Il prezzo del gas ha stornato dopo aver toccato il 10 settembre quota 83 euro, il massimo dalla fine del 2022, mentre gli operatori si affrettano a riempire i depositi di stoccaggio in vista dell'inverno, senza che si intraveda una soluzione alla crisi in Medio Oriente. Ad Amsterdam l’11 settembre il prezzo del gas naturale europeo è sceso del 2,62% a 79,90 euro a megawattora.
Goldman Sachs ha rivisto al rialzo la sue previsione sul prezzo del gas europeo per il quarto trimestre del 2026 perché le spedizioni di gas naturale liquefatto attraverso lo Stretto di Hormuz stanno riprendendo molto più lentamente di quanto previsto in precedenza. La banca d’affari americana ha alzato la previsione a 70 euro a MWh rispetto alla stima precedente a 53 euro/MWh. Mentre la quotazione per il 2027 è stata modificata di poco a 32 euro/MWh dai precedenti 31 euro/MWh.
I flussi di gas naturale liquefatto attraverso Hormuz si sono attestati negli ultimi due mesi intorno al 15-25% dei livelli pre-guerra in Medio Oriente. Per l’inverno, la media delle esportazioni attraverso lo Stretto è ora prevista intorno al 59% dei livelli pre-guerra, in calo rispetto alla precedente previsione dell’83%. Si prevede che le scorte di gas europee raggiungano il 62% della capacità entro la fine di ottobre, al di sotto della precedente previsione di Goldman Sachs, pari al 67%.
Separatamente Citi ha avvertito che un aumento ulteriore dei prezzi del gas, in un contesto di tensioni geopolitiche crescenti, comporterebbe rischi sempre maggiori per le azioni europee. La storia infatti suggerisce che i settori ciclici e ad alta intensità energetica, quindi auto, travel & leisure, chimica e banche, tendono a sottoperformare durante i picchi dei prezzi del gas, mentre le commodity, i settori difensivi e alcuni comparti growth registrano performance relativamente migliori.
Tuttavia, «le azioni e l'economia europea sembrano oggi meno sensibili ai prezzi del gas rispetto a quanto lo fossero durante lo shock energetico del 2022», sottolinea Citi, osservando che i livelli di stoccaggio del gas rimangono più elevati di quanto molti ritengano: attualmente sono al 67%, ma tenendo conto della capacità inutilizzata di rigassificazione del gas naturale liquefatto, la copertura effettiva del fabbisogno di gas sale all'81%, sostanzialmente in linea con la media decennale di settembre, pari all'82%.
Gli stessi strategist di Citi sulle materie prime prevedono un ritorno dei prezzi del gas verso 50 euro/MWh entro la fine dell’anno, considerando diversi scenari legati alla riapertura dello Stretto di Hormuz e le condizioni meteorologiche invernali. «Rimaniamo pertanto costruttivi sulle azioni europee fino a metà 2027, sostenuti da una crescita solida degli utili per azione, pur riconoscendo l'aumento dei rischi», precisa Citi.
«Il prezzo del gas naturale europeo è aumentato del 100% rispetto ai minimi di agosto. Nonostante questo forte rialzo, le azioni europee si sono dimostrate decisamente più resilienti rispetto a quanto osservato durante i precedenti shock dei prezzi del gas», ribadisce Citi che ha comunque individuato i settori e i titoli maggiormente esposti a questo shock sulla base delle correlazioni storiche e delle precedenti reazioni dei mercati, offrendo un quadro utile nel caso in cui le pressioni legate all'energia dovessero intensificarsi ulteriormente.
Nell’elenco dei titoli di Citi (si veda la tabella sotto) che in passato hanno registrato performance relativamente deboli durante i picchi dei prezzi dell'energia, classificati in base a una sottoperformance media minima del 15%, ci sono anche quattro società italiane: Tim, Unicredit, De’ Longhi e Saipem.
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