I prezzi dell’energia corrono più di quanto le misure salva-bollette del governo avessero previsto. Il decreto da 5 miliardi di euro con i bonus alle famiglie e gli aiuti alle imprese, che martedì 31 marzo ha ottenuto il voto di fiducia alla Camera, già non basta più. Persino i clienti vulnerabili, i più protetti dai rincari, dovranno affrontare un aumento di oltre l’8% del costo dell’energia dal secondo trimestre 2026. Per capire come mai le misure non strutturali stano già evaporando basta leggere i numeri: quando il decreto è stato approvato dal Consiglio dei ministri era il 18 febbraio e il gas al Ttf quotava 29 euro a megavattora. Un mese e mezzo dopo, il prezzo supera i 50 euro a megavattora, sebbene in calo dal picco di 61 euro toccato il 19 marzo, a un mese esatto dal dl.
I rincari si rispecchiano nell’andamento dell’inflazione che, come sottolinea un report appena pubblicato da Ing, «accelera all’1,7% dall’1,5% di febbraio poiché la spinta dei prezzi dell’energia supera il rallentamento dei settori del tempo libero e del turismo».
L’impulso dei carburanti è già presente, con i timori per il dopo-sconti sulle accise in scadenza il 7 aprile, l’elettricità accelererà presto, spiegano gli analisti. «Con l’impatto della guerra in Medio Oriente che ha colpito per primi i prezzi internazionali del petrolio e del gas, lo shock è stato evidente nella componente dei trasporti, dove sono inseriti i prezzi della benzina e del gasolio, con un peso combinato di oltre il 4% nel paniere inflazionistico totale. I prezzi del gas sono aumentati del 5,9% nel mese e se quelli dell’elettricità hanno registrato un modesto aumento dello 0,5% nel mese, si tratta di un ritardo normale dovuto al meccanismo di formazione dei prezzi, ma che presto accelererà».
L’allerta è aggravata dal monito dell’Ue ai Paesi membri: in una lettera inviata al ministro dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin e ai suoi omologhi Ue, riuniti in un vertice straordinario, il commissario Dan Jorgensen sollecita a prepararsi per tempo a stop delle forniture di energia e riduzione dei consumi. Bruxelles suggerisce di utilizzare carburanti alternativi, come quelli bio, e rinviare gli interventi di manutenzione alle raffinerie perché producano a regime. Annunciate misure per aiutare le famiglie più fragili, ma senza spremere gli operatori. «Non pensiamo a tasse sugli extra-profitti come nel 2022», assicura Jorgensen.
Sugli impatti in bolletta nel pieno delle nuove tensioni sui mercati energetici arrivano anche le rilevazioni di Segugio.it che segnala una tendenza unica in Italia rispetto agli altri Paesi europei: il numero di tariffe a prezzo fisso scende del 24%, mentre i prezzi medi aumentano del 27% per l’energia elettrica e del 46% per il gas. La riduzione delle tariffe fisse viene considerata un segnale rilevante, perché riflette il timore dei fornitori a impegnarsi ora nel garantire energia e gas a un prezzo bloccato nel tempo.
«Le tariffe a prezzo fisso sono un indicatore chiave del mercato libero e permettono alle famiglie di proteggersi dai rialzi improvvisi», commenta Paolo Benazzi, managing director Utilities di Segugio.it. «Se guardiamo il prezzo fisso della luce, il confronto europeo conferma un mix di produzione energetica italiana molto più esposto sul gas rispetto a Paesi come Francia, Spagna e Germania. Il netto aumento del gas domestico dipende dal fatto che i fornitori devono garantire oggi la materia che verrà consumata dai loro clienti nel prossimo inverno: in una fase di forte incertezza ciò rende più difficile e rischioso assicurare prezzi bloccati per 12 mesi». Sui prezzi finali, però, il dl bollette ha inserito una novità: l’Arera potrà chiedere ai fornitori di dichiarare quali margini applicano alle tariffe dei clienti, così da far emergere il reale guadagno sulle diverse offerte.
Il caro-energia ha spinto anche l’Osservatorio “Riqualificazione Energetica - Caro Bollette” di Humans&Data, a stimare un risparmio fino a 140 euro in bolletta per famiglia, pari a una mitigazione del 31–37% degli aumenti medi registrati nel periodo precedente alla crisi iraniana, se fosse già stata applicata la direttiva Casa Green per il salto di classe energetica. L’Osservatorio cita i dati aggiornati di Arera sulla spesa energetica della famiglia tipo, che ha superato i 2mila euro annui, e mette in fila i rincari innescati dalla nuova fase di tensione geopolitica in Medio Oriente: il prezzo dell’elettricità (Pun) è passato da circa 114 €/Mwh a valori compresi tra 139 e 157 €/Mwh, mentre il gas è salito da circa 35 €/Mwh a 55–63 €/Mwh. «Se questi livelli dovessero mantenersi, l’impatto complessivo potrebbe raggiungere 705–838 euro annui per famiglia, per un valore aggregato tra imprese e famiglie tra circa 18,5 e 22 miliardi di euro a livello nazionale; una stima coerente con Nomisma Energia, che indica un aggravio medio di 350 euro l’anno per nucleo familiare dovuto alla crisi iraniana», stima Humans&Data.
Altro elemento d’allarme è l’aumento dei carburanti. Lo sconto sulle accise, in vigore fino al 7 aprile, è stato meno efficace del previsto a causa de forti rialzi del petrolio. Il rientro dalle vacanze pasquali rischia di riservare sorprese amare.
In base agli ultimi dati dell’Osservatorio sui prezzi dei carburanti, la media in modalità self service sulla rete stradale è di 1,751 euro al litro per la benzina e di 2,067 per il gasolio. Ma dall’8 aprile? Secondo le stime che sterilizzano l’effetto degli sconti, il gasolio potrebbe superare i 2,3 euro al litro e la benzina tornare a 2 euro. Per questo, circola l’ipotesi di una proroga della misura che estenda il taglio di 25 centesimi delle accise. Il provvedimento potrebbe approdare in Consigli dei ministri subito dopo Pasqua, martedì 7 aprile, ultimo giorno di vigenza del provvedimento attuale. Valutazioni sono in corso sulla durata della proroga, rispetto ai 20 giorni del primo decreto dal momento che non è possibile capire quanto ancora durerà il conflitto. (riproduzione riservata)