Il petrolio torna a correre insieme al gas naturale europeo mentre l’escalation della guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran alimenta i timori di interruzioni prolungate nelle forniture vitali di petrolio e gas del Medio Oriente. Il futures sul Brent alle 14:20 sale del 2% a 83,06 dollari al barile e quello sul Wti del 2,85% a 76,79 dollari al barile.
Mentre la Francia ha autorizzato la presenza temporanea di aerei statunitensi in alcune basi situate nel Paese, l’Italia no. «Non abbiamo concesso, come ha fatto la Francia oggi l'uso delle sue basi militari in Medio Oriente per azioni di guerra americane: oggi si riunisce il Consiglio atlantico, non mi pare che l'Italia sia in prima fila come Paese guerrafondaio, anzi ho sempre detto che bisogna trattare fino alla fine», ha sottolineato il ministro degli Esteri, Antonio Tajani.
Ad Amsterdam il prezzo del gas naturale TTF balza del 3,75% a 50,60 euro a megawattora dopo che il presidente, Vladimir Putin, ha avvertito che la Russia potrebbe interrompere i flussi di gas rimanenti verso l’Europa, aumentando ulteriormente le preoccupazioni sulle forniture. Secondo David Solomon, amministratore delegato di Goldman Sachs, esiste ancora «molta incertezza» sulla direzione che prenderà il conflitto e su come verrà risolto.
Le preoccupazioni riguardano il flusso delle forniture attraverso lo Stretto di Hormuz dove nel 2025 sono transitati 15 milioni di barili di petrolio al giorno, insieme a 5 milioni di barili di prodotti raffinati, secondo l’Agenzia Internazionale dell’Energia. L’Iran ha lanciato una raffica di missili contro Israele nelle prime ore di giovedì 5 marzo, costringendo milioni di residenti a rifugiarsi nei bunker mentre il conflitto entra nel suo sesto giorno e l’emittente iraniana IRIB News ha riferito che una petroliera nel Golfo Persico settentrionale è stata colpita dalla marina delle Guardie Rivoluzionarie, poche ore dopo che a Washington sono stati bloccati in Senato i tentativi di fermare i bombardamenti aerei statunitensi.
Mentre mercoledì 4 marzo un sottomarino statunitense ha affondato una nave da guerra iraniana al largo dello Sri Lanka, causando almeno 80 morti e le difese aeree della Nato hanno distrutto un missile balistico iraniano lanciato verso la Turchia. Secondo Priyanka Sachdeva, analista senior di Phillip Nova: «Se vedremo anche solo un altro attacco riuscito contro una petroliera o infrastrutture energetiche, oppure un’interruzione prolungata delle forniture, i prezzi del petrolio potrebbero impennarsi di nuovo rapidamente».
L’Iraq, secondo produttore di greggio dell’Opec, ha ridotto la produzione di quasi 1,5 milioni di barili al giorno a causa della mancanza di capacità di stoccaggio e di una via di esportazione. Il Qatar, il più grande produttore di gas naturale liquefatto del Golfo, ha dichiarato lo stato di forza maggiore sulle esportazioni di gas; il ritorno ai volumi normali di produzione potrebbe richiedere almeno un mese.
Per gli esperti i prezzi del petrolio continueranno a salire poiché è improbabile una rapida risoluzione della guerra. Almeno 200 navi, che trasportano greggio e gas naturale liquefatto, restano ancorate in mare aperto al largo delle coste dei principali produttori del Golfo, tra cui Iraq, Arabia Saudita e Qatar. Centinaia di altre imbarcazioni restano, inoltre, fuori dallo Stretto di Hormuz impossibilitate a raggiungere i porti.
Il governo cinese ha chiesto alle aziende di sospendere la firma di nuovi contratti per l’esportazione di carburanti raffinati e di tentare di cancellare le spedizioni già concordate. Al contempo, la Reserve Bank of India ha sostenuto il mercato obbligazionario per proteggere i titoli di Stato indiani dallo shock petrolifero. I dati mostrano che compagnie assicurative, fondi pensione, aziende e la Rbi hanno acquistato mercoledì obbligazioni per 202,85 miliardi di rupie (2,21 miliardi di dollari), il livello più alto da febbraio 2021. La banca centrale indiana ha acquistato 6,86 trilioni di rupie di obbligazioni fino al 20 febbraio.
L’aumento degli acquisti suggerisce che la banca centrale indiana potrebbe intervenire ancora sul mercato per limitare la pressione al rialzo sui rendimenti obbligazionari derivante dall’aumento dei prezzi del petrolio, che ha riacceso i timori di inflazione. Prezzi più alti dell’oro nero rischiano di alimentare l’inflazione nella nazione più popolosa al mondo e di ampliare il deficit fiscale, esercitando pressione sia sulla valuta sia sul debito pubblico.
Parallelamente, il Giappone sta valutando l’uso delle riserve strategiche di petrolio. Le raffinerie giapponesi stanno, infatti, chiedendo al governo di rilasciare petrolio dalle riserve strategiche. Il Giappone ottiene oltre il 90% del suo petrolio dal Medio Oriente, rendendolo estremamente vulnerabile alla chiusura dello Stretto di Hormuz. Almeno una raffineria giapponese ha già cancellato esportazioni di benzina, carburante per jet, diesel per dare priorità al mercato interno. Alla fine dello scorso anno il Giappone disponeva di riserve sufficienti per 254 giorni di consumo. Inoltre, esiste un sistema di riserve congiunte con Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Kuwait, che garantisce al Giappone priorità negli acquisti in caso di emergenza.
Anche l’Europa teme uno shock energetico simile a quello dell’invasione dell’Ucraina perché è decisamente esposta a nuove interruzioni delle forniture di gas naturale, già compromesse quando la Russia invase l’Ucraina nel 2022. Ecco un rapido confronto: nei sei mesi successivi agli attacchi del febbraio 2022 i prezzi del gas europeo triplicarono, i tassi Bce salirono di 100 punti base, i rendimenti dei Bund tedeschi aumentarono di 135 punti base, l’euro perse il 16% contro il dollaro e le azioni europee crollarono del 22%.
Per ora non siamo ancora a questo punto. Nonostante il Qatar abbia fermato la produzione di Gnl dopo che le sue installazioni sono state colpite e le esportazioni bloccate, l’aumento dei prezzi del gas è comunque molto lontano dal picco (300 euro a megawattora) registrato con la crisi ucraina. Una differenza importante rispetto ad allora è il modo in cui i mercati valutano le aspettative di inflazione di lungo periodo.
Utilizzando i swap inflation-linked «five-year, five-year forward», che coprono il decennio successivo, le aspettative erano aumentate di 70 punti base nei sette mesi dopo l’invasione dell’Ucraina fino al 2%. Nonostante siano passati cinque giorni dagli attacchi all’Iran, finora queste aspettative si sono mosse poco. Ciò è dovuto alla convinzione diffusa tra gli investitori che il conflitto e l’interruzione delle forniture energetiche nella regione saranno limitati e consentiranno una normalizzazione dei prezzi entro l’estate. Polymarket, per esempio, attribuisce una probabilità del 40% alla caduta dell’attuale governo iraniano entro metà anno.
Ad oggi il mercato del gas europeo è particolarmente fragile perché un inverno molto freddo ha già ridotto le scorte, che erano già basse. L’Europa dovrà acquistare più Gnl quest’estate per ricostituire le riserve e rischia una forte competizione per le forniture se il gas del Medio Oriente non riuscirà a raggiungere i mercati globali. «Non si vede una soluzione per la riapertura dello stretto, quindi la paura di una carenza di Gnl cresce ogni giorno», sottolinea Arne Lohmann Rasmussen, analista di Global Risk Management.
I trader del settore energetico considerano l’interruzione delle forniture limitata nel tempo. La curva dei futures sul Brent prevede, ad esempio, che i prezzi scendano di oltre 10 dollari al barile entro fine anno, tornando ai livelli precedenti agli attacchi. I futures sul gas naturale indicano, invece, prezzi più alti più a lungo, ma il divario dovrebbe chiudersi entro un anno.
Anche perché c’è ancora un surplus di offerta. «La Cina, per esempio, possiede ancora riserve significative. Se e quando le tensioni si ridurranno, potremmo vedere il petrolio tornare nell’area dei 60 dollari», indica Secondo Alvin Lee, client manager presso Ig Asia. Negli Stati Uniti, nel frattempo, le scorte nazionali di petrolio sono aumentate di 3,5 milioni di barili la scorsa settimana, raggiungendo il livello più alto da maggio scorso. (riproduzione riservata)