Gli italiani vanno in cerca di rendimenti più alti per contrastare l’inflazione. Disposti così anche ad aumentare il rischio dei propri investimenti pur di stare al passo con l’incremento dei prezzi di beni e servizi. Mentre la casa, e più in generale il settore immobiliare, si sono fatti sempre meno attraenti ai loro occhi. Niente a che vedere con una ventina di anni fa, quando il mattone era l’approdo preferito dei loro risparmi.
Sono due dei fenomeni più significativi che emergono dall’indagine Ipsos Doxa presentata dall’Acri di Giovanni Azzone in occasione della 102ª Giornata Mondiale del risparmio, che si è tenuta a Roma il 30 ottobre alla presenza del presidente dell’Abi Antonio Patuelli, del governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta e del ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti.
Un’analisi, quella di Ipsos, che ormai da 26 anni fotografa il rapporto degli italiani con il risparmio e le novità di quest’anno sono la cartina tornasole di un Paese costretto a fare i conti con l’aumento dei prezzi, con l’inflazione arrivata ad ottobre al 4,5%, il massimo da tre anni, e con l’inverno demografico, caratterizzato da calo record della natalità e dal crescente invecchiamento della popolazione: le risorse accantonate per il 75% degli italiani serviranno quindi a integrare il welfare pubblico soprattutto in termini di sanità e cure mediche (45%), ma anche per l’assistenza agli anziani e per gestire la non autosufficienza (45%) e, in misura minore, per la previdenza (25%).
Lo scenario appare dunque molto diverso rispetto a qualche anno fa, quando il risparmio veniva messo da parte soprattutto con l’intenzione di concedersi un viaggio, comprare un elettrodomestico o l’automobile oppure per finanziare un progetto di cambiamento professionale. Mentre ora si sta consolidando la percezione del risparmio come strumento di protezione piuttosto che di progettazione del futuro.
La buona notizia è che l’indagine descrive un Paese che, pur continuando a vivere in una condizione di incertezza, ha recuperato fiducia nel futuro, sebbene in modo parziale e non consolidato. Si sono attenuate le difficoltà percepite a livello personale, anche se persistono l’incertezza e lo scontento alimentati dalla debolezza dello scenario economico (come dimostra il prodotto interno lordo risultato invariato nel terzo trimestre). Ma soprattutto è rimasta stabile rispetto allo scorso anno la quota di italiani in grado di risparmiare senza dover fare troppe rinunce, pari al 45%, poco meno di uno su due. A crescere maggiormente, a sorpresa, è però la quota di quanti privilegiano il presente e scelgono di godersi la vita senza preoccuparsi troppo del futuro; insomma più cicale e meno formiche. Guardando invece al tipo di risparmio preferito dagli italiani la parola d’ordine continua ad essere «prudenza», con il 63% che sceglie di mantenerlo liquido, mentre il 26% ne investe una piccola parte e solo l’8% afferma di averne investito la maggior parte. È la conferma che gli italiani, come rilevato anche da Banca d’Italia, continuano a tenere parcheggiati nei conti correnti e nei depositi oltre 1.600 miliardi di euro.
Ma a sorprendere, come detto, è l’atteggiamento di chi ha deciso di investire e di chi dichiara di avere intenzione di farlo: rispetto a qualche anno fa il risparmiatore è molto più propenso ad assumere rischi pur di ottenere rendimenti più alti in grado di contrastare il carovita. L’obiettivo, in altri termini, è evitare che il denaro perda valore in un contesto di aumento dell’inflazione. Un traguardo considerato una priorità per il 20% degli intervistati e la quota sale addirittura al 34% se si considera esclusivamente il campione dei giovani della Generazione Z, ovvero i nati tra il 1997 e il 2012. In questo nuovo scenario il rendimento acquisisce quindi centralità, anche a scapito del fattore rischio. Alla domanda di Ipsos su quali siano i criteri di scelta per l’investimento dei propri risparmi emerge infatti che solo il 29% degli intervistati è attento alla rischiosità. Un dato che lo scorso anno era più alto di dieci punti percentuali, al 39%, ha sottolineato il presidente di Ipsos Nando Pagnoncelli. E c’è anche un altro numero della ricerca che conferma il fatto che gli italiani sono pronti a usare il risparmio per contrastare l’aumento dei prezzi, anche mettendone in pericolo una parte: il 31% degli intervistati dice infatti di tenere in conto esclusivamente il rendimento dell’investimento per scegliere come utilizzare i propri risparmi, senza preoccuparsi del rischio.
Tale dato lo scorso anno era decisamente più contenuto, fermo al 20%, e nel 2019-2020 era pari addirittura al 12%. Insomma, chi investe ora è pronto a rischiare di più, puntando per esempio sulle azioni, pur di guadagnare più dell’inflazione.
Mentre cala ancora, in un trend in diminuzione da anni, la passione per gli immobili. Nell’attuale contesto economico solo il 27% degli intervistati considera il mattone l’investimento giusto da fare. Un nuovo crollo rispetto al dato del 34% dello scorso anno che conferma la disaffezione che da diversi anni gli italiani mostrano nei confronti della casa e degli immobili più in generale. Basti considerare che una ventina di anni fa l’immobiliare era considerato la miglior scelta d'investimento per il 70% degli intervistati.
Le cose sono evidentemente cambiate mentre, nei mesi in cui l’Europa sta lavorando alacremente al nuovo euro digitale, continua a diminuire la soddisfazione degli italiani verso la moneta unica. Il dato non è ancora tornato ai minimi storici del 2013-2014 ma non è così distante da quel valore. Solo il 31% degli intervistati si dice soddisfatto e prevalgono gli italiani che guardano all’euro come a uno svantaggio, con una percentuale pari al 48%, il dato più elevato di tutta la serie storica dell’indagine. In controtendenza ci sono i giovani della Generazione Z, pronti a sostenere la fiducia nella moneta unica, del resto l’unica che loro conoscono. A fronte di un 15% che non sa esprimere un giudizio il 47% si dichiara invece soddisfatto. Un soffio di ottimismo guardando al futuro del Paese e dell’Unione Europea? (riproduzione riservata)