Usa sanzionano aziende cinesi e petroliere con legami con il Venezuela: crolla la produzione di greggio nella Fascia dell’Orinoco
Usa sanzionano aziende cinesi e petroliere con legami con il Venezuela: crolla la produzione di greggio nella Fascia dell’Orinoco
L’amministrazione Trump intensifica la campagna di pressione contro le esportazioni di petrolio del Venezuela. Quattro le società e quattro le navi sanzionate

di Francesca Gerosa 01/01/2026 07:40

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L’amministrazione Trump intensifica la campagna di pressione contro le esportazioni di petrolio del Venezuela, sanzionando società con sede a Hong Kong e nella Cina continentale, insieme a petroliere a loro collegate, accusate di aver eluso le restrizioni.

Le società e le navi sanzionate dagli Usa

Mercoledì 31 dicembre l’Office of Foreign Assets Control del Dipartimento del Tesoro ha aggiunto quattro società con legami con l’industria petrolifera venezuelana: Corniola, con sede nello Zhejiang, e le società con sede a Hong Kong Aries Global Investment, Krape Myrtle e Winky International alla Sdn list (Specially designated nationals and blocked persons list: è un elenco che include individui, aziende e gruppi sanzionati con cui è vietato fare affari). Inoltre, ha sanzionato quattro navi collegate a queste società: Della, Nord Star, Rosalind e Valiant.

Gli Stati Uniti hanno già un elenco di navi e società sanzionate per i loro collegamenti con il commercio di greggio venezuelano. Tuttavia, colpire aziende cinesi che operano nel Paese è raro e potrebbe essere un segnale a Pechino affinché resti distante dallo scontro tra l’amministrazione Trump e il regime del presidente venezuelano, Nicolás Maduro. La Cina rappresenta il 95% delle entrate generate dal petrolio del Venezuela.

«Queste navi, alcune delle quali fanno parte della flotta ombra al servizio del Venezuela, continuano a fornire risorse finanziarie che alimentano il regime narco-terroristico illegittimo di Maduro», ha dichiarato il Dipartimento del Tesoro Usa in un comunicato. «Il regime di Maduro dipende sempre più da una flotta ombra di navi a livello mondiale che generano entrate per le sue operazioni destabilizzanti».

Delle navi identificate solo una è stata recentemente in prossimità del Venezuela: la Rosalind, spesso coinvolta in viaggi a corto raggio (cabotaggio). Ma è possibile che le altre abbiano viaggiato senza trasmettere i dati del transponder.

Pressione in aumento

Le sanzioni rappresentano l’ultima mossa della campagna di pressione del presidente statunitense, Donald Trump, contro Maduro per presunte operazioni di traffico di droga. Il 30 dicembre il Dipartimento del Tesoro ha imposto sanzioni a 10 aziende con sede in Iran e in Venezuela per il loro presunto coinvolgimento nel traffico di armi.

Nelle ultime settimane le forze statunitensi hanno intercettato due navi cargo. Una terza si è allontanata dal Venezuela dopo essere stata inseguita dalle forze americane. Inoltre, hanno lanciato attacchi contro presunte imbarcazioni dedite al traffico di droga al largo della costa del Venezuela, uccidendo alcune persone, e hanno implementato il blocco delle petroliere sanzionate per interrompere le esportazioni energetiche del Paese.

La risposta della Cina

La Cina ha criticato il blocco dei porti venezuelani imposto dagli Stati Uniti definendolo «bullismo unilaterale» e ha affermato che i sequestri delle navi costituiscono una violazione del diritto internazionale. I raffinatori privati cinesi, noti come teapots, che rappresentano fino a un quinto della capacità totale di raffinazione del Paese, sono stati per anni acquirenti del greggio venezuelano, nonostante le sanzioni statunitensi.

Pechino ha ufficialmente smesso di importare greggio venezuelano per un periodo dopo le sanzioni statunitensi del 2019, riprendendo solo a febbraio del 2024. Tuttavia, attraverso canali non ufficiali, il principale importatore mondiale di petrolio non ha mai interrotto i suoi acquisti, con il petrolio venezuelano spesso mascherato come miscela di bitume, ha riportato Bloomberg.

Trump il 29 dicembre ha confermato che gli Stati Uniti hanno anche colpito una struttura all’interno del Venezuela, prendendo di mira banchine di carico utilizzate da presunte imbarcazioni del narcotraffico, in quella che segna una grande escalation della campagna militare. Il presidente ha a lungo minacciato di espandere gli attacchi via terra per colpire alcune strutture sospette.

La produzione di petrolio nella Fascia dell’Orinoco crolla del 25%

Mentre le forze statunitensi limitano le esportazioni e la minaccia di attacchi terrestri esercita ulteriore pressione sul regime di Maduro, la produzione venezuelana proveniente dalla sua fonte più ricca di giacimenti petroliferi sta calando rapidamente.

Secondo quanto riportato da Bloomberg, che ha citato secondo i dati della compagnia petrolifera statale Petróleos de Venezuela (Pdvsa), la produzione di petrolio nella Fascia dell’Orinoco è scesa a 498.131 barili al giorno il 29 dicembre, registrando un calo del 25% rispetto a due settimane prima. 

L’azienda ha iniziato a chiudere i pozzi in alcuni giacimenti perché sta esaurendo lo spazio di stoccaggio e non riesce a esportare abbastanza rapidamente. La Fascia dell’Orinoco, che produce greggio extra-pesante e pesante, ha tradizionalmente rappresentato quasi due terzi della produzione totale del Paese. (riproduzione riservata)