L'amministrazione Trump sta valutando diverse opzioni per ristabilire i rapporti con uno stato autocratico e isolato che controlla una posizione geopolitica strategica lungo il Mar Rosso, mentre l'Iran minaccia di bloccare un secondo corridoio marittimo vitale, sullo sfondo di una guerra con gli Stati Uniti.
Un alto funzionario dell'amministrazione Trump, Massad Boulos, ha riferito a controparti straniere che gli Stati Uniti intendono iniziare a revocare alcune sanzioni contro l'Eritrea, un piccolo paese africano con oltre 1.100 chilometri di costa sul Mar Rosso (ed ex colonia italiana, ndt.), secondo quanto riferito da funzionari attuali ed ex funzionari a conoscenza della questione. Si tratta di un'iniziativa dell'amministrazione Trump volta a ripristinare relazioni diplomatiche di alto livello con il paese per la prima volta dopo decenni. Altri funzionari hanno affermato che il piano per normalizzare i rapporti con l'Eritrea e revocare le sanzioni è in fase di revisione e non è ancora stato finalizzato.
L'iniziativa diplomatica statunitense giunge mentre gli Houthi, gruppo ribelle yemenita sostenuto dall'Iran, minacciano di bloccare il traffico marittimo nel Mar Rosso, in un contesto in cui Teheran sta cercando di interrompere gli scambi commerciali attraverso lo Stretto di Hormuz, sin dall'inizio della guerra con gli Stati Uniti e Israele.
Il piano per ristabilire i rapporti con l'Eritrea era precedente alla guerra statunitense in Iran, ma le mosse di Teheran per chiudere lo Stretto di Hormuz hanno accresciuto l'importanza della politica statunitense sul Mar Rosso, un punto strategico cruciale utilizzato da alcuni dei principali esportatori di petrolio del Medio Oriente per aggirare il Golfo Persico.
Lo Stretto di Hormuz è la porta d'accesso alle immense ricchezze petrolifere del Medio Oriente, situate sul lato orientale della penisola arabica. Il Mar Rosso si trova sul lato occidentale ed è una rotta vitale per il traffico marittimo militare e commerciale dal Mediterraneo all'Oceano Indiano. Gli Houthi hanno ripetutamente minacciato di chiudere lo Stretto di Bab al-Mandeb, all'imboccatura del Mar Rosso, per sostenere Teheran.
Boulos, inviato speciale del presidente Trump per l'Africa, ha incontrato privatamente il presidente eritreo Isaias Afwerki alla fine dello scorso anno al Cairo, secondo quanto riferito da funzionari e altre persone coinvolte nei colloqui. L'obiettivo dell'incontro era discutere un allentamento delle sanzioni statunitensi e avviare dialoghi di alto livello per ristabilire le relazioni tra Stati Uniti ed Eritrea.
Lunedì 20, Boulos ha incontrato il presidente egiziano Abdel Fattah Al Sisi al Cairo. L'Egitto sta contribuendo a facilitare il dialogo tra gli Stati Uniti e il leader eritreo, hanno affermato funzionari. Durante quell'incontro, Boulos ha comunicato a Sisi che gli Stati Uniti intendono iniziare a revocare presto le sanzioni contro l'Eritrea, secondo quanto riferito da funzionari a conoscenza della questione. Boulos aveva già incontrato il ministro degli Esteri eritreo, Osman Saleh Mohammed, a settembre a margine dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York, hanno aggiunto funzionari.
Un portavoce del Dipartimento di Stato ha dichiarato che l'amministrazione Trump auspica di rafforzare i legami tra gli Stati Uniti e il popolo e il governo dell'Eritrea. Il portavoce non ha risposto a domande specifiche relative a un allentamento delle sanzioni statunitensi contro l'Eritrea e il Dipartimento non ha reso Boulos disponibile per un'intervista. Il ministero degli Esteri egiziano e l'ambasciata eritrea a Washington non hanno risposto a una richiesta di commento.
La decisione definitiva di ristabilire i rapporti tra Stati Uniti ed Eritrea ha subito diverse fasi di stallo negli ultimi mesi, in parte perché i vertici dell'amministrazione sono impegnati ad affrontare altre importanti crisi di politica estera, tra cui il conflitto di Gaza e la guerra con l'Iran.
Il leader eritreo governa il suo paese da quando ha ottenuto l'indipendenza dall'Etiopia nel 1993, e da allora ha consolidato il potere, creando una delle dittature più repressive al mondo. Commissioni del Congresso statunitense hanno definito l'Eritrea la «Corea del Nord d'Africa» per la repressione sistematica dei dissidenti politici e della libertà religiosa, nonché per la tortura dei prigionieri e la coscrizione forzata di gran parte dei giovani del paese al servizio militare. Freedom House, che valuta i diritti politici e le libertà civili a livello globale, classifica l'Eritrea e la Corea del Nord tra i paesi più autoritari al mondo.
L'Eritrea è ricca di risorse minerarie e la sua costa sul Mar Rosso confina con l'Arabia Saudita e lo Yemen. Il vicino Gibuti ospita la più alta concentrazione di basi militari straniere al mondo, tra cui quelle di Stati Uniti, Cina, Francia, Giappone e Italia, a sottolineare l'importanza strategica del Mar Rosso per le potenze straniere.
Le navi della Marina statunitense, compresi i gruppi d'attacco delle portaerei, utilizzano in genere il Mar Rosso per transitare tra l'Oceano Mediterraneo e l'Oceano Indiano, sebbene negli ultimi anni siano state oggetto di attacchi da parte degli Houthi.
L'amministrazione Trump ha lanciato una campagna aerea militare di due mesi contro gli Houthi nel 2025, dopo che il gruppo aveva preso di mira il traffico marittimo commerciale nel Mar Rosso con attacchi missilistici e con droni. Trump ha interrotto la campagna a maggio, dopo aver affermato che gli Houthi avevano accettato di cessare gli attacchi alle rotte di navigazione commerciali. Tuttavia, la minaccia degli Houthi di riaprire le ostilità ha alimentato nuove preoccupazioni sul traffico marittimo attraverso lo stretto di Bab al-Mandeb.
Un gruppo d'attacco di portaerei statunitense guidato dalla USS George H.W. Bush ha recentemente circumnavigato il Capo di Buona Speranza per unirsi alle operazioni statunitensi contro l'Iran, anziché seguire la rotta più breve che attraversa il Mar Rosso.
Alcuni funzionari statunitensi hanno concluso che lo status quo, caratterizzato da sanzioni e un impegno minimo con l'Eritrea, non funziona e che la prospettiva di revocare le sanzioni per avviare un dialogo potrebbe portare benefici a lungo termine agli Stati Uniti nella regione del Mar Rosso. Questi funzionari hanno affermato che la regione del Mar Rosso è troppo strategicamente importante perché gli Stati Uniti non tentino di riaprire i rapporti con l'Eritrea, nonostante la situazione dei diritti umani nel Paese.
Alcuni analisti hanno messo in discussione questa logica. «Normalmente, quando revochiamo le sanzioni, il Paese ha fatto qualcosa per meritarselo», ha affermato Cameron Hudson, ex funzionario dell'intelligence e del Dipartimento di Stato statunitense esperto della regione. «Si tratta esattamente dello stesso Stato militarizzato e autocratico che è stato dal 1993. Se li premiamo revocando le sanzioni, cosa otteniamo in cambio?».
Secondo quanto riferito da alcuni funzionari, un riavvicinamento tra Stati Uniti ed Eritrea potrebbe avere ripercussioni su conflitti e rivalità in altre zone del Corno d'Africa, martoriato dalla guerra. Funzionari statunitensi hanno espresso privatamente il timore che l'Etiopia si stia preparando a una guerra con l'Eritrea, poiché il suo governo afferma che la nazione senza sbocco sul mare vanta rivendicazioni storiche sulle coste eritree.