Gas, l’allarme di Descalzi (Eni): in arrivo nuove tensioni sui prezzi. A rischio le forniture di jet fuel
Gas, l’allarme di Descalzi (Eni): in arrivo nuove tensioni sui prezzi. A rischio le forniture di jet fuel
Il mercato nazionale è coperto sui volumi ma resta esposto ai rincari. Per il manager da gennaio 2027 può aprirsi un altro fronte di crisi. Emergenza per i prodotti raffinati. E sulla chimica alza i toni: l’Europa la sta distruggendo

di Angela Zoppo  16/07/2026 14:40

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Dal 1° gennaio 2027 l’Italia e l’Europa rischiano di entrare in una nuova fase di tensione sul mercato del gas, mentre diventa più critica l’emergenza su prodotti raffinati e carburante per aerei. Lo ha detto l’amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, nel corso dell’audizione del 16 luglio davanti alla commissione Attività produttive della Camera sulla congiuntura del mercato energetico.

Con lo stop definitivo alle residue forniture russe di gas, ha ricordato il top manager, verranno a mancare circa 36 miliardi di metri cubi che dovranno essere sostituiti soprattutto con gas naturale liquefatto proveniente dagli Stati Uniti e da altri Paesi. Per l’Italia non si aprirà un problema di approvvigionamenti, grazie agli stoccaggi e alla capacità di rigassificazione, ma resterà quello dei prezzi, destinati a riflettersi ancora una volta sul costo dell’elettricità (un meccanismo segnalato anche dalla relazione Arera). 

Uno shock energetico dopo l’altro

Secondo il numero uno di Eni, il sistema energetico mondiale arriva a questo appuntamento dopo cinque anni senza precedenti, segnati da tre shock consecutivipandemia, guerra tra Russia e Ucraina e crisi del Golfo Persico, che si sono susseguiti senza lasciare al mercato il tempo di ricostituire completamente le riserve strategiche e riequilibrare domanda e offerta.

La nuova crisi, ha spiegato Descalzi, non riguarda soltanto il petrolio (sul quale Intesa Sanpaolo ha stime molto precise). Il nodo principale è quello dei prodotti raffinati e del gas. Con le nuove difficoltà di transito nello Stretto di Hormuz sono a rischio non solo milioni di barili di greggio, ma anche circa 5 milioni di barili al giorno di prodotti raffinati e oltre il 20% del gnl mondiale. Per l’Europa la maggiore criticità riguarda diesel e jet fuel, anche perché negli ultimi anni il continente ha ridotto di circa il 20% la propria capacità di raffinazione, aumentando la dipendenza dalle importazioni.

Stoccaggi e prezzi: cosa cambia per le bollette in Italia

Sul fronte del gas, l’Italia parte da una posizione relativamente più solida rispetto ad altri Paesi europei. Gli stoccaggi sono oggi intorno al 72% e, secondo Descalzi, dovrebbero raggiungere il 90% entro ottobre, sopra gli obiettivi fissati dall’Unione europea. A questo si aggiunge la capacità di rigassificazione realizzata da Snam, che offre ulteriore flessibilità nel caso di nuovi problemi di approvvigionamento.

Il vero rischio, però, resta quello dei prezzi. In un sistema come quello italiano, dove gas e rinnovabili continuano a rappresentare le principali fonti della produzione elettrica, un aumento del costo del metano si trasferisce inevitabilmente sulle bollette. Le rinnovabili, ha osservato il manager, possono crescere ancora ma senza un forte sviluppo di batterie e sistemi di accumulo non sono in grado, da sole, di garantire la stabilità della rete.

Per questo, secondo Descalzi, la sicurezza energetica richiede una doppia diversificazione: geografica, con nuovi investimenti in Sud America, Sud-Est asiatico e Africa, e tecnologica, puntando su rinnovabili, biocarburanti, idrogeno e nuovo nucleare. Senza dimenticare, ha concluso, che la transizione dovrà poggiare anche sulla sostenibilità economica delle nuove tecnologie e non soltanto sugli incentivi pubblici.

L’Europa sta distruggendo la chimica

Ma è alla chimica che Descalzi ha dedicato la parte più accesa dell’audizione: «L’Europa l’ha smantellata, gli altri chiudono, noi continuiamo a mettere soldi su Versalis» è il messaggio lanciato dal ceo di Eni, ripercorrendo il piano del gruppo per convertire gli impianti di Gela, Venezia e Livorno in bioraffinerie. «Non abbiamo mai usato un’ora di cassa integrazione e non abbiamo mai mandato a casa una persona». 

In Europa la crisi della chimica ha portato alla chiusura di impianti e alla perdita di oltre 140 mila posti di lavoro mentre Eni, come riassunto da Descalzi, ha scelto di continuare a investire, facendo crescere anche gli organici di Versalis da 6 mila a 8 mila dipendenti. Una scelta costosa, ha rivendicato il top manager: Versalis ha accumulato circa 9 miliardi di euro di perdite di cassa e il gruppo ha continuato a ricapitalizzarla ogni anno con 600-700 milioni di euro. «Gli altri hanno chiuso, noi abbiamo continuato a investire». (riproduzione riservata)