Gli Stati Uniti mettono in discussione il rapporto transatlantico con la Nato, come mai prima d’ora. Il presidente americano Donald Trump, parlando con il The Telegraph, ha detto che sta seriamente valutando la possibilità di ritirare gli Stati Uniti dalla Nato, dopo che quest’ultima si è rifiutata di inviare navi da guerra per riaprire lo Stretto di Hormuz, nell’ambito della guerra contro l'Iran.
Il presidente a stelle e strisce ha definito l’Alleanza una «tigre di carta», affermando che l’eventuale uscita dell’America dal trattato di difesa è ormai «oltre ogni ripensamento». Sulla possibilità di riconsiderare l’appartenenza degli Stati Uniti all’alleanza dopo il conflitto ha detto: «Oh sì, direi che è oltre ogni ripensamento. Non sono mai stato convinto dalla Nato, ho sempre saputo che era una tigre di carta, e anche Putin lo sa, tra l’altro».
Le parole di Trump al Telegraph seguono quelle del segretario di Stato americano, Marco Rubio, che ha dichiarato che gli Usa dovranno «riesaminare» la loro relazione con l’alleanza militare una volta terminata la guerra contro l’Iran, condotta insieme a Israele.
«Credo che purtroppo non ci siano dubbi sul fatto che, una volta terminato questo conflitto, dovremo riesaminare questa relazione. Dovremo, di fatto, riesaminare l’interesse che presenta la Nato per il nostro Paese nel quadro di questa alleanza», ha dichiarato Rubio a Fox News aggiungendo che la decisione spetterà naturalmente al presidente americano Donald Trump.
Una doccia fredda per gli alleati europei. Le sue parole appaiono come una riflessione sistemica sul valore della coalizione, legando la sopravvivenza dell'architettura Nati alla percezione americana del contributo (o della neutralità) dei singoli partner durante i 33 giorni di guerra. Ma vengono lette anche come una frecciatina rivolta all’Italia, dopo la decisione di negare l’uso della base di Sigonella nell’ambito del conflitto. (riproduzione riservata)