Gare gas, 12 bandi in un anno dopo 13 anni di ritardi: 40 miliardi da sbloccare
Gare gas, 12 bandi in un anno dopo 13 anni di ritardi: 40 miliardi da sbloccare
Dopo una lunga fase di stallo, le gare Atem ripartono, ma il percorso resta in salita: assegnati 18 ambiti su 172. Italgas è in prima linea con un piano da 2,4 miliardi per le future concessioni e punta a oltre 100 gare entro il 2032

di di Nicola Carosielli 17/10/2026 08:00

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Tra 30 e 40 miliardi di euro di investimenti potenziali, una rete da ammodernare e digitalizzare e una filiera dei gas rinnovabili che ha bisogno di infrastrutture adeguate per crescere. È la posta in gioco delle gare Atem per la distribuzione del gas, uno dei cantieri ancora aperti della liberalizzazione.

Lo stato dell'arte delle gare Atem

Dopo oltre un decennio di ritardi, il sistema ha ripreso a muoversi, ma non abbastanza da trasformare il potenziale in un programma di investimenti diffuso sul territorio, migliorando efficienza, sicurezza e qualità del servizio.

La fotografia aggiornata a ottobre 2026 registra 16 gare aggiudicate, corrispondenti a 18 Atem (Ambiti territoriali minimi), perché Trento accorpa tre ambiti, quattro gare in fase di aggiudicazione e nove bandite. Negli ultimi 12 mesi sono stati pubblicati 12 bandi contro 11 nei 13 anni precedenti. Ma il progresso va rapportato ai 172 ambiti complessivi. Anche ipotizzando che nel breve le aggiudicazioni arrivino a 34-35, sarebbe coperto appena un quinto del totale. Tra bando e gestione effettiva della concessione, inoltre, le procedure devono concludersi e gli investimenti tradursi in cantieri.

Il ritardo ha radici lontane. Alla cornice del decreto Letta del 2000 non è seguito un avanzamento proporzionato, tra complessità amministrativa, ricostruzione dei dati sulle reti e soprattutto determinazione del valore industriale residuo degli impianti da riconoscere al gestore uscente (Vir) e verifica rispetto alla base tariffaria regolatoria (Rab). Dalla seconda metà del 2024 Arera ha introdotto un nuovo Testo integrato per snellire e coordinare le verifiche Vir-Rab e la documentazione di gara. Nel 2025 sono arrivate disposizioni per aggiornare i valori di rimborso al momento della pubblicazione dei bandi. Il quadro resta però disomogeneo: al 31 dicembre 2025 oltre due terzi degli ambiti avevano avviato attività preparatorie, ma soltanto nove erano in gestione d’ambito; 28 avevano ricevuto la deliberazione sulle osservazioni al bando, 29 completato

Le proposte per accelerare le procedure e superare i ritardi

il procedimento Vir-Rab e altri 49 lo avevano ancora in corso.

Per rendere il sistema più efficiente resta da aggiornare il decreto ministeriale 226/2011, anche per valorizzare l’innovazione tecnologica nelle offerte. Ma non basta intervenire sulle regole: molti Comuni, cui spetta gestire le gare, non hanno risorse e competenze adeguate. Da qui il confronto sull’ipotesi di accorpare i 172 Atem in una trentina di macro-ambiti, concentrando le procedure in strutture più attrezzate. Intanto, le aggregazioni promosse da alcune amministrazioni e le aggiudicazioni di Enna e Catanzaro-Crotone, insieme alle procedure avviate a Potenza e Brindisi, segnalano un’estensione delle gare oltre il Nord Ovest. Rimini e Trento, assegnate a operatori di dimensioni più contenute, dimostrano inoltre che la concorrenza può aprire spazi anche ai soggetti non dominanti. Occorre accelerare le procedure, rafforzando la capacità amministrativa ed evitando proroghe che indeboliscano la concorrenza.

La posta in gioco non riguarda soltanto l’assegnazione delle concessioni. Le gare possono favorire reti più intelligenti e flessibili grazie a telecontrollo, smart meter e sensoristica, per migliorare il monitoraggio e accogliere più gas rinnovabili. È il caso del biometano, la cui immissione richiede infrastrutture adeguate e nuovi punti di connessione.

Le reti intelligenti e la sfida del biometano

Il tema è tornato nell’agenda parlamentare il 15 ottobre, con l’approvazione al Senato del disegno di legge di conversione del decreto-legge 157/2026, che amplia a determinate condizioni le possibilità di impiegare residui agricoli e agroindustriali nella produzione di biogas e biometano.

La strategia e il ruolo di Italgas

L’Italia, comunque, può contare su un big europeo come Italgas, il gruppo guidato dal ceo Paolo Gallo che ha fatto delle gare Atem e della digitalizzazione delle reti i pilastri della propria crescita, segnando in borsa una performance del 77% negli ultimi due anni.

Il piano 2026-2032 destina 2,4 miliardi di euro alle future procedure e allo sviluppo delle concessioni acquisite, per aggiudicarsi oltre 100 gare, a cui si aggiungono 8,3 miliardi per rinnovare e digitalizzare la rete italiana esistente. Il gruppo gestisce già 8 Atem, con investimenti programmati per circa 1,7 miliardi: sei concessioni sono state aggiudicate direttamente, mentre Napoli 1 è entrata nel perimetro con l’acquisizione di 2i Rete Gas. L’ultima a passare in gestione è stata Torino 5, con oltre 87 milioni di investimenti previsti per nuove condotte, sostituzioni, potenziamenti e digitalizzazione degli impianti. Una trasformazione che guarda anche ai gas rinnovabili: la rete di Italgas serve circa 4.000 Comuni e ha già connesso 20 impianti di biometano. Sul fronte delle gare, nel 2026 si è già aggiudicato quattro procedure, ne attende almeno un’altra e ha presentato offerte per altre quattro, con ulteriori partecipazioni previste entro fine anno.

Eppure, se da una parte il lavoro di Italgas mostra cosa può seguire all’aggiudicazione di una concessione, dall’altra evidenzia la necessità di sbloccare un intero settore per evitare di ritrovarsi con un’Italia a due velocità. Del resto, gli 1,7 miliardi di interventi pianificati dal gruppo sono fondamentali, ma restano limitati rispetto all’intero potenziale nazionale. Per trasformare i 30-40 miliardi attesi in cantieri servono procedure più rapide, regole aggiornate e amministrazioni capaci di portarle a termine; solo così la concorrenza potrà tradursi in reti moderne e servizi migliori. (riproduzione riservata)