È record storico per il titolo Generali che, mercoledì 6 maggio, ha chiuso le contrattazioni di borsa a 39,09 euro, in crescita del 2,2% rispetto al giorno prima, con una capitalizzazione complessiva di 60,07 miliardi.
Un valore che supera il precedente massimo di 39,06 euro che era stato toccato, quasi 26 anni fa, il 29 novembre del 2000, quando la capitalizzazione (con un numero di azioni minori) era di 53,8 miliardi.
Il valore è stato raggiunto in una giornata decisamente positiva per la piazza italiana, con il Ftse Mib salito del 2,35% ma a sostenere le azioni della compagnia assicurativa sono state anche le voci di possibili accordi bancassicurativi, circolate nelle settimane precedenti, oltre che ipotesi di eventuali riassetti nel capitale.
Il 5 maggio, il ceo di Unicredit, Andrea Orcel, presentando i conti trimestrali della banca (chiusi con 3,2 miliardi di utili) ha confermato che sono in corso discussioni per esplorare una cooperazione operativa nei settori assicurativo e della gestione patrimoniale, chiarendo però allo stesso tempo che la partecipazione dell’8,72% di UniCredit rappresenta un investimento finanziario, senza implicazioni sulla governance di Generali.
Orcel ha scoperto però le carte sui propri progetti industriali: «Come anche il ceo di Generali Philippe Donnet ha evidenziato, abbiamo dialoghi molto promettenti da un punto di vista industriale sull'assicurazione, sull'asset management, su una serie di aree dove, cooperando, potremmo ridurre i costi e diventare più efficienti insieme, senza che questo abbia un impatto su Generali», ha spiegato martedì 5 il banchiere a Class Cnbc.
Concetti che sono poi stati ribaditi parlando con gli analisti: «Credo che su Generali la situazione sia semplice: siamo dove siamo e ha senso ampliare la partnership tanto nell'assicurativo quanto sul risparmio gestito».
Per il momento però la partecipazione di Unicredit in Generali non è destinata a salire rispetto al 9% costruito tra la seconda metà dello scorso anno e aprile, ha aggiunto: «Vogliamo essere un azionista presente che può aiutare nella stabilità di questa partnership è una causa valida» per rimanere nel capitale, «ma per noi è un investimento finanziario. Non vi è alcun piano di superare il 10% di partecipazione potenziale in questo momento», ha spiegato Orcel ancora nell’intervista esclusiva a Class Cnbc.
Ma le voci di possibili incrementi, diffuse da fonti di stampa, hanno probabilmente aumentato l’appeal sul titolo.
Anche gli analisti hanno iniziato a fare ragionamenti su altri possibili scenari: un report di Deutsche Bank su una possibile integrazione Mps-Banco Bpm, pubblicato da MF-Milano Finanza il 5 maggio, ipotizzava la cessione del 13,2% detenuto dal Monte Paschi (attraverso la controllata Mediobanca) in Generali per finanziare l’operazione. Un’ipotesi che consentirebbe di liberare una quantità significativa di capitale e di strutturare il deal con una componente in contanti, rendendolo più efficace sul piano finanziario. Ma la dismissione potrebbe comportare controindicazioni evidenti visto che la partecipazione in Generali rappresenta una quota significativa degli utili di Mediobanca-Mps, spiegavano.
Si potrebbe anche immaginare che la fusione tra Mps e Banco Bpm venga accompagnata da un rafforzamento dei rapporti industriali con Generali sia nelle attività assicurative che nel risparmio gestito, hanno poi aggiunto da Deutsche Bank. L’idea sarebbe quella di trasformare un asset finanziario in una leva strategica, costruendo una partnership più integrata e Generali potrebbe diventare il partner di riferimento del nuovo gruppo nella bancassurance e nell’asset management, con possibili riassetti delle partecipazioni. Questo approccio consentirebbe di liberare capitale senza rinunciare completamente al contributo economico dell’area assicurativa, grazie una esposizione indiretta costruita con accordi industriali, avevano aggiunto da Deutsche Bank. Scenari che, evidentemente, contribuiscono a dare ulteriore verve al titolo della compagnia assicurativa di Trieste. (riproduzione riservata)