Tra le tante borse che negli ultimi mesi hanno aggiornato i loro massimi storici c’è anche quella giapponese. Il Nikkei 225, principale indice di Tokyo, nell’ultimo anno avrebbe restituito il 32% a un investitore in yen, mentre quello europeo avrebbe portato a casa (considerando il reinvestimento dei dividendi) quasi il 19%, a causa della debolezza della valuta nipponica.
Adesso la data da segnare in rosso sul calendario è quella di domenica 8 febbraio, quando si terranno le elezioni anticipate annunciate dalla prima premier donna del Paese, Sanae Takaichi. Elezioni motivate dalla volontà di ricevere un mandato popolare forte per sue politiche, compresa l’accelerazione del riarmo, visto anche il grado di consenso di cui gode, superiore al 70%.
«Stiamo entrando in una fase in cui le azioni giapponesi sono sempre più protette dall'impatto imprevedibile della politica statunitense», commenta Emily Badger, portfolio manager del team Japan CoreAlpha di Man Group. «Grazie a quella che riteniamo essere una leadership stabile e favorevole alla crescita e grazie al rinnovamento della governance aziendale, un imperativo di sopravvivenza per le aziende, il Giappone per noi non è più solo una copertura tattica, ma una forte scommessa nazionale», sottolinea la money manager.
Anche il tema dello yen debole potrebbe essere smorzato dalle mosse della Bank of Japan,che a dicembre ha aumentato i tassi allo 0,75%, il livello più alto dal 1995. Per questo Badger guarda con interesse «alle banche, che beneficiano direttamente dell’aumento dei tassi», ma anche delle società di gestione del risparmio, «al centro della rivoluzione della corporate governance e beneficiarie dell’aumento dell’attività sul mercato dei capitali».
La tabella in basso proposta da Fida raccoglie i primi dieci fondi sul mercato azionario giapponese per rendimento da inizio 2026. La loro performance media è del 9,1%, che passa al 30,8% a un anno e sfiora l’82% su una prospettiva triennale, con costi annui medi (piuttosto elevati) dell’1,46%.
Con il fondo Templeton Japan Franklin Templeton occupa la prima posizione nella classifica Fida: +11% di rendimento nelle prime settimane dell’anno, con costi dell’1%. Il rapporto rischio-rendimento, spiega il portfolio manager Chen Hsung Khoo, «è favorevole per gli investitori globali».
I rendimenti del mercato azionario giapponese «saranno probabilmente sostenuti da una crescita degli utili per azione intorno al 7-9%», aggiunte il money manager, che vede anche «un potenziale di rialzo derivante da un’ulteriore rivalutazione dei multipli prezzo-utili, poiché i cambiamenti strutturali in atto supportano un miglioramento duraturo delle prospettive». Allo stesso tempo, sottolinea, «le azioni giapponesi sono state trascurate per tre decenni e rimangono sottopesate dagli investitori globali». A livello di settori, conclude il gestore, «il maggiore focus sugli interessi degli azionisti sta creando valore soprattutto nelle società industriali: il Giappone conta molte aziende industriali di livello mondiale che guadagnano al di sotto del loro potenziale a causa della storica scarsa attenzione verso gli azionisti».
Dal canto suo Fidelity, con il comparto Japan Value, scommette proprio sui titoli potenzialmente sottovalutati: da inizio anno il fondo rende l’8,9%, con costi dello 0,8% (i più bassi della rosa). Per il gestore, Min Zeng, oggi più che mai è importante guardare ai titoli legati all’economia domestica del Sol Levante. «I settori più attraenti sono quelli legati ai driver domestici: i finanziari, in particolare le banche, beneficiano dell’aumento dei tassi, grazie a margini di interesse più elevati, spread più ampi e Return-on-Equity (Roe, ndr) in crescita».
Anche costruzioni e industria tradizione, aggiunge il money manager, «sono sostenuti da investimenti domestici importanti, spesa infrastrutturale e da un controllo dei costi in generale più efficiente».
Attenzione anche alla remunerazione degli azionisti, un potenziale valore aggiunto per gli investitori non necessariamente di lungo periodo. «Molte società trattano ancora con multipli inferiori rispetto agli Stati Uniti», ricorda Zeng. Inoltre, «le riforme della Tokyo Stock Exchange stanno spingendo verso una maggiore remunerazione degli azionisti, con riacquisti di azioni proprie e dividendi in aumento, rendendo il mercato particolarmente interessante per investitori orientati al medio periodo.
Fideuram Asset Management Ireland (Fami), società del gruppo Intesa Sanpaolo, si approccia all’asset class con il comparto Fonditalia Equity Japan (+8,1% da inizio 2026, costi dell’1,25%). Fredercik Michelon, senior equity fund manager, vede valore oggi soprattutto in quattro tipologie di titoli. In primo luogo le banche, «destinate a beneficiare significativamente degli aumenti graduali dei tassi».
In seconda istanza, «le catene di approvvigionamento di tecnologia e intelligenza artificiale: il Giappone è infatti un leader chiave nei componenti elettronici specializzati e nelle apparecchiature per semiconduttori», ricorda il money manager. C’è poi tutta la catena dell’automazione orientata all’export, «che beneficia anche della ripresa di investimenti di capitale per i semiconduttori». E per finire, i beneficiare delle politiche dell’attuale primo ministro, Sanae Takaichi: «Le aziende legate ad appalti nel settore della difesa beneficeranno di un aumento sostenuto della spesa militare, mentre le aziende dell'energia nucleare da un focus sulla sicurezza energetica e le aziende di costruzione delle infrastrutture da stimoli fiscali», conclude Michelon.
Se dal punto di vista azionario i gestori sono tendenzialmente ottimisti sul Giappone, i dubbi sono più marcati sull’obbligazionario, che ha vissuto di recente un’importante ondata di vendite. «L’ondata di ribassi che ha investito i titoli di Stato giapponesi è stata marcata, spingendo gli operatori a chiedersi se ci sarà un intervento da parte delle autorità», commenta il team Global Fixed Income, Currency and Commodities di JP Morgan Am.
«I rendimenti a lungo termine sono saliti ai massimi pluriennali, con il rendimento a 40 anni al 4,2%, il livello più alto dal 2007, e il decennale intorno al 2,3%, il più elevato dal 1999». E questo perché la premier Takaichi, spiegano gli esperti, «è nota per sostenere una politica fiscale espansiva e sta portando avanti una campagna per un taglio dell’imposta sui beni alimentari e la fine dell’austerità fiscale». Per i money manager però questa ondata di vendite «offre opportunità interessanti, alle valutazioni attuali: manteniamo una posizione sottopesata sui titoli di Stato giapponesi, in particolare sulla parte centrale della curva». (riproduzione riservata)