Neanche 24 ore dopo la bocciatura del referendum costituzionale, il governo Meloni perde due membri, entrambi del ministero della Giustizia. «Ho consegnato le mie irrevocabili dimissioni da sottosegretario alla Giustizia», ha scritto in una nota il sottosegretario alla Giustizia, Andrea Delmastro Delle Vedove. Precisando di «non aver fatto niente di scorretto» ma ammettendo di «aver commesso una leggerezza a cui ho rimediato non appena ne ho avuto contezza, e di cui mi assumo la responsabilità, nell'interesse della Nazione, ancor prima che per l'affetto e il rispetto che nutro verso il governo e verso il Presidente del Consiglio». La decisione è connessa alla partecipazione che aveva avuto Delmastro nella società per la gestione di un ristorante intestato alla figlia 18enne di Mauro Caroccia, condannato a quattro anni di reclusione per intestazione fittizia di beni per conto del clan Senese, in carcere da febbraio a Viterbo. L’ormai ex sottosegretario ha poi ceduto le quote del ristorante ma senza dare alcuna comunicazione al ministero della Giustizia o al Parlamento. Tanto che la Commissione Antimafia ha già annunciato un approfondimento in materia.
Anche il capo di gabinetto del ministero della Giustizia, Giusi Bartolozzi, ha rassegnato le dimissioni al Guardasigilli, Carlo Nordio. La magistrata è recentemente finita sotto i riflettori – oltre che per i legami con Delmastro (una foto li ritrae insieme nel suddetto ristorante) – prima per l’indagine sul Caso Almasri, in cui si è ipotizzato nei suoi confronti il reato di false informazioni ai pubblici ministeri in relazione alla liberazione del libico Njeem Osama Elmasry Habish. E, poi, nel contesto del dibattito sul referendum ha definito la magistratura un «plotone di esecuzione», parole che ha successivamente difeso spiegando si riferissero agli «effetti drammatici» delle indagini sugli indagati.
In una sorta di redde rationem si parla di un’altra casella in bilico, con però ancor maggiori conseguenze sugli equilibri di governo, quella della ministra del Turismo, Daniela Santanché, rinviata a giudizio nel caso Visibilia.(riproduzione riservata)
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