La solidità del settore finanziario dipende sempre di più dalla capacità di rispondere ad attacchi informatici o a problemi legati alla tecnologia. Perciò è in forte crescita l’attenzione delle autorità internazionali sui rischi cyber.
Secondo quanto riportato dal Financial Times, i ministri delle Finanze del G7 hanno discusso al meeting del Fmi a Bangkok la possibilità di svolgere esercitazioni per prepararsi a futuri attacchi connessi anche all’utilizzo malevolo dei modelli di frontiera dell’AI. Nelle prove dovrebbero essere coinvolte anche banche commerciali.
Gli istituti di credito europei da tempo sono finiti sotto la lente dei supervisori riguardo ai sistemi avanzati di intelligenza artificiale, come Mythos di Anthropic. La Bce a maggio ha organizzato una riunione con le grandibanche e ha chiesto un piano d’azione entro fine ottobre.
Anche la Banca d’Italia a luglio ha inviato una comunicazione ai piccoli e medi istituti italiani (Lsi o Less Significant Institutions) a cui è stata richiesta entro fine anno «una relazione che rappresenti il livello attuale di esposizione al rischio e l’adeguatezza dei presidi esistenti, individui le principali carenze e le relative priorità di intervento nonché definisca un piano di lavoro con l’indicazione di azioni, tempi e investimenti necessari».
Sulla materia Bankitalia ha incontrato per la prima volta il 9 ottobre in modo congiunto associazioni di categoria del settore finanziario e fornitori di servizi informatici.
Via Nazionale ha osservato a luglio che i modelli AI più recenti hanno la capacità di «identificare le vulnerabilità dei sistemi software» e «generare modalità di sfruttamento in tempi estremamente ridotti e senza la necessità di specifiche competenze tecniche», con conseguente «incremento dei rischi di subire attacchi cyber».
Per Bankitalia il rafforzamento della resilienza digitale rappresenta una «condizione essenziale per assicurare la continuità aziendale e la capacità di offrire servizi affidabili».
L'AI è un’opportunità per aumentare la produttività delle economie, ma è anche un rischio per la stabilità finanziaria secondo il Fmi. Il Fondo ha già condotto stress test sulle banche globali misurando la riduzione di capitale in uno scenario di recessione e alta inflazione innescato da una forte correzione delle aspettative di produttività legate all’AI.
Le banche globali sono risultate «resilienti», ma un crescente numero di istituti sarebbe in difficoltà. Nello scenario avverso 110 banche che pesano per il 22% degli asset mondiali sarebbero «deboli», cioè avrebbero un indice di capitale inferiore al 7% (nel 2025 erano 88 banche per un valore pari al 18% degli attivi globali). In Europa la percentuale salirebbe al 31% degli asset nell’area.
Nelle ipotesi della prova sarebbero in difficoltà soprattutto istituti di minori dimensioni, assieme a un numero limitato di grandi gruppi, ha osservato il Fmi, che non ha pubblicato dati individuali.
La resilienza aggregata però nasconde «sacche di debolezza» secondo il Fondo che ha invitato i regolatori a non indebolire le normative per le banche. (riproduzione riservata)