Un’integrazione più profonda tra Alleanza Assicurazioni, controllata al 100% da Generali, e Banca Generali, partecipata oggi al 50,2% da Trieste, consentirebbe di sbloccare notevoli vantaggi in termini di distribuzione, ricavi e valutazione, posizionando al contempo il gruppo Generali come una delle piattaforme di assicurazione patrimoniale più potenti d’Europa, facendo crescere del 12% la capitalizzazione di mercato del gruppo assicurativo guidato dal ceo Philippe Donnet, e generando 6 miliardi di valore.
A calcolarlo sono gli analisti di Mediobanca Research che alla luce del «favorevole swap ratio tra le azioni Generali e quelle di Banca Generali» arrivano ad ipotizzare che la compagnia assicurativa triestina possa avvantaggiarsi «dell’attuale finestra favorevole per un potenziale riacquisto delle minoranze in Banca Generali», salendo quindi rispetto alla quota attuale del 50,2%.
L'idea che i gestori patrimoniali europei necessitino di almeno 2.000 miliardi di euro di asset in gestione per operare in modo redditizio ha guadagnato terreno negli ultimi anni, osservano gli analisti, ma «sebbene le dimensioni contino, il vantaggio competitivo dipende meno dal valore assoluto degli asset in gestione e più dall’allineamento tra capacità di investimento, solidità distributiva ed efficienza del capitale», aggiungono gli esperti di Mediobanca, che per galassia Generali vedono opportunità soprattutto «dall’ottimizzazione strutturale e sull’integrazione delle piattaforme».
Alleanza Assicurazioni e Banca Generali rappresentano due realtà complementari, ma solo parzialmente integrate nel panorama italiano della raccolta patrimoniale, sottolineano gli analisti aggiungendo che la partecipazione del 50,2% di Generali nella banca, «retaggio dei vincoli di capitale successivi alla crisi del debito sovrano dell’Ue, crea una struttura di minoranza che appare sempre meno ottimale alla luce dell'attuale bilancio più solido». Generali, insomma, potrebbe salire nel capitale di Banca Generali anche se «non stiamo suggerendo che tale operazione sia imminente», precisano da Mediobanca.
Ad aprile dello scorso anno, vale la pena ricordarlo, era stata Mediobanca a lanciare un’offerta pubblica di scambio su Banca Generali nell'aprile 2025, per un valore di circa 6,3 miliardi di euro, bocciata poi dagli azionisti di Piazzetta Cuccia ad agosto, in particolare per il voto contrario di Francesco Gaetano Caltagirone (10%) con l’astensione di Delfin (20%) e casse previdenziali (5%).
Nel frattempo Alleanza e Banca Generali hanno avviato una collaborazione con l’avvio di un accordo di insurbanking che prevede la distribuzione dei prodotti bancari nelle reti agenziali. «Le due reti sono altamente complementari. La piattaforma di Banca Generali, composta da 2.366 consulenti, è concentrata su clienti con patrimoni elevati e clienti del private banking, mentre i 2.900 Private Advisor di Alleanza servono i segmenti con patrimoni più bassi e quelli emergenti», sottolineano gli analisti.
Insieme, la piattaforma conterebbe oltre 5.300 consulenti finanziari e più di 7.000 specialisti assicurativi, creando oggi la seconda rete di raccolta patrimoniale più grande d'Italia e potenzialmente la più grande entro il 2030.
Questa architettura distributiva integrata abbraccerebbe il private banking, la consulenza per clienti facoltosi e la protezione del mercato di massa, formando un ecosistema unico, ampio e scalabile.
Per liberare questo valore e far crescere Generali in Banca Generali gli analisti di Mediobanca ipotizzano due scenari: Banca Generali potrebbe effettuare una ricapitalizzazione per acquisire Alleanza oppure si potrebbe procedere con la creazione di una holding. In questo scenario «l’attuale struttura proprietaria – in cui Generali controlla il 50,2% di Banca Generali – appare sempre meno ottimale», osservano gli analisti perché «la quota di minoranza del 49,8% di fatto dirotta una parte significativa del valore creato all'interno del gruppo verso azionisti esterni» e da una prospettiva di allocazione del capitale, «catturare una quota maggiore del valore generato da questo ecosistema potrebbe rappresentare una leva significativa per la creazione di valore per gli azionisti Generali nel lungo termine».
«Il rapporto di conversione è sufficientemente interessante da considerare le azioni Generali come valuta, ma anche la maggiore leva finanziaria consente l’utilizzo (parziale o totale) di liquidità», aggiungono da Mediobanca che, proprio immaginando possibili evoluzioni nel gruppo Generali, hanno alzato il rating su Banca Generali ad outperform (da neutral), con un prezzo obiettivo a 60 euro, (dai circa 51 euro di lunedì 16) confermando l’outperform su Generali, ipotizzando una crescita del titolo dagli attuali 34,5 fino a 39 euro. (riproduzione riservata)