Gas, prezzo oltre 45 euro (+4%). Depositi già al 46,5% in Italia, sopra la media Ue
Gas, prezzo oltre 45 euro (+4%). Depositi già al 46,5% in Italia, sopra la media Ue
La guerra in Iran ha complicato una prospettiva già difficile per il rifornimento di gas in Europa durante l’estate per i mesi a venire. Unicredit: rischio altra impennata dei prezzi 

di Francesca Gerosa 23/04/2026 11:25

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Ancora una fiammata per il prezzo del gas alla borsa di Amsterdam. Con la tregua in Iran in bilico, come il petrolio (+2,4% a 104,38 dollari al barile il future sul Brent), anche il prezzo del gas naturale europeo (Ttf) balza del +4,47% a 45,5 euro a megawattora.

L'impatto del conflitto in Medio Oriente sulle riserve di gas

La guerra in Medio Oriente ha ulteriormente complicato una prospettiva già difficile per il rifornimento di gas in Europa durante l’estate per i mesi a venire. Quando la stagione di riempimento degli stoccaggi è iniziata il 1° aprile, le riserve di gas europee erano piene al 28% rispetto al 34% nello stesso periodo del 2025, un livello già ben al di sotto di quelli registrati negli anni precedenti, fa presente Jonathan Schroer, cfa, energy and esg strategist di Unicredit.

Nonostante questo contesto difficile, il prezzo di riferimento europeo del gas naturale è rimasto relativamente contenuto. Pur viaggiando sopra 44 euro/MWh, cioè il 36% in più rispetto al livello precedente all’inizio del conflitto in Iran, se convertito in unità e valuta comparabili risulta attualmente inferiore del 15% rispetto al prezzo equivalente del Brent. «Anche se a prima vista questo potrebbe sembrare favorevole per la stagione di riempimento degli stoccaggi in Europa, restano alcune sfide evidenti all’orizzonte che manterranno il mercato sotto pressione, indipendentemente dall’evoluzione del conflitto in Iran», precisa Schroer.

La situazione degli stoccaggi in Italia 

A questo proposito, a seguito delle ultime aste per l'assegnazione di capacità di stoccaggio per il prossimo inverno, l’utility italiana Snam ha comunicato il 23 aprile che è stato effettuato un conferimento di capacità utile al raggiungimento del target di riempimento degli stoccaggi italiani pari ad almeno il 90%. A oggi, con la campagna di riempimento in corso, il quantitativo di gas fisicamente presente nei siti di stoccaggio italiani è pari a oltre il 46,5% della capacità disponibile, a fronte di una media europea del 30,6% (Italia inclusa). Le ultime aste hanno consentito di raggiungere un quantitativo complessivo già assegnato pari a 17,5 miliardi di metri cubi su una capacità totale degli stoccaggi nazionali di poco superiore a 19 miliardi di metri cubi.

Dinamiche della domanda globale e importazioni di Gnl

L’esperto di Unicredit ritiene che il principale fattore alla base del prezzo relativamente basso del gas naturale europeo sia la debole domanda all’inizio dell’anno. Nel primo trimestre, il Nord-Est asiatico (inclusa la Cina) ha importato il 5% in meno di gas naturale liquefatto rispetto alla media dei quattro anni precedenti, pari a un calo di 3,7 miliardi di metri cubi. L’Europa ha, invece, iniziato l’anno in modo robusto, importando 8 bcm in più rispetto alla media degli ultimi quattro anni, a causa delle condizioni invernali rigide e dell’anticipazione del rifornimento degli stoccaggi. Tuttavia, questo slancio si è interrotto a marzo e le importazioni sono diminuite di 1,5 bcm rispetto a febbraio (i dati mensili tendono a essere volatili).

«Sembrano esserci diverse ragioni dietro questa riduzione della domanda all’inizio dell’anno. Le importazioni cinesi sono risultate deboli a gennaio e febbraio a causa delle temperature più miti e dei prezzi spot elevati, mentre l’aumento della produzione domestica di gas e le forniture tramite gasdotto dalla Russia hanno ulteriormente limitato la domanda di gas naturale liquefatto», osserva Schroer. Quando il conflitto in Iran si è intensificato a marzo, sia gli acquirenti asiatici sia quelli europei hanno ridotto le importazioni, poiché la volatilità dei prezzi e il crollo delle esportazioni dal Medio Oriente hanno creato condizioni di mercato sfavorevoli.

La crisi dell'offerta e la concorrenza tra Asia ed Europa

Poiché circa l’80% delle esportazioni di gas naturale liquefatto del Qatar è destinato ai mercati asiatici, gli acquirenti dell’area sono stati costretti ad acquistare più gnl sul mercato spot a prezzi elevati. I prezzi più alti e la minor offerta dal Medio Oriente hanno portato a una distruzione della domanda di gnl, incentivando la sostituzione del gas con il carbone e maggiori investimenti nelle rinnovabili.

Nelle settimane successive allo scoppio del conflitto che coinvolge l’Iran, la domanda spot di gnl si è indebolita poiché gli acquirenti hanno adottato un atteggiamento prudente, contribuendo a contenere il prezzo. «Riteniamo tuttavia che l’attuale livello relativamente moderato del Ttf possa subire pressioni al rialzo nei prossimi mesi. L’Europa deve importare circa 54 bcm per ricostituire le proprie scorte di gas prima dell’inizio della stagione di riscaldamento invernale 2026-2027. Sebbene questo in precedenza fosse considerato fattibile alla luce di una capacità aggiuntiva di gnl stimata in 45 bcm in entrata nel 2026, queste previsioni di crescita dell’offerta vengono continuamente riviste al ribasso», avverte l’esperto di Unicredit.

Non solo l’espansione pianificata del Qatar è improbabile che si realizzi nel 2026, ma anche il blocco dello Stretto di Hormuz sottrae 8 bcm al mese all’offerta globale e il 17% della capacità del Qatar risulta, secondo le stime, fuori servizio per diversi anni a causa dei danni di guerra.

Le prospettive per la stagione invernale

Sebbene gli acquirenti asiatici abbiano ridotto gli acquisti di gnl, la prossima stagione estiva di raffreddamento in Asia potrebbe aumentare la domanda se le temperature dovessero risultare superiori alla media, intensificando la concorrenza tra gli acquirenti asiatici ed europei. Certo che una volatilità di mercato elevata e persistente complica ulteriormente il quadro, poiché i tradizionali indicatori di spread stagionali non offrono più le stesse informazioni che fornirebbero in un contesto di mercato più stabile.

L’attuale spread è sfavorevole per gli acquirenti, poiché i contratti del gas per l’inverno sono attualmente prezzati più bassi rispetto a quelli estivi, il che scoraggia il riempimento degli stoccaggi, puntualizza Schroer che, quindi, si aspetta che il prezzo del Ttf rimanga volatile, con una pressione al rialzo persistente mentre la stagione cruciale per il rifornimento invernale entra nei suoi mesi decisivi. (riproduzione riservata)