Gas +82% e petrolio +18% in 4 giorni: Goldman Sachs alza di nuovo le stime sul greggio
Gas +82% e petrolio +18% in 4 giorni: Goldman Sachs alza di nuovo le stime sul greggio
I prezzi di petrolio e gas salgono ancora. Goldman Sachs alza per la seconda volta le previsioni sul prezzo del Brent per il secondo trimestre del 2026 di 10 dollari e per il WTI di 9 dollari

di Francesca Gerosa 04/03/2026 09:30

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I prezzi del petrolio salgono ancora. Il piano americano di assicurare e scortare le petroliere che attraversano lo Stretto di Hormuz, con il traffico praticamente fermo a causa dell’escalation della guerra in Medio Oriente, non riesce a riportare la calma sul mercato energetico.

Lo Stretto di Hormuz è un passaggio stretto che collega il Golfo Persico all’Oceano Indiano, con l’Iran a nord. È un corridoio essenziale per il commercio energetico globale, attraverso cui transita circa un quinto del petrolio e del gas naturale liquefatto mondiali.

«Per ora le rassicurazioni di Trump sono solo parole, quindi dobbiamo vedere come si concretizzerà tutto questo», dichiara a Bloomberg Television Rebecca Babin, senior energy trader presso Cibc Private Wealth Group. «Che aspetto avranno queste scorte militari? Quanto costerà l’assicurazione e gli armatori si sentiranno rassicurati da ciò che viene offerto?».

Inoltre, aggiungono gli analisti di Ing, «le scorte navali saranno bersagli facili per gli attacchi iraniani. Pertanto, gli Stati Uniti potrebbero scegliere di attendere prima di scortare le navi finché non valuteranno che la capacità dell’Iran di colpire è stata indebolita».

L'impennata dei prezzi di Brent, Wti e gas naturale

Il futures sul Brent sale del 2,68% a 83,58 dollari al barile con un rally del 18% in quattro giorni, il maggior aumento dal 2020, mentre quello sul Wti cresce del 2,3% a 76,29 dollari al barile. Anche il prezzo del gas naturale europeo TFF, sui massimi dal 2022, non arresta la sua corsa: +7,5% a 58,39 euro a megawattora (+82% in quattro sedute).

Il mercato globale del petrolio è stato travolto dal conflitto tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran, con attacchi e contrattacchi che si sono diffusi in tutto il Medio Oriente. La guerra ha interrotto i commerci, spinto i produttori a sospendere la produzione e costretto alla chiusura una grande raffineria e un impianto di esportazione di gas.

La chiusura dei giacimenti in Iraq e Arabia Saudita

L’Iraq, secondo produttore dell’Opec, ha iniziato a chiudere il giacimento di Rumaila, il più grande del Paese, e il progetto West Qurna 2. Una volta completate, si fermerà la maggior parte della produzione nazionale. In Arabia Saudita, i principali siti di stoccaggio del petrolio si stanno riempiendo rapidamente, secondo la società di analisi Kayrros.

Jp Morgan ha stimato che le forniture di greggio dall'Iraq e dal Kuwait saranno interrotte entro pochi giorni se lo Stretto di Hormuz rimarrà chiuso, prevedendo perdite di fornitura fino a 4,7 milioni di barili al giorno. L’impennata dei prezzi di greggio, gas e prodotti petroliferi ha fatto emergere lo spettro di una crisi energetica globale.

Gli esperti, quindi, si aspettano che i prezzi del petrolio rimarranno elevati nel breve termine. Tanto che Anz ha alzato le previsioni sul greggio Brent a 90 dollari al barile e sul gas naturale liquefatto a 17 dollari/mmBtu per il primo trimestre del 2026.
 

Le nuove previsioni di Goldman Sachs sul mercato petrolifero

Anche Goldman Sachs, dopo aver alzato quelle sul gas, ha alzato di nuovo le previsioni sul prezzo medio del greggio Brent per il secondo trimestre del 2026 di 10 dollari, portandolo a 76 dollari al barile, e per il WTI di 9 dollari a 71 dollari. Ha, inoltre, rivisto le previsioni per il quarto trimestre del 2026 per il Brent e il Wti, portandole, rispettivamente, a 66 e 62 dollari e per il 2027 a 70 e 66 dollari. 

Nuove stime che partono dal presupposto che i bassi flussi di petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz porteranno ad un'ampia diminuzione delle scorte dell'Ocse (alle 16:30 il dato sulle scorte di greggio negli Stati Uniti) e della produzione di petrolio del Medio Oriente nel mese di marzo.

«Se i volumi di Hormuz dovessero rimanere fermi per altre 5 settimane, i prezzi del Brent raggiungerebbero probabilmente i 100 dollari, un livello associato a una maggior distruzione della domanda per evitare che le scorte scendano a livelli critici», avverte Goldman Sachs,

L'impatto sul mercato del gas e il ruolo del Qatar

Quanto al gas naturale sulla piazza di Amsterdam resta sui massimi dal 2022 a causa dell'incertezza sulla durata del blocco delle esportazioni dal più grande impianto di Gnl al mondo in Qatar e il suo impatto sulle forniture mondiali, mentre la Cina, numero uno mondiale delle importazioni di gas naturale liquefatto fa pressioni per farlo ripartire e per riaprire lo stretto di Hormuz. Il sito qatariano vale 1/5 delle forniture mondiali di gas naturale liquefatto ed è fermo da lunedì 2 marzo dopo un attacco subito da droni iraniani.

Risultato da venerdì scorso a oggi, 4 marzo, il prezzo del gas è salito del 70%, proprio mentre nell'ultima fase dell'inverno le scorte di gas europee sono scese al 30% a 343 TWh. Si tratta del valore più basso dal marzo del 2018 (in Italia al 47,6% a 96,79 TWh). «Ciò che conta per i mercati, in questo momento, è se l'approvvigionamento energetico subirà interruzioni significative o prolungate. Gli investitori stanno osservando con grande attenzione lo Stretto di Hormuz, perché è l'arteria principale per i flussi globali di petrolio e Gnl», spiega Rick de los Reyes, Sector Portfolio Manager di T. Rowe Price.

Se l'interruzione è relativamente breve, «la storia suggerisce che i picchi di prezzo causati dalle tensioni geopolitiche possono attenuarsi una volta che l'incertezza inizia a diminuire. Ma se la produzione o le esportazioni subissero un'interruzione prolungata», indica l’esperto di di T. Rowe Price, «ciò equivarrebbe a un vero e proprio shock dell'offerta, con implicazioni per l'inflazione, le aspettative sui tassi di interesse e la crescita globale».

A livelli sufficientemente elevati, i prezzi dell'energia iniziano ad agire come una tassa sui consumatori e sulle imprese, inasprendo le condizioni finanziarie e influenzando negativamente la domanda. I mercati del Gnl sono particolarmente esposti, dati i bilanci globali già tesi e la riduzione delle riserve europee dopo la perdita delle forniture russe. «Per ora, i mercati stanno incorporando un premio di rischio piuttosto che scontare una perdita di approvvigionamento prolungata. In definitiva», conclude Rick de los Reyes, «i prezzi dipenderanno meno dalla retorica e più dal fatto che i barili e i carichi continuano a circolare».

Il rincaro dei costi di trasporto per le navi cisterna

Dopo l'attacco all'Iran si registra anche un balzo dei prezzi per le navi cisterna utilizzate per il trasporto del gas naturale liquefatto. Gli armatori e i broker, secondo quanto ha riportato Bloomberg, chiedono oltre 200.000 dollari al giorno per le navi cisterna, circa il doppio del prezzo che veniva pagato prima dell'attacco. 

L’attenzione del governo Meloni è «massima», ma per ora non filtra preoccupazione per i risvolti del conflitto sulla sicurezza energetica dell'Italia perché le scorte obbligatorie sono rilevanti. Se la crisi dovesse risolversi nell'arco di un mese potrebbero non essere necessari particolari interventi, anche se si stanno valutando «possibili azioni di mitigazione». Il Gnl, per cui il Qatar ha bloccato la produzione nel principale impianto mondiale, per l'Italia vale solo un terzo delle importazioni. Presto, però, bisognerà pensare agli stoccaggi per l'inverno prossimo. (riproduzione riservata)