General Motors licenzia 1.900 lavoratori in Messico: pesano i dazi Usa e il crollo della domanda di auto elettriche
General Motors licenzia 1.900 lavoratori in Messico: pesano i dazi Usa e il crollo della domanda di auto elettriche
Tagliato il secondo turno nello stabilimento di Ramos Arizpe dopo il calo dell’export negli Usa. Il gruppo conferma però investimenti da 1 miliardo nel Paese tra 2026 e 2027

di Andrea Boeris  20/01/2026 09:00

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La stretta dei dazi statunitensi e il rallentamento della domanda di veicoli elettrici negli Stati Uniti iniziano a produrre effetti tangibili sull’industria automotive nordamericana. General Motors ha annunciato il licenziamento di circa 1.900 dipendenti nello stabilimento di Ramos Arizpe, nello Stato di Coahuila in Messico, a seguito della cancellazione del secondo turno produttivo.

Ecco perché GM licenzia in Messico

La decisione, spiegano fonti aziendali citate dalla stampa locale, è direttamente collegata all’impatto dei dazi del 25% imposti da Washington sulle importazioni dal Messico, ma anche alla frenata delle vendite di auto elettriche negli Usa, dove la domanda è in calo. Questo contesto ha spinto il gruppo di Detroit a riorganizzare la propria capacità produttiva e a trasferire parte delle lavorazioni negli Stati Uniti per evitare i dazi, in linea con l’impostazione commerciale dell’amministrazione Donald Trump.

GM aveva appena annunciato un miliardo di investimenti

Il taglio al personale ha comunque sorpreso, dato che solo pochi giorni fa GM aveva annunciato un investimento da un miliardo di dollari in Messico per il biennio 2026-2027, destinato a rafforzare la produzione locale per il mercato domestico. «È una decisione necessaria per mantenere l’operazione efficiente e continuare a essere competitivi», ha fatto sapere l’azienda, assicurando che i lavoratori coinvolti riceveranno le liquidazioni previste dalla legge federale del lavoro messicana.

Senza incentivi negli Usa l’elettrico è crollato

A pesare sulla scelta del colosso dell’auto guidato da Mary Barra è, oltre ai dazi, soprattutto l’andamento dell’elettrico. Secondo i dati dell’Associazione messicana dell’industria automobilistica (Amia), la produzione della Blazer elettrica a Ramos Arizpe si è più che dimezzata, scendendo da 33.765 unità nel 2024 a sole 16.826 nel 2025. In controtendenza, ma non sufficiente a compensare il calo, l’Equinox elettrica, salita da 61.002 a 75.912 unità nello stesso periodo. Ma negli Stati Uniti, principale mercato, la domanda di Ev ha risentito dell’eliminazione, voluta da Trump, di diversi incentivi all’acquisto di veicoli verdi.

La preoccupazione per l’automotive messicano

Sul fronte sociale, il sindacato lancia l’allarme per un possibile effetto domino sull’indotto. Tereso Medina, leader locale della Confederación de Trabajadores de México (Ctm), stima che per ogni posto perso in fabbrica potrebbero venirne meno fino a tre nella catena di fornitura. Questo timore può alimentare le tensioni in una regione fortemente dipendente dall’automotive e la mossa di GM riaccende il dibattito sugli effetti collaterali delle politiche protezionistiche e della transizione elettrica rallentata. (riproduzione riservata)