Gas europeo sale a 100 euro al megawattora: ai massimi dal 2022. L’inverno e la crisi in Medio Oriente spingono i prezzi
Gas europeo sale a 100 euro al megawattora: ai massimi dal 2022. L’inverno e la crisi in Medio Oriente spingono i prezzi
Il contratto Ttf di Amsterdam con consegna a novembre supera la soglia dei 100 euro/MWh, in rialzo di oltre il 4%. Stoccaggi europei pieni solo al 75%, domanda in aumento con l’arrivo del freddo e tensioni geopolitiche alimentano il rally

di di Giusy Iorlano  28/10/2026 17:11

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Il gas naturale europeo torna a quota 100 euro al megawattora per la prima volta dal 2022. Ad Amsterdam, il contratto Ttf con consegna a novembre ha raggiunto la soglia psicologica dei 100 euro/MWh, proseguendo il rally delle ultime sedute. Le quotazioni si attestano intorno a 100,1 euro, con un rialzo superiore al 4%, riportandosi sui livelli più elevati dalla crisi energetica di quattro anni fa.

A spingere i prezzi è soprattutto il peggioramento delle prospettive sull’offerta in vista dei mesi invernali, in un contesto caratterizzato da scorte inferiori alla norma stagionale e da un quadro geopolitico ancora fortemente instabile. L’avvicinarsi della stagione fredda alimenta inoltre le aspettative di una maggiore domanda per il riscaldamento, aumentando la pressione sul mercato.

Stoccaggi europei al 75%, cresce il rischio per l’inverno

A preoccupare gli operatori sono innanzitutto le condizioni delle riserve europee. Secondo l’Agenzia dell’Unione europea per la cooperazione fra i regolatori nazionali dell’energia (Acer), gli stoccaggi risultano pieni per circa il 75%, un livello particolarmente basso per questo periodo dell’anno.

Il dato riduce il margine di sicurezza in vista dei mesi di maggiore consumo, quando temperature rigide e picchi della domanda potrebbero accelerare il prelievo di gas dai depositi. 

Anche in uno scenario meteorologico favorevole, il mercato dovrà fare i conti con la necessità di riportare gli stoccaggi su livelli adeguati. 

Medio Oriente e Stretto di Hormuz alimentano il premio geopolitico

Sul mercato continua a pesare l’escalation del conflitto in Medio Oriente, con particolare attenzione alle possibili ripercussioni sulle rotte energetiche e sugli approvvigionamenti. Lo Stretto di Hormuz rappresenta uno snodo strategico per il commercio mondiale di idrocarburi e qualsiasi rischio di interruzione dei flussi contribuisce ad alimentare l’incertezza sulle forniture.

Dall’inizio delle ostilità che coinvolgono l’Iran, i prezzi del gas europeo sono saliti fino a livelli prossimi ai massimi del 2022, portandosi su valori circa tripli rispetto a quelli precedenti allo scoppio del conflitto.

In un mercato sensibile alle aspettative e agli sviluppi internazionali, un ulteriore deterioramento del quadro geopolitico potrebbe tradursi in nuove fiammate dei prezzi.

Bollette più care per famiglie e imprese

La corsa del gas rischia, inoltre, di aggravare ulteriormente il peso dei costi energetici su famiglie e aziende europee. Il conflitto che vede protagonista l’Iran ha già contribuito a spingere verso l’alto i prezzi di petrolio, carburanti, gas ed elettricità, con possibili ricadute anche sui generi alimentari attraverso i costi di produzione e trasporto.

Le quotazioni all’ingrosso del gas hanno un impatto diretto sui costi sostenuti da molti operatori energetici e possono riflettersi sulle bollette di famiglie e imprese. Il legame con il mercato elettrico è particolarmente rilevante: nelle ore di maggiore domanda, infatti, sono spesso gli impianti alimentati a gas naturale a determinare il prezzo dell’elettricità.

Un gas più caro può quindi tradursi in una maggiore spesa per i consumatori e in un aumento dei costi operativi per le imprese, con effetti sulla competitività del sistema industriale europeo e sul potere d’acquisto delle famiglie.

Industria energivora sotto pressione: tagli alla produzione

Le conseguenze della nuova impennata non riguardano soltanto le bollette. Alcune aziende dei comparti che utilizzano il gas come materia prima o come fonte energetica essenziale hanno già ridotto i livelli produttivi.

Tra i settori più esposti figurano la produzione di fertilizzanti, l’industria chimica e la siderurgia. Per queste attività, l’aumento dei prezzi può comprimere rapidamente i margini, soprattutto quando i maggiori costi non possono essere trasferiti integralmente sui clienti finali.

Il rischio è che una fase prolungata di energia cara si traduca in minori volumi produttivi, rinvii degli investimenti e perdita di competitività rispetto ai concorrenti internazionali che beneficiano di forniture energetiche meno costose.

Prezzi elevati anche nel 2027: la ricostituzione delle scorte

Le prospettive per i prossimi mesi restano incerte. Secondo le valutazioni di analisti ed esperti del settore, i prezzi del gas potrebbero rimanere elevati almeno per un altro anno, anche nell’ipotesi di una soluzione del conflitto e di un inverno mite.

Il nodo principale sarà la ricostituzione delle riserve europee. Dopo il calo delle scorte, l’Europa dovrà tornare ad acquistare quantitativi significativi di gas per prepararsi alla successiva stagione fredda. Questa necessità potrebbe sostenere la domanda e limitare la discesa delle quotazioni, anche qualora le tensioni geopolitiche dovessero attenuarsi.

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