L’aumento della volatilità geopolitica modifica le priorità dei super ricchi nella scelta delle destinazioni internazionali, accelerando cambiamenti strutturali già in corso. «A seguito dei recenti shock le famiglie facoltose stanno diversificando sempre più la propria presenza internazionale», premette Marc Acheson, global wealth specialist di Utmost. Il fattore fiscale - che fino a poco tempo fa era il criterio di scelta più rilevante - scende in secondo piano rispetto alla ricerca di aree dove mettersi al riparo dalle tensioni provocate dalle guerre, da ultima quella in Iran.
Come rileva lo studio Billionaire Ambitions Report 2025 di Ubs i miliardari sono molto mobili: il 36% afferma di essere già spostato più di una volta. Le principali ragioni che spingono a trasferirsi altrove sono la ricerca di una migliore qualità della vita e le preoccupazioni legate a fattori geopolitici, mentre i motivi fiscali (grafici in pagina) si piazzano soltanto in terza posizione.
In questo contesto Utmost (società specializzata nelle assicurazioni Vita per i grandi patrimoni) evidenzia come l’Italia stia diventando una meta sempre più attrattiva, accanto alla conferma della Svizzera, da sempre rifugio dei super ricchi. Tutto ciò mentre gli Emirati Arabi Uniti presentano maggiori rischi per la guerra in corso in Iran.
«Sebbene la fiscalità per gli hnwi (individui con alto patrimonio) sia ovviamente importante, non rappresenta la priorità assoluta. Stabilità e sicurezza sono le considerazioni principali per i più benestanti e i recenti eventi geopolitici lo hanno evidenziato chiaramente», spiega Acheson. «Italia e Svizzera sono diventate sempre più attraenti, beneficiando della volatilità geopolitica in Medio Oriente e dell’inasprimento dei regimi altrove, in particolare nel Regno Unito», prosegue l’analista. In presenza di instabilità «si verifica sempre una fuga verso la sicurezza e, sebbene gli Emirati Arabi abbiano registrato una crescita come hub finanziario internazionale, il conflitto ha portato a una rivalutazione di quest’area. Allo stesso tempo, con l’abolizione nel Regno Unito del regime fiscale dei non-dom (regime di favore per persone residenti, ma con domicilio fiscale altrove, ndr), molte famiglie ricche hanno lasciato il Paese cercando una nuova base in Europa, spesso privilegiando la vicinanza geografica alle proprie origini», sottolinea l’esperto di Utmost.
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Tra i principali fattori di attrattività di Italia e Svizzera «vi è il fatto che entrambi i Paesi offrono regimi fiscali competitivi uniti a sicurezza e stabilità», spiega Acheson. E se la Confederazione è storicamente molto accogliente verso i grandi patrimoni, «l’Italia è emersa come una storia di successo e uno dei principali beneficiari dell’instabilità e di politiche meno favorevoli alla ricchezza altrove. Il Paese ha costruito una forte reputazione internazionale come giurisdizione accessibile e semplice per famiglie molto ricche, grazie all’introduzione del regime di flat tax nel 2017. Questo modello è apprezzato per la sua trasparenza, prevedibilità e assenza di complessi obblighi di reporting, oltre alla sua durata di 15 anni», ricorda Acheson.
Ma l’appeal crescente della penisola deriva anche da altri fattori: «il clima, lo stile di vita e l’offerta culturale, rendono l’Italia altamente attrattiva. Milano, in particolare, è cresciuta rapidamente sulla scena internazionale ed è percepita sempre più come hub globale della ricchezza, con infrastrutture solide, tra cui scuole, servizi finanziari e consulenti professionali», osserva Acheson.
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Knight Frank rileva che nel 2025 il capoluogo lombardo si è confermato principale beneficiario della flat tax, con una domanda superiore all’offerta. Con il restringersi della disponibilità, gli acquirenti si sono orientati verso Roma, la Toscana e le sponde del Lago di Como. «La posizione nel cuore dell’Europa rappresenta un ulteriore vantaggio, soprattutto per gli ex non-dom basati nel Regno Unito che cercano una base vicina ai propri asset», osserva Acheson. A dimostrazione di quanto l’Italia sia diventata richiesta, «oggi è più popolare tra le famiglie benestanti rispetto a quando la flat tax è stata introdotta, nonostante l’aumento da 100 mila euro annui a 200 mila nel 2024 e oggi a 300 mila», ricorda Acheson.
Le prospettive sono molto positive, secondo l’analisi di Utmost, e il Paese continua a beneficiare delle difficoltà affrontate da giurisdizioni concorrenti. «Se l’Italia manterrà l’attuale regime e la stabilità delle politiche, sarà ben posizionata per rafforzare il proprio ruolo come destinazione di lungo periodo per la ricchezza internazionale», prevede Acheson.
Un altro fattore chiave è la percezione che alcuni Paesi siano meno ospitali verso la ricchezza. «Molti governi affrontano sfide come invecchiamento della popolazione e crescita lenta, e cercano di aumentare la tassazione sui più ricchi. Al contrario, altri competono per attrarre famiglie benestanti e ampliare la base fiscale», conclude il manager. (riproduzione riservata)