Il partito di estrema destra Alternative für Deutschalnd (Afd) vince soprattutto nell’ex Germania dell’Est perché è una zona più povera. Questo è l’assunto che si dà quasi per scontato, ma che in realtà, grazie a uno studio dell’osservatorio sui conti pubblici italiani (Ocpi) dell’Università Cattolica di Milano, non è del tutto vero. Anzi, il divario economico tra Est e Ovest tedesco è minore rispetto a quello Nord-Sud italiano.
Ma andiamo con ordine. Nato come partito anti-euro, negli anni l’ala più estremista ha preso piede nell’Afd, fino a proporre la remigrazione dei cittadini non tedeschi. Al 29 settembre 2026, secondo il sito di sondaggi tedesco Dawum, Afd è il primo partito in Germania con un consenso che oscilla tra il 26% e il 29%. Basti pensare che nel 2017 era data sotto al 10%.
Il grande bacino di voti dell’estrema destra tedesca è l’ex Germania Est: in Sassonia-Anhalt Afd ha preso il 44% nelle ultime elezioni, in Sassonia è data al 42%, mentre in Turingia si attesta al 40%. Infine, nel Brandeburgo supera il 37% e nel Meclemburgo-Pomerania Anteriore ha raggiunto il 38% dei voti nell’ultima tornata elettorale. Anche nelle ultime votazioni a Berlino, città storicamente di centro-sinistra, Afd ha preso più voti nelle zone dell’ex Ddr.
Ma è vero che Afd vince nelle zone più povere della Germania? I principali indicatori economici riportati dall’Ocpi mostrano un divario ancora presente tra Est e Ovest, ma molto ridottosi negli anni. Nel 1991 il Pil pro capite era il 43% di quello della Germania Ovest, ma già nel 1996 ammontava al 68%: «Una così rapida convergenza nella fase iniziale della riunificazione è spiegabile con l’iniziale aumento nominale dei salari e i massicci trasferimenti iniziali per stimolare l’economia dell’Est», viene spiegato nello studio.
Negli anni seguenti il processo di convergenza è continuato, seppur più gradualmente, arrivando all’80% nel 2024. Insomma, pure essendo presente un divario, le condizioni economiche dei cittadini dell’Est si stanno avvicinando a quelle dell’Ovest.
Nello studio viene specificato che questi dati risentono dell’influenza dei dati economici di Berlino. Senza la capitale, la differenza tra occidente e oriente sarebbe del 70%. Può sembrare tanto, ma in realtà la situazione è migliore rispetto all’Italia: nel Mezzogiorno, il pil pro capite è il 55% di quello del Centro-Nord. Ocpi sottolinea anche come il pil pro capite dei lander orientali (40 mila euro) sia più alto di quello italiano (38 mila euro).
«Il fatto che i salari dell’Est siano ancora inferiori a quelli dell’Ovest è imputabile alla differenza di produttività», spiega l’osservatorio della Cattolica. «La produttività dell’Est è inferiore, e i salari si sono aggiustati di conseguenza. Il costo del lavoro per unità di prodotto dell’Est, che superava quello dell’Ovest del 40% al momento della riunificazione, si era già ridotto al 10% a metà degli anni Novanta e si è poi gradualmente allineato al resto del Paese, arrivando a essere pari a quello dell’Ovest nel 2025».
Il vero problema della Germania è con l’oriente, ma non quello locale: lo stop dell’energia a basso costo dalla Russia e il cambio di politica cinese sulle importazioni hanno bloccato la locomotiva tedesca. Dalla metà del 2022 la crescita del Pil è stata pressoché nulla e comunque sempre inferiore a quella media dell’Eurozona. Nonostante una lieve ripresa, ancora oggi Berlino registra tassi di crescita inferiori al resto dell’Unione europea.
A risentire maggiormente del tasso di disoccupazione è stata la zona orientale del Paese: dal 2024 al 2025 il tasso è salito più a Est (dal 3,7% al 4,2%) che a Ovest (dal 3,3% al 3,6%). E soprattutto in Sassonia e Sassonia-Anhalt (quasi il 5%), le aree dove circa un elettore su due vota Afd.
Bisogna anche considerare che il 62% delle persone nell’Est vive in aree rurali, a fronte del 24% dell’Ovest. «Il passato si riflette nella ricchezza delle famiglie: quelle dell’Est, avendo vissuto decenni di regime comunista, sono meno ricche di quelle dell’Ovest, e dunque i giovani dell’Est hanno minor sostegno finanziario dalle famiglie.Coerentemente con la scarsa presenza di grandi imprese e centri direzionali nell’Est, i cittadini orientali sono praticamente assenti dalle posizioni di vertice delle imprese private, dove rappresentano una quota compresa tra lo 0 e il 3% del totale a seconda degli anni considerati, a fronte di una popolazione che è il 20% di quella totale», spiega l’osservatorio.
Ma non è solo l’economia a differenziare le due Germanie. I lander orientali mantengono ancora una forte identità territoriale, terreno fertile per la politica dell’Afd, e la memoria del nazismo viene vissuta più come vittime che come corresponsabili dei suoi crimini. Anche per questo motivo le politiche dell’estrema destra di ridimensionare la centralità della colpa nazionale e recuperare una narrazione più positiva della storia tedesca trovi oggi maggiore ascolto in quelle zone del Paese. (riproduzione riservata)