Gli hedge fund voltano le spalle all’intelligenza artificiale. Per la prima volta dall’inizio del 2023, l’esposizione complessiva dei fondi speculativi al comparto AI è underweight (sottopesare). Non si tratta soltanto di una correzione tattica dopo i recenti ribassi tecnologici, ma di un cambiamento significativo nella gestione del rischio: i gestori stanno ridimensionando i portafogli e riducendo il capitale impegnato, mentre cresce il dubbio sulla capacità degli investimenti miliardari nell'infrastruttura dell'intelligenza artificiale di trasformarsi rapidamente in ricavi e profitti.
A fotografare il cambio di orientamento sono i dati della divisione Prime Brokerage di Morgan Stanley, che evidenziano una fase di riduzione dell’esposizione senza precedenti negli ultimi quindici anni per durata e intensità.
I flussi lordi cumulati degli hedge fund sono diminuiti dell’8% rispetto al picco raggiunto a giugno. Un elemento particolarmente rilevante è l'incapacità dei gestori di ricostruire le posizioni durante gli intervalli tra le correzioni estive e quelle registrate fino a ottobre.
Il fenomeno indica una riduzione strutturale della dimensione dei portafogli, non semplicemente una rotazione temporanea tra titoli. La distinzione è importante: quando diminuisce l’esposizione lorda, i fondi stanno riducendo contemporaneamente il peso delle scommesse rialziste e di quelle ribassiste, anziché limitarsi a cambiare direzione alle proprie strategie.
Dietro il riposizionamento c’è soprattutto il deterioramento della fiducia nelle prospettive di monetizzazione dell’AI. Il mercato comincia a interrogarsi sulla distanza tra le risorse finanziarie destinate alla costruzione di data center e i ritorni economici effettivamente generati.
Le ultime trimestrali di Alphabet e Amazon hanno contribuito ad alimentare queste preoccupazioni, innescando nuove vendite sui titoli tecnologici. Gli investitori chiedono maggiore visibilità sui tempi di recupero degli investimenti e sulla capacità della domanda di sostenere la crescita della spesa.
Il punto non è necessariamente una perdita di fiducia nel potenziale di lungo periodo dell’intelligenza artificiale, quanto una revisione delle valutazioni e delle aspettative sui tempi con cui quel potenziale potrà tradursi in risultati finanziari.
Anche i dati di Goldman Sachs Prime Brokerage confermano un mercato prudente. Tra il 23 e il 29 ottobre gli hedge fund sono tornati compratori netti di azioni statunitensi, interrompendo una sequenza di quattro settimane. Ma dietro il dato positivo si nasconde una dinamica meno incoraggiante: gli acquisti sono stati determinati soprattutto dalla chiusura di posizioni ribassiste, non dall'apertura di nuove scommesse rialziste.
Il 73% degli acquisti complessivi ha riguardato indici e prodotti Etf. Inoltre, le posizioni short sugli Etf quotati negli Stati Uniti sono diminuite del 4,8%, registrando la maggiore ondata di ricoperture degli ultimi sei mesi.
La tecnologia è stato il settore con i maggiori afflussi netti, ma il recupero è rimasto parziale: gli acquisti hanno compensato appena il 40% delle vendite accumulate nelle tre settimane precedenti. Ancora più significativo il comportamento sui titoli delle Magnifiche Sette, che sono risultati venduti netti in quattro delle cinque sedute osservate.
La riduzione del rischio emerge anche dagli indicatori di leva finanziaria. Secondo Morgan Stanley, la leva netta long/short degli hedge fund statunitensi è risalita di cinque punti percentuali, raggiungendo il 51%, grazie soprattutto alla chiusura delle posizioni ribassiste. La leva lorda, tuttavia, è scesa al 207%: un segnale che conferma la volontà dei gestori di ridurre la dimensione complessiva dei portafogli.
Anche le rilevazioni di Goldman Sachs restituiscono un quadro di estrema cautela.
Il ridimensionamento delle posizioni rialziste non significa necessariamente che il mercato sia destinato a proseguire la discesa. Un’esposizione netta così compressa lascia infatti spazio a ulteriori operazioni di ricopertura delle posizioni short, che potrebbero alimentare un recupero delle quotazioni anche in assenza di un ritorno immediato degli acquisti direzionali.
È questa la possibile valvola di sfogo individuata dai desk di prime brokerage: con una quota ridotta di capitale esposta al rialzo, un miglioramento del sentiment potrebbe innescare un rimbalzo tecnico attraverso la chiusura delle scommesse ribassiste.
Resta però una differenza sostanziale tra un recupero alimentato dalle ricoperture e una vera inversione di tendenza. Perché quest’ultima si consolidi serviranno nuovi afflussi, una maggiore convinzione degli investitori e soprattutto prove concrete che gli enormi investimenti nell’intelligenza artificiale siano in grado di produrre ritorni adeguati. Per Wall Street, insomma, la fase in cui bastava annunciare nuovi investimenti in AI per convincere il mercato sembra ormai alle spalle. (riproduzione riservata)