La Germania sembrava indirizzata a una ripresa solida, grazie all’aiuto del piano per difesa e infrastrutture che avrebbe dovuto spingere la crescita in tutta l’Eurozona. Ma ieri c’è stata la doccia fredda: la produzione industriale è scesa dello 0,3% a febbraio, un dato peggiore rispetto al +0,7% atteso dagli analisti. Il segnale è negativo anche perché riguarda l’ultimo mese prima del conflitto Usa-Iran che avrà impatto al rialzo sull’inflazione e al ribasso sulla crescita.
«I dati di febbraio mostrano che, anche senza la guerra in Medio Oriente, l’economia tedesca era destinata a registrare un altro trimestre di contrazione», ha rilevato Carsten Brzeski, capo economista di Ing. «La guerra in Medio Oriente, indipendentemente dalla durata della tregua, lascerà segni evidenti sull’economia tedesca. Speravamo di commentare qualche buona notizia economica dalla Germania, ma in questi giorni è un po’ come aspettare un treno tedesco: sicuramente in ritardo e con l’incertezza se arriverà mai».
La contrazione arriverebbe dopo il +0,3% dell’ultimo trimestre 2025. In Germania è in aumento anche il rischio politico: il partito di estrema destra Afd, secondo gli ultimi sondaggi, ha ormai raggiunto il 26% e sarebbe alla pari con la Cdu del cancelliere Friedrich Merz che negli ultimi mesi fatica sulle riforme economiche.
Ing ha sottolineato che la guerra ha evidenziato di nuovo che «la Germania è uno dei maggiori importatori netti di energia in Europa. Circa il 6% delle importazioni di petrolio proviene da Paesi del Medio Oriente». Le industrie ad alto consumo energetico in Germania rappresentano il 17% del valore aggiunto lordo industriale e danno lavoro a quasi un milione di persone.
Anche Capital Economics ritiene che la manifattura tedesca sarà «debole quest’anno», ma senza patire la caduta osservata nel 2022 con l’invasione russa dell’Ucraina.
La produzione in Germania a febbraio è calata soprattutto nelle costruzioni, nell’elettronica e nel farmaceutico, mentre c’è stata una lieve ripresa nell’automotive.
Le conseguenze della frenata tedesca si farebbero sentire nel resto dell’area euro. Ubs ha ridotto le stime di crescita 2026 per l’Eurozona allo 0,8% (dal precedente 1,3%) e per l’Italia allo 0,5% (dal precedente 0,9%). «I rischi per queste previsioni sembrano orientati al ribasso, in particolare se il conflitto dovesse protrarsi più a lungo e se le infrastrutture energetiche subissero ulteriori danni». Per Ubs «Germania e Italia saranno più esposte allo shock energetico, data la loro maggiore quota di industria ad alta intensità energetica».
Intanto in tema di euro digitale il relatore parlamentare Fernando Navarrete ha messo al voto la proposta di rimuovere dal testo legislativo il requisito della prossimità che impone che i pagamenti offline avvengano a distanza ravvicinata tra dispositivi. La proposta di Navarrete è passata con una maggioranza risicata tra i relatori ombra, sostenuta da Ppe, Ecr, Patrioti e Esn. Contrari Socialisti, Renew Europe, Verdi e Sinistra.
Secondo Pasquale Tridico, relatore ombra del M5S, la proposta di Navarrete causerebbe rilevanti problemi per i consumatori e aumenterebbe i rischi di riciclaggio. «Daremo battaglia contro questa nuova battuta d’arresto», ha detto Tridico. (riproduzione riservata)