Generali, ecco perché il mercato scommette sulla continuità del tandem Donnet-Sironi
Generali, ecco perché il mercato scommette sulla continuità del tandem Donnet-Sironi
La partita nomine in Mps e le buone previsioni sui risultati consolidano la posizione del vertice, che punta a terminare il mandato

di Redazione Online 30/01/2026 10:16

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La continuità al vertice appare sempre più come la strada maestra per la governance di Generali. Secondo fonti finanziarie, si rafforza l’ipotesi che l’attuale vertice della compagnia (il ceo Philippe Donnet e il presidente Andrea Sironi) prosegua il mandato anche dopo il cambio di proprietà del primo socio Mediobanca. Diversi segnali convergono verso questa soluzione di stabilità, che sta guadagnando terreno anche sul mercato.

Il cantiere governance in Mps

A rendere poco probabile un cambio di passo nel breve è innanzitutto la necessità di sciogliere il nodo Montepaschi. Nel prossimo mese la banca senese dovrà individuare i candidati al cda che sarà eletto ad aprile e l’incertezza è ancora forte. Le scelte da fare – in particolare quella sull’amministratore delegato uscente Luigi Lovaglio – stanno insomma catalizzando l’attenzione dei grandi soci Caltagirone e Delfin che sono anche azionisti di primo piano di Generali.

In parallelo, il mercato guarda ai numeri. E i numeri, al momento, sostengono lo status quo. In borsa Generali rimane ai massimi storici in area 34 euro per azione e gli analisti scommettono che possa crescere ancora, grazie a un potenziale di crescita ancora non espresso. Specie per le attese positive sui conti del 2025. 

L’ottimismo sui risultati

Complice un 2025 relativamente tranquillo sul fronte delle catastrofi naturali, i conti si annunciano solidi: utile operativo vicino agli 8 miliardi nel 2025, in crescita oltre 8,4 miliardi nel 2026, premi attesi sopra i 98 miliardi e poi oltre 102 miliardi, con una politica di dividendi che resta uno dei pilastri del consenso degli investitori (1,58 euro per azione, potenzialmente 1,7 euro l’anno successivo). Numeri che dovrebbero consentire a Donnet di guardare al capital markets day tra fine 2026 e inizio 2027 come a un passaggio chiave: una sorta di rendiconto finale del piano, ma anche il vero spartiacque politico-industriale. Solo allora, dicono in molti, si potrà davvero riaprire il dossier governance.

Nel frattempo, il calendario parla chiaro. Come ricorda la stessa compagnia, il mandato dell’attuale board scade con l’esercizio 2027 e il rinnovo è fissato per l’assemblea dell’aprile 2028. Fino ad allora, salvo colpi di scena, la strategia sembra tracciata: massimizzare i risultati, disinnescare il fronte degli azionisti critici e arrivare alla fine del piano con i numeri dalla propria parte. (riproduzione riservata)