Gas, più stoccaggi grazie alle feste. Ma manca il piano di emergenza nazionale
Gas, più stoccaggi grazie alle feste. Ma manca il piano di emergenza nazionale
Saldo positivo per l’Italia, la riduzione dei consumi nei giorni di Pasqua ha favorito il riempimento dei depositi. Un’altra spinta arriverà dal weekend del 25 aprile e dal ponte del 1° maggio. Intanto però le misure per mettere in sicurezza il Paese devono ancora essere aggiornate. Previsti tre livelli di allarme.

di Angela Zoppo 06/04/2026 20:00

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Saldo positivo per gli stoccaggi italiani: il gas ha cominciato ad affluire nei depositi per preparare le scorte invernali con l’obiettivo di arrivare al 90% di riempimento entro ottobre, mentre i prelievi risultano azzerati. In altre parole, il gas entra e non esce, col risultato che al 5 aprile, giorno di Pasqua, i depositi nazionali risultano pieni al 43,3%, pari a un volume equivalente a 88,1 teravattora, contro la media europea del 28%. Attenzione però: si tratta di una notizia tanto buona quanto effimera. I dati del Gie (Gas Infrastructure Europe) al 5 aprile 2026, infatti, fotografano una situazione che riflette un mix di fattori favorevoli, solo in parte ripetibili: le festività di Pasqua e il clima più mite hanno ridotto i consumi, evitando di ricorrere alle scorte. Su base giornaliera le iniezioni di gas in Italia si sono attestate all’equivalente di 232,9 Gigavattora, con una variazione positiva dello stock dello 0,11%, mentre le uscite segnano zero.

Da dove arriva il gas

La combinazione fortunata si ripresenterà altre due volte nelle prossime settimane, grazie al weekend del 25 aprile e al ponte del Primo Maggio, che potranno dare altra spinta all’attività di riempimento dei depositi e tregua ai consumi. Il confronto tiene anche rispetto alla Pasqua 2025. L’Italia era al 44,5%, percentuale molto vicina all’attuale, e sempre al di sopra della media Ue, questa sì ben più alta di oggi, al 36,7%. Nel complesso, quindi, il sistema italiano sta mantenendo livelli sostanzialmente stabili, mentre l’Europa arriva alla primavera con scorte inferiori.Quanto ai flussi fisici registrati da Snam e aggiornati al 6 aprile, lunedì di Pasquetta, le importazioni restano sostenute dall’Algeria, con ingressi a Mazara del Vallo intorno a 22 milioni di metri cubi al giorno, e dal gasdotto Tap (Azerbaigian) via Melendugno, in Puglia, a circa 9 milioni di metri cubi. A questi si aggiunge il contributo del gas naturale liquefatto distribuito sui terminali italiani. Risultano invece assenti, nel giorno festivo, i flussi dal Nord Europa e marginali quelli dalla Libia.

Il piano di emergenza nazionale: gli scenari e i lavori in corso

L’andamento degli stoccaggi graziati da festività e clima non abbassa il livello di allerta dovuto alla nuova guerra del Golfo e a una possibile interruzione delle forniture. A fronte di questo scenario, che l’Unione Europea e l’Italia prendono molto sul serio, va aggiornato il piano di emergenza nazionale. Come anticipato dal ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin, nell’intervista a MF-Milano Finanza del 3 aprile, si sta già lavorando a piani di intervento più robusti.

«Abbiamo allertato gli uffici e il comitato presieduto dal Mase. Speriamo di non dover arrivare al punto di valutare certi scenari», ha detto il ministro, specificando anche che agli stoccaggi andranno aggiunti circa 8-9 miliardi di metri cubi («partendo adesso, non credo ci siano enormi difficoltà»). L'ìmpianto di base per eventuali misure di emergenza non dovrebbe variare: il piano standard definisce tre livelli di crisi – preallarme, allarme ed emergenza – e collega l’attivazione delle misure all’andamento dei flussi e all’utilizzo degli stoccaggi. In particolare il livello di allarme si attiva quando il sistema è costretto a erogare dai depositi oltre il 100% della capacità giornaliera, mentre la fase di emergenza interviene quando la domanda non può più essere soddisfatta nemmeno ricorrendo al mercato e diventano necessarie misure straordinarie. In questa eventualità più critica si passa a interventi pubblici per garantire le forniture ai clienti protetti (famiglie e servizi essenziali).

Cosa succede davvero in allarme rosso

Nel livello di emergenza, infatti, entrano in gioco procedure non di mercato, con una scala di intervento molto ampia: obbligo di utilizzare tutta la capacità di importazione disponibile (secondo il principio «use it or lose it»); riduzione dei consumi civili, ad esempio abbassando temperature e ore di riscaldamento (una misura che può valere fino a circa 2,7 miliardi di metri cubi su base stagionale); attivazione dell’interrompibilità industriale e riduzioni obbligatorie dei consumi delle imprese; utilizzo di gnl e stoccaggi per coprire i picchi; limitazione della produzione elettrica da gas; sospensione delle forniture ai clienti non protetti; ricorso allo stoccaggio strategico (circa 4,6 miliardi di mc). La gestione della crisi è in capo al Mase, col supporto del Comitato tecnico e sulla base delle indicazioni dell’operatore di rete (Snam). Sono previsti monitoraggi continui, obblighi informativi e coordinamento con Terna, per la tenuta del sistema elettrico, e gli altri operatori europei. (riproduzione riservata)