La mossa di Intesa Sanpaolo su Montepaschi che dopo la conquista di Mediobanca è il nuovo dominus di Generali, cambia ancora una volta radicalmente il baricentro dell’azionariato della compagnia assicurativa triestina. Obiettivo dichiarato della banca milanese? Mettere in sicurezza l’indipendenza del Leone posizionandosi con un 16% totale, al momento, come azionista forte.
Con la proposta di Banco Bpm di fondersi con Montepaschi, l’asse Siena-Milano-Trieste rischia di finire nell’orbita dei francesi del Credit Agricole, primi soci in Piazza Meda con quasi il 23% ma orientati a crescere al 29,9%. Da qui i timori per uno sbilanciamento verso la Francia di Generali: una posizione molto delicata, essendo la compagnia triestina il primo acquirente dei titoli di Stato italiani.
La quota del 13,32% oggi detenuta dal gruppo senese attraverso Mediobanca finirà sotto il controllo del gruppo guidato da Carlo Messina, se l’opas andrà a buon fine. A questa quota aggiungerà un ulteriore 3,01% del Leone rilevato direttamente: un acquisto preventivo che consentirà a Intesa Sanpaolo di beneficiare, dal punto di vista del patrimonio, del trattamento prudenziale favorevole previsto dalle regole del cosiddetto “Danish Compromise”, di cui oggi beneficia Mediobanca per la partecipazione in Generali.
In caso di successo dell'operazione quindi, Intesa Sanpaolo arriverebbe così a esercitare un'influenza su oltre il 16% del capitale della compagnia triestina, diventandone di gran lunga il primo azionista. Dentro la compagnia ci sono da anni, entrati in contrapposizione alla vecchia Mediobanca targata Alberto Nagel, due soci privati forti come Delfin (la holding della famiglia Del Vecchio) e il costruttore romano Francesco Gaetano Caltagirone: entrambi hanno provato ad esercitare un peso nella governance del Leone, venendo battuti dal mercato in assemblea. La finanziaria della famiglia di Mr Luxottica ha il 10,15% e Caltagirone il 6,32%. Come importanti soci privati c’è da registrare la storica presenza di Edizione della famiglia Benetton con il 4,91%.
La new entry nel capitale di Generali è in realtà UniCredit che tra titoli diretti e derivati ha in mano l'8,8% ed è attualmente il terzo azionista di Trieste, nonché il diretto rivale di Intesa Sanpaolo. E non è ancora chiaro come potrà reagire il ceo di Unicredit, Andrea Orcel, alla sortita di Carlo Messina nella compagnia.
Intesa ha comunque chiarito di voler considerare la partecipazione un investimento finanziario – «Consideriamo la quota in Generali come una partecipazione azionaria e niente più», ha detto Messina in conference call con gli analisti – e di non voler interferire nella governance della compagnia dove al vertice da quattro mandati c’è Philippe Donnet. (riproduzione riservata)