Generali, da Mps ad Alleanza: tutti i dossier caldi di Philippe Donnet
Generali, da Mps ad Alleanza: tutti i dossier caldi di Philippe Donnet
Il ceo del Leone esamina collaborazioni con Mps e Unicredit. Sul tavolo, anche l'opzione di cedere Banca Generali aderendo all’ops di Rocca Salimbeni. E poi l'integrazione di Alleanza in Generali Italia... 

di di Andrea Deugeni e Anna Messia 04/09/2026 23:00

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Sono molti i dossier che, in questi giorni di rientro dalle vacanze, sono già sul tavolo del ceo di Generali, Philippe Donnet: dalle valutazione di collaborazioni commerciali con Mps per scegliere se aderire all’opas lanciata da Siena su Banca Generali (oltre che su Banco Bpm), alle discussioni con Unicredit, anche in questo caso per ragionare di alleanze industriali. Si parla poi di integrazione di Alleanza in Generali Italia, che potrebbe già finire sul tavolo del prossimo consiglio della compagnia triestina, in calendario il 30 settembre. Fino alle operazioni avviate nel settore immobiliare.

I dossier sul tavolo e l'ipotesi Mps

Il primo impegno, assunto con il board di fine agosto, sarà di considerare attentamente gli scenari che si aprirebbero qualora la compagnia decidesse di cedere al Monte la sua quota di poco più del 50% di Banca Generali (con un premio del 10%): un gioiello nella consulenza finanziaria, anche se con un peso contenuto sugli utili del gruppo assicurativo.

In cambio di quella vendita Generali diventerebbe azionista del Monte con il 6,4% del capitale. Quota che, considerata l’assenza di un danish compromise per le assicurazioni che detengono quote bancarie, non garantirebbe benefici in termini di assorbimento patrimoniale e sarebbe sottoposta alle norme sulle partecipazioni incrociate tra società quotate.

Ma per Generali si aprirebbero nuovi scenari commerciali e industriali, con il possibile accesso alla rete di oltre 1.500 sportelli del Monte per distribuire polizze Vita e Danni, proprio quando, nel 2027, scadrà la storica alleanza bancassicurativa di Mps con Axa. Tutti elementi che Donnet dovrà attentamente valutare nelle prossime settimane con il supporto della Evercore di Luigi De Vecchi e della londinese Zaoui & Co, chiamati come consulenti.
 

Sinergie potranno svilupparsi anche nell’asset management dove Generali, già da tempo, avrebbe voluto fare un salto dimensionale di peso alleandosi con i francesi di Natixis, per creare un colosso europeo del risparmio gestito. Un progetto che è sfumato, anche a causa della freddezza del governo davanti all’ipotesi che una parte del risparmio degli italiani fosse gestita da stranieri.

Questa volta l’alleanza con Mps sarebbe tutta italiana, tra la prima assicurazione del Paese e la banca più antica del mondo. Niente è però deciso.

La partita Mps-Generali si incrocia infatti, con quella alternativa, dell’opas prima lanciata da Intesa Sanpaolo su Mps-Mediobanca che porterebbe l’istituto guidato da Carlo Messina ad ereditare la partecipazione del 13% di Piazzetta Cuccia, rendendolo il primo socio di Generali, davanti a Unicredit (9%).
 

Uno scenario, quest’ultimo, che non sembra preoccupare Donnet, che ha più volte ribadito che le scelte di Generali saranno determinate ‘«dalla volontà di accrescere il valore del gruppo». E più volte, senza fare riferimento esplicito all’opas Intesa, il group ceo del Leone aveva fatto appello alle autorità italiane ed europee che dovranno dare il loro via libera alla scalata di Ca’ de Sass affinché venga «tutelata l’indipendenza e l’integrità del gruppo».

Lo scenario Unipol e le sinergie con Unicredit

Se l’opas Intesa andasse a buon fine, a rafforzarsi sarebbe tra l’altro anche Unipol, diretto concorrente di Generali, che rileverebbe un compendio di 635 sportelli Mps nei quali potrebbe distribuire le sue polizze.
 

In quest’ottica si legge anche l’attivismo di Donnet sul fronte Unicredit, con il ceo di Generali che, in più occasioni, si è detto molto favorevole a una collaborazione con la banca di Piazza Gae Aulenti, per esplorare insieme ogni genere di opportunità di business, in Italia come anche in altri Paesi.
 

Sul fronte integrità c’è invece un’altra mossa che potrebbe essere utile a compattare il gruppo Generali, magari davanti a possibili scenari di cessioni di asset, in ottica Antitrust qualora, in futuro, Intesa Sanpaolo volesse rafforzare la sua presa sul Leone. In ballo c’è l’integrazione di Alleanza in Generali Italia. Secondo quanto riferiscono a MF-Milano Finanza alcune fonti vicine al dossier, l’operazione straordinaria - tutta interna e gestibile con una certa rapidità in quanto la compagnia guidata da Davide Passero è già controllata al 100% - sarebbe in una fase molto avanzata.

Alleanza è la terza compagnia del settore Vita del Paese e tra le prime nel comparto salute e infortuni. Era rimasta fuori dal grande riassetto delle attività italiane che il Leone aveva realizzato tra fine 2012 e inizio 2013.

Per passare da una struttura frammentata, fatta di dieci compagnie e marchi, a una piattaforma molto più integrata, l’allora ceo Mario Greco aveva riorganizzato le controllate accorpandole sotto tre marchi: Generali, Alleanza e Genertel. Alleanza veniva separata come polo dedicato soprattutto alle famiglie e alla rete di produttori dipendenti.

Ora, nell’ottica di una maggiore semplificazione e di risparmi, il progetto sarebbe quello di integrare sotto il cappello Generali Italia anche la controllata, anche se le riflessioni finali riguarderanno il destino del marchio e le possibili sovrapposizioni. Con 7,5 miliardi di premi, Alleanza ha un solvency ratio di oltre il 300% e genera circa 600 milioni di utili. Il nodo sarebbe soprattutto industriale. Valore che andrà preservato.
 

Anche l’immobiliare è finito fra i diversi cantieri aperti a Trieste nelle ultime settimane per creare sviluppo e realizzare risparmi. Generali Real Estate, guidata da Aldo Mazzocco, è uno dei principali operatori europei del settore con oltre 2 mila immobili - con prevalenza di uffici, retail di lusso e una crescente quota nella logistica - che generano circa 400 milioni di euro di affitti e distribuiti principalmente in Italia, Francia, Germania e con una crescente esposizione nell’Est Europa.
 

Fra le gestioni del portafoglio italiano ci sono quelle di asset iconici come Le Procuratie Vecchie in piazza San Marco a Venezia, le torri di CityLife a Milano e Palazzo Bonaparte a Roma. Il valore complessivo? Più di 37 miliardi euro. Di questi, circa 12 miliardi, dunque un terzo, sono in Italia, dove la sgr ha deciso di esternalizzare il facility e property management.

Sono i servizi che includono manutenzioni e sorveglianza. La gara è alle fasi finali e l’appalto vale una cinquantina di milioni all’anno. L’esternalizzazione inciderà su un centinaio di risorse. Generali Re inoltre ha avviato i lavori per acquisire circa il 20% di Ream, la sgr delle fondazioni di origine bancaria del Nordovest che gestisce 1,6 miliardi di euro di asset immobiliari. Nel capitale della società ci sono big come Fondazione Crt e Compagnia Sanpaolo, rispettivamente grandi azioniste di Unicredit e Intesa.

Per Ream l'operazione mira a una collaborazione strategica con il leader del settore e a un impulso per la raccolta e gli investimenti. Per Generali, secondo alcune fonti, l'ingresso nel capitale della sgr delle fondazioni avrebbe una doppia valenza. Da una parte, crescere in un mercato non ancora abbastanza presidiato, quello del social e student housing, dall’altra posizionarsi in un più ampio riassetto degli equilibri tra i due grandi gruppi bancari del Paese, entrambi presenti nel capitale della compagnia triestina. (riproduzione riservata)