Asia tentennante, martedì 26 maggio, alle ore 7:40 italiane il Nikkei viaggia in leggero calo, Shanghai cede lo 0,6% mentre Hong Kong è sopra la parità. In netta controtendenza il Kospi sudcoreano (+2,7%) che tocca un nuovo massimo storico. Wti e Brent salgono dell’1% circa a 92 e 98,2 dollari il barile, mentre i futures sul Nasdaq sono tonici (+0,8%).
Il Nikkei 225 cede lo 0,1% martedì, arretrando dai massimi storici toccati nella sessione precedente, ma sempre oltre il livello di 65.000, mentre gli investitori continuano a monitorare gli sforzi diplomatici per porre fine al conflitto tra Stati Uniti e Iran.
Il presidente Donald Trump ha dichiarato che i negoziati stanno procedendo bene, pur avvertendo che nuovi attacchi potrebbero seguire in caso di fallimento dei colloqui, mentre un mediatore pakistano avrebbe riferito alla Cina che un accordo sarebbe vicino.
Una piena riapertura dello Stretto di Hormuz ridurrebbe la pressione sulle principali economie asiatiche dipendenti dalle importazioni di petrolio dal Medio Oriente. I titoli tecnologici e legati all’intelligenza artificiale hanno invece ritracciato dopo aver guidato il rally di lunedì, con ribassi per Kioxia Holdings (-3,5%), Fujikura (-4%) e Advantest (-4,9%).
In controtendenza SoftBank Group, balzata di un ulteriore 12% (+50% circa nelle ultime cinque sessioni) dopo le indiscrezioni secondo cui due società partecipate, OpenAI e SB Energy, sarebbero vicine alla quotazione negli Stati Uniti.
Gli Stati Uniti hanno condotto attacchi contro siti iraniani di lancio di missili e imbarcazioni accusate di posare mine, mentre i mediatori intensificano gli sforzi per raggiungere un accordo che estenda di altri 60 giorni la fragile tregua in corso.
«Le forze statunitensi hanno effettuato oggi attacchi difensivi nel sud dell’Iran per proteggere i nostri militari dalle minacce delle forze iraniane», ha dichiarato lunedì sera Tim Hawkins, portavoce del Central Command americano (Centcom), responsabile delle operazioni militari nella regione.
«Gli obiettivi includevano siti di lancio missilistici e imbarcazioni iraniane che tentavano di posizionare mine», ha aggiunto, sottolineando che il Centcom ha agito per «difendere le nostre forze mantenendo moderazione durante l’attuale cessate il fuoco». Gli ultimi raid arrivano mentre Stati Uniti e Iran sembrano entrare in una fase cruciale dei negoziati per andare oltre la tregua mediata a inizio aprile. I colloqui si sono intensificati nell’ultima settimana, dopo che Trump ha lasciato intendere la possibilità di rompere il cessate il fuoco e riprendere gli attacchi contro Teheran.
Il segretario di Stato americano Marco Rubio, parlando ai giornalisti nelle prime ore di martedì, ha confermato che i colloqui sono ancora in corso. Vedremo se riusciremo a fare progressi. Credo ci siano molti scambi su formulazioni specifiche del documento iniziale, quindi serviranno ancora alcuni giorni», ha dichiarato da Jaipur, in India.
«Il presidente vuole raggiungere un accordo. O sarà un buon accordo oppure non ci sarà alcun accordo», ha aggiunto Rubio. «Lo Stretto deve essere aperto e sarà aperto in un modo o nell’altro».
Il Brent è salito dell’1,1% a 98,2 dollari al barile all’apertura dei mercati asiatici di martedì, mentre il Wti ha guadagnato l’1% circa a 92 dollari. Mohammad Bagher Ghalibaf, presidente del Parlamento iraniano e capo negoziatore, insieme al ministro degli Esteri Abbas Araghchi, si è recato lunedì in Qatar nel tentativo di definire un’intesa che prolunghi il cessate il fuoco di 60 giorni e riapra lo Stretto di Hormuz.
Secondo i termini dell’accordo, l’Iran consentirebbe la riapertura graduale dello stretto e rimuoverebbe le mine presenti nella via marittima, attraverso cui normalmente transita circa un quinto del petrolio e del gas mondiale. Inoltre, per tutta la durata dei 60 giorni, non verrebbero applicate tasse alle navi in transito, secondo fonti vicine ai negoziati.
Nel fine settimana Trump aveva lasciato intendere che Washington e Teheran fossero vicine a un’intesa. Lunedì aveva scritto sulla piattaforma Truth che i colloqui stavano «procedendo molto bene». «Sarà un grande accordo per tutti oppure nessun accordo: in quel caso si tornerà al fronte e ai combattimenti, più grandi e più duri che mai. E nessuno vuole questo», ha aggiunto.
Teheran, tuttavia, ha frenato l’ottimismo, sottolineando che, sebbene i progressi siano concreti, un’intesa non sarebbe ancora imminente. «È corretto dire che siamo arrivati a una conclusione su gran parte delle questioni in discussione», ha affermato Esmaeil Baghaei, portavoce del ministero degli Esteri iraniano. «Ma dire che la firma di un accordo sia imminente è qualcosa che nessuno può sostenere». (riproduzione riservata)