruppo di coordinamento ha chiuso la pratica senza chiedere la notifica formale. Il Mimit resta l’amministrazione più impegnata, con 335 istruttorie, davanti a Mef, Salute, Difesa e Ambiente. Ne emerge un controllo ormai ordinario nei deal sensibili: il veto resta eccezionale, ma prescrizioni, tempi e rimedi verificabili possono determinare la fattibilità stessa dell’operazione.
La relazione annuale dimostra che il controllo si estende e diventa ordinario per molte operazioni societarie, ma il veto rimane l’eccezione. Invece, per imprese e investitori, l’analisi preventiva del rischio golden power è ormai parte strutturale di ogni deal nei settori sensibili. La crescita rende quindi decisivi tempi certi, documentazione completa e rimedi verificabili per investire. (riproduzione riservata)