Il titolo Generali ha registrato un re-rating significativo, sovraperformando il settore assicurativo europeo di oltre il 45% dall’inizio del 2024. L’azione tratta ora a 12x il p/e stimato per il 2027, in linea con le principali compagnie assicurative europee diversificate e con la media del settore, ma a premio rispetto alla francese Axa, che scambia a 10x il p/e, mentre il rendimento totale del capitale del 5% al 2027 è inferiore alla media dei concorrenti.
JP Morgan ha quindi alzato le stime di eps 2027 adjusted da 3,54 a 3,57 euro per azione e di riflesso il target price sul titolo da 44 a 46 euro (-0,46% a 43,51 euro il 18 agosto in borsa), ma ha abbassato il rating da overweight a neutral, poiché, a suo avviso, il rapporto rischio/rendimento è ora più equilibrato. Il downgrade, ha precisato, «è guidato dalla valutazione, non da un deterioramento dei fondamentali della società».
Il primo semestre del 2026 infatti è stato forte, ma non ha determinato una revisione significativa da parte del broker delle previsioni sugli utili della compagnia triestina guidata da Philippe Donnet. Il risultato netto adjusted è stato del 6% superiore alle stime di JP Morgan e il risultato operativo del 2%, con Generali che ha riportato 4,5 miliardi di euro di risultato operativo (+11,2%) e 2,5 miliardi di risultato netto adjusted (+13,7%).
Tuttavia, nota la banca d’affari, «il risultato superiore alle attese è stato sostenuto da una bassa aliquota fiscale, dalle performance fee elevate di Banca Generali e da maggiori proventi da investimenti, alcuni dei quali riteniamo siano legati a fattori temporanei».
Il capitale continua a rappresentare una leva importante di flessibilità finanziaria, continua JP Morgan, ma questo fattore è sempre più incorporato nella valutazione del titolo in borsa. Il coefficiente Solvency II di Generali era pari al 216% nel primo semestre (JP Morgan lo vede a 218% a fine 2026 e oltre 240% nel 2027 e prevede una leva finanziaria sul debito inferiore al 20%, tra le più basse in Europa), sostenuto da 2,4 miliardi di generazione di capitale, nonostante i buyback, i cambiamenti normativi e l’ottimizzazione dell’allocazione strategica degli asset.
«Continuiamo ad aspettarci che Generali si collochi nella parte alta del suo obiettivo di cagr dell’utile per azione dell’8-10%, infatti stimiamo una crescita media annua dell’eps superiore al 13% per il periodo 2024-2027, con il piano che punta a oltre 11 miliardi di euro di cash flow cumulato della holding, a un tasso medio annuo di crescita del dividendo superiore al 10%, a oltre 7 miliardi di dividendi cumulati e ad almeno 1,5 miliardi di buyback nel periodo 2025-2027», precisa JP Morgan che a valere sul bilancio 2026 a fronte di un utile adjusted atteso a 4,851 miliardi dai 4,315 miliardi del 2025 si attende un dividendo in aumento a 1,82 euro per azione con uno yield del 4,2%, a 2,02 euro per azione nel 2027 (rendimento del 4,6%) e a 2,24 euro nel 2028 (5,1%).
E se Generali non realizzerà operazioni di m&a significative fino alla fine del 2027, «esiste il potenziale per un buyback straordinario di circa 1 miliardo di euro, poiché il management si è impegnato a restituire, entro la fine del piano, qualsiasi capitale destinato ad acquisizioni e investimenti che non venga utilizzato», prevede il broker. A inizio agosto Generali ha comunicato l’avvio del programma di buyback da 500 milioni di euro (1% della capitalizzazione di mercato) atteso concludersi entro dicembre.
«Continuiamo a considerare Generali un compounder di alta qualità, caratterizzato da una crescita dell’eps credibile, una forte generazione di capitale e opportunità per maggiori distribuzioni di capitale. Tuttavia», conclude JP Morgan, «dopo il recente re-rating, riteniamo che questi punti di forza siano ora maggiormente riflessi nel prezzo del titolo».
Prezzo cresciuto anche dopo le dichiarazioni recenti del ceo di Mps, Luigi Lovaglio, sulla possibile cessione del 13,3% del Leone: «Ogni decisione futura sulla quota verrà valutata, ovviamente nell'interesse degli azionisti di Monte Paschi, prendendo in considerazione il valore della partecipazione, il capitale, le implicazioni normative, la strategia di gruppo e le condizioni di mercato. La partecipazione in Generali è un «nice to have» perché rappresenta una fonte di valore e di opzioni strategiche molto importante per Mps e sembra anche che venga considerata una cosa molto importante da avere anche da parte di altri operatori di mercato». (riproduzione riservata)