Il titolo Generali sale a Piazza Affari dell’1,27% a quota 43,05 euro, con volumi boom: 1,073 milioni di pezzi, quasi cinque volte la media giornaliera di 225.783 pezzi, in scia alle indiscrezioni secondo cui Unicredit avrebbe proposto a Delfin di acquisire il pacchetto nella compagnia triestina in cambio di azioni della banca guidata da Andrea Orcel (+0,33% a 79,83 euro).
Secondo quanto riportato da Il Sole 24 Ore, Unicredit avrebbe sondato la holding della famiglia Del Vecchio, proprietaria del gruppo EssilorLuxottica, per valutare la disponibilità a cedere il pacchetto del 10,15% di Generali in cambio di azioni della banca. Sulla base delle attuali valorizzazioni di mercato (il Leone capitalizza 65,23 miliardi di euro), l’operazione attribuirebbe a Delfin una quota inferiore al 5% di Unicredit portandola a essere il primo azionista della banca con l’8%. Allo stesso tempo, l’istituto di Piazza Gae Aulenti, considerando la quota del 9% circa tra azioni e derivati già detenuta in Generali, arriverebbe a oltre il 19% della compagnia assicurativa.
L’eventuale acquisizione delle azioni renderebbe, quindi, Unicredit il maggior azionista di Generali. Gli attuali principali azionisti sono Mps (tramite Mediobanca) con il 13,32%, Delfin con il 10,15%, Unicredit con l’8,8%, il gruppo Caltagirone con il 6,32%, il gruppo Benetton con il 4,91% e Intesa Sanpaolo con il 3,13%. In ogni caso sarebbe necessario ottenere l’autorizzazione dell’autorità di vigilanza sulle assicurazioni italiane, l’Ivass, per superare la soglia del 10%.
Ivass che ha accesso un faro sulle operazioni di aggregazione che stanno coinvolgendo primari istituti bancari e assicurativi, operazioni «destinate a produrre impatti significativi sui modelli di attività, sugli assetti partecipativi e di governo societario», ha affermato il 18 giugno il presidente dell’ente, Paolo Angelini, annunciando che «le analizzeremo al fine di verificare l'esistenza dei necessari presupposti prudenziali». In quest’ottica l’Ivass ha avviato la collaborazione con le altre autorità coinvolte nei processi autorizzativi: Bce, Banca d'Italia, Consob e Autorità garante per la concorrenza e per il mercato. «Soddisfatti i criteri alla base delle autorizzazioni, il giudizio sulle operazioni spetterà alle dinamiche di mercato», ha precisato Angelini.
Comunque, le prime valutazioni interne di Delfin avrebbero portato a respingere l’offerta, alla luce delle valutazioni di Unicredit, sui massimi storici, e del fatto che, nell’attuale fase, la holding considera la liquidità come l'opzione preferibile. Non è chiaro se le discussioni siano state interrotte o semplicemente sospese in attesa di una modifica dei termini.
Generali è la maggior compagnia assicurativa italiana e un asset molto ambito. Sebbene Orcel abbia più volte dichiarato che Unicredit avrebbe ridotto la propria esposizione sulla società, l’istituto di credito ha in realtà aumentato la partecipazione, incrementando anche le coperture tramite derivati.
Inoltre Unicredit, che attualmente non avrebbe avanzato all’Ivass la richiesta per salire oltre la soglia del 10% di Generali, aveva indicato la volontà di intraprendere interlocuzioni con la società triestina per valutare opportunità di collaborazione che potrebbero riguardare tanto il business assicurativo quanto quello dell’asset management.
Un eventuale incremento della quota da parte di Unicredit per Equita potrebbe, dunque, essere letto nell’ottica di tutelare eventuali accordi industriali, specialmente qualora, ad esito dell’offerta di Intesa Sanpaolo da 30,6 miliardi di euro in contanti e azioni per acquisire Mps, diventasse azionista con il 13,2% della compagnia assicurativa. Equita ha un rating buy con un target price a 87,50 euro su Unicredit, invece ha un giudizio hold con un target price a 39,50 euro su Generali.
Kepler Cheuvreux ritiene che l’operazione rappresenti un tentativo preliminare da parte di Unicredit di controbilanciare la possibile acquisizione della partecipazione del 13% di Generali attualmente detenuta da Mps da parte di Intesa Sanpaolo, a seguito della recente offerta pubblica sulla banca senese.
«Il rischio di governance su Generali è diminuito in modo significativo dopo l’assemblea di mps di aprile, tanto che abbiamo aumentato il prezzo obiettivo di Generali inserendola nella nostra lista dei titoli italiani preferiti con un rating buy e un target price a 46 euro», afferma Kepler Cheuvreux. Una tesi di investimento confermata dai risultati solidi del primo trimestre del 2026 a maggio «e riteniamo che l’attività di m&a nel settore finanziario italiano a giugno abbia fornito un ulteriore supporto tecnico al titolo. Ora l’eventuale interesse di Unicredit per Generali rafforza la nostra visione secondo cui l’azione continuerà a beneficiare dell’m&a nel settore finanziario italiano. Il titolo tratta a un p/e 2026 di 13x con un tasso annuo di crescita dell’utile per azione 2025-2028 pari al 9,4% e offre un rendimento totale del 4,8%».
In effetti Generali è in forte crescita: il titolo ha registrato un aumento del 13% da inizio anno, mentre il total shareholder return a 12 mesi è salito del 35% e il cagr a tre anni al 36%. Il titolo tratta oggi a un multiplo p/e 2027 secondo il consenso Bloomberg più elevato rispetto ad Allianz, considerata il leader europeo del settore assicurativo. Ma Berenberg si aspetta un ulteriore re-rating del settore assicurativo europeo verso un multiplo di 20 volte gli utili attesi al 2028.
Tanto che lo scorso 12 giugno Berenberg ha alzato il target price su Generali da 45,40 a 71 euro (il più elevato tra i broker che corono l’azione) per tre ragioni: i margini solidi nel ramo danni, una crescita più forte e un miglior mix nel ramo vita e una migliore allocazione del capitale che sostiene una crescita continua dei dividendi. A questi fattori si aggiunge il miglioramento della comunicazione verso gli investitori, che rende il settore più accessibile anche agli investitori generalisti, facilitando la comprensione di un’industria tradizionalmente complessa.
La maggior concentrazione del mercato contribuisce, inoltre, a generare flussi di cassa più elevati, che si traducono in dividendi sostenibili: a 1,86 euro per azione (1,68 euro nel 2025) con uno yield del 4,6% a valere sul bilancio 2026 e a 2,05 euro per azione con uno yield del 5% a valere sul bilancio 2027.
Guardando al futuro, Berenberg ha individuato tre possibili catalizzatori: un leggero superamento delle stime sugli utili 2026 grazie al miglioramento dei margini nel non-vita, la crescita del business del risparmio gestito grazie ai rapporti più stretti con le banche partner e una maggior trasparenza nel ramo vita, con un focus in aumento verso prodotti unit-linked meno capital intensive e polizze protection a maggior marginalità. Non a caso il consenso Bloomberg vede ben 11 ratig buy su Generali, 6 hold e 4 sell con un target price medio a 40,39 euro. (riproduzione riservata)