In una fase delicata in cui il Paese rischia di trovarsi a corto di energia, un operatore italiano, estrattore di gas dal sottosuolo nazionale, riesce nell’impresa di raddoppiare la produzione dopo un impegnativo investimento. Si tratta di Gas Plus, quarto estrattore di gas nella Penisola, e il progetto riguarda un’area individuata fa in provincia di Ravenna, a una profondità di 2.500 metri, denominata Longanesi. Si tratta di un giacimento di gas tra i più importanti nel Paese, la stima è di 1,7 miliardi di riserve di gas metano, di cui circa 1,1 miliardi di competenza della società.
L’avvio del suo sfruttamento, un anno fa, ha spinto i ricavi del gruppo che fa capo alla famiglia Usberti a 167,7 milioni, in crescita del 24%, mentre il margine operativo lordo è aumentato a 78,8 milioni (+57%). Nel contempo i costi sono saliti in misura molto inferiore (+4,3%), consentendo all’utile, nonostante i maggiori ammortamenti legati proprio all’avvio dei nuovi impianti, di spingersi a 19,8 milioni contro 12,5 dell’anno precedente. E di procedere a un aumento della cedola a favore dei soci, che da 0,2 passa a 0,25 euro per azione.
L’avvio della produzione ha permesso a Gas Plus, da marzo a dicembre 2025, di contare su un primo contributo di 110,4 milioni di metri cubi standard, in grado di soddisfare la domanda di circa 100mila famiglie, portando la produzione italiana (che si aggiunge ai circa 111 estratti in Romania) a 181,2 milioni di Smc contro 83,6 milioni nel 2024.
A completare il quadro delle attività del gruppo va citata la divisione network, dove l’ebitda migliora a 9,7 milioni anche grazie a componenti positive non ricorrenti, mentre il retail risente (margine operativo di 2,6 milioni) di un clima ancora mite, da cui è derivato un calo dei consumi, e alcune partite negative legate agli aggiustamenti Snam. Gas Plus comunque ha ampliato anche la propria presenza infrastrutturale rilevando gli impianti dell’Atem Brescia 5 Sud-Est, che aggiunge circa 19 mila punti di riconsegna.
La spinta che viene dal giacimento ravennate ha migliorato lo stato di salute a tutti i livelli. L’indebitamento finanziario netto è sceso in 12 mesi da 23,8 e a 5,5 milioni e al netto degli effetti Ifrs16 il gruppo chiude anzi con 11,7 milioni di disponibilità finanziarie nette.
Naturalmente l’effetto Longanesi si stenderà da qui in avanti e già nel 2026, nonostante i limiti imposti dagli impianti temporanei e la fermata necessaria per il passaggio a quelli definitivi, la produzione dovrebbe aumentare ancora, tra il 10 e il 20%. Serviranno nuovi investimenti ma la società stima che l’indebitamento netto si manterrà sostanzialmente in linea con il dato di fine 2025.
L’ad Davide Usberti ha accompagnato i risultati con alcune considerazioni in tema di sicurezza energetica: «In Italia produrre di più si può, se vi sono le condizioni». Lo dimostra il caso di Gas Plus, ma in realtà anche la produzione nazionale, nel 2025, ha invertito il trend di continuo calo e registrato un incremento di oltre il 10%. «Certamente una ripresa della produzione italiana da sola non risolve il problema dei fabbisogni di gas del Paese», ha aggiunto, «ma stiamo imparando dalle crisi che tutto conta nell’attuale mix energetico». Inevitabile l’invito ad accelerare gli iter autorizzativi e a dare il via alla gas release, cioè quel meccanismo per gestire il gas naturale che mira a garantire alle industrie un approvvigionamento a prezzi convenienti e stabili.
Quanto al tema degli extraprofitti dei produttori e alla soluzione di tassarli per ridurre le bollette, Usberti fa notare che «gli investimenti necessari non si decidono ragionando su brevi e temporanee fasi di punta dei prezzi: le elevate fluttuazioni di mercato, non solo al rialzo ma anche al ribasso, sono un rischio di cui si fa carico chi investe, ben prima di conseguire ricavi e profitti». Comprensibile la preoccupazione dell'effetto che potrebbe avere l'applicazione di una sovratassa (per esempio il testo proposto in sede Ue dai 5 Stelle consiste in un prelievo del 50% sui guadagni 2026 che oltrepassano la media dell’ultimo triennio), specialmente su una società che sta cominciando proprio ora a vedere i frutti di un investimento rilevante.
Quest’ultimo aspetto sta condizionando nelle ultime settimane, insieme alle altre non piccole variabili legate alla crisi dello Stretto di Hormuz, il corso dell’azione Gas Plus: dopo un balzo che dall’inizio del 2025 l’ha spinta da 2,5 euro a oltre 7 euro, nelle ultime tre settimane si è riportata attorno a 6 euro. Dopo il rilascio dei conti avvenuto una settimana fa, comunque, Banca Akros ha incrementato da 6,5 a 8 euro per azione il target price. La famiglia Usberti controlla il 76% del capitale, cui si aggiunge un 3% rappresentato da azioni proprie, mentre il flottante ammonta al 21%. (riproduzione riservata)