La Germania teme di perdere competitività sui mercati extra Ue. Secondo un’indagine dell’istituto Ifo, uno dei più importanti centri di ricerca economica del Paese, la paura è ben radicata e riguarda in particolare il settore automobilistico con una denuncia del 43% delle aziende. In difficoltà anche la metallurgia (29,1%), l’industria chimica (26%) e la meccanica (25,5%).
«L’industria tedesca continua a non riuscire a recuperare terreno sui mercati internazionali», ha affermato il responsabile delle indagini dell’Ifo, Klaus Wohlrabe. In generale il 25,4% delle imprese (una su quattro) segnala una perdita di competitività sui mercati extra Ue e il 17% nella stessa Europa. Solo una fetta del 5,2% si mostra propositiva quanto alla propria posizione fuori dall’Unione e un 6,3% si dice ben posizionata tra i confini del Vecchio Continente. Secondo Wohlrabe le difficoltà sono strutturali e non verranno risolte nel breve periodo.
Quella della competitività europea è una questione annosa e resa ancora più cruciale dal Rapporto Draghi del 2024. Nelle oltre quattrocento pagine di scritto, l’economista italiano, ex presidente della Bce, denunciava la lentezza della crescita europea rispetto a Cina e Stati Uniti dovuto a una produttività arrancante che ha comportato, tra il 2002 e il 2023, un ampliamento del divario nel pil reale tra l’Ue e gli Usa dal 17% al 30%.
Ma le difficoltà per il Vecchio Continente non sono ancora finite: a ultimo il tema dell’innovazione in campo AI a cui l’Europa deve far fronte, per recuperare strada nella corsa alle tecnologie più sofisticate e in via di sviluppo a Pechino e Washington. L’AI Act europeo non è ancora del tutto definito e richiederà mesi per raggiungere una quadra precisa in materia. (riproduzione riservata)