Saipem e Subsea7 passano al contrattacco in Brasile per contestare le obiezioni di Petrobras, che è tornata a opporsi al via libera senza condizioni alla fusione, ottenuto dai due gruppi il 23 giugno 2026 dal Cade, l’Antritrust brasilana. Insieme all’associazione di settore Abep, Petrobras chiede di valutare possibili rimedi strutturali, fra cui la cessione di alcune delle navi specializzate di Saipem per garantire la concorrenza. Saipem e Subsea7 chiedono invece di confermare integralmente il primo via libera e, nella memoria presentate al Tribunale del Cade, ribaltano la posizione del gruppo petrolifero.
Proprio Petrobras, sostengono, grazie al peso dei suoi investimenti e alla possibilità di stabilire le regole delle gare, avrebbe un potere contrattuale sufficiente a mantenere la concorrenza tra i fornitori e favorire l’ingresso di nuovi operatori, tenendo conto che lo sviluppo dei grandi giacimenti in acque profonde richiede navi e tecnologie specializzate, che non tutti gli operatori sono in grado di mettere a disposizione. A sostegno di questa posizione, c’è un precedente di qualche anno fa, quando il gruppo guidato dall’ad Alessandro Puliti (che il 18 novembre pubblicherà i dati del terzo trimestre 2026) era stato sospesa dalla partecipazione a gare in Brasile a causa di un procedimento giudiziario poi annullato, ma questo non aveva impedito a Petrobras di avere altre opzioni sul mercato.
Il Tribunale del Cade potrebbe pronunciarsi nella seduta del 4 novembre, l’ultima ordinaria utile prima della scadenza del procedimento, indicata al 10 dello stesso mese. Ma non è esclusa una riunione straordinaria per decidere se confermare l’pk senza condizioni, imporre eventuali rimedi o arrivare a una decisione diversa sull’operazione.
Resta intanto sospeso il dossier europeo. Il contatore è fermo dal 25 agosto 2026 e Bruxelles non ha ancora indicato una nuova data per la decisione. Anche l’Antitrust australiano, l’Accc, ha avviato un esame approfondito, con decisione attesa il 1mo dicembre dopo una proroga richiesta dalle società. Negli Stati Uniti, invece, il 31 luglio sono scaduti i termini di attesa della procedura antitrust Hart-Scott-Rodino. Attualmente 10 autorità su 16 si sono espresse positivamente, e secondo fonti vicine al dossier l’undicesima sarebbe in arrivo. Certo è che il closing nella seconda metà del 2026, come inizialmente previsto, sembra ormai escluso. Uno slittamento al 2027 è altamente probabile, anche se Saipem e Subsea7 non hanno comunicato una nuova data. Nell’accordo c’è però una scadenza precisa, il 31 dicembre 2026: entro quel termine devono essere soddisfatte le condizioni sospensive. In caso contrario dovrà essere concordata una proroga tra le parti perché l’iter possa andare avanti.
Annunciata nel febbraio 2025, la fusione punta a creare Saipem7, un gruppo con circa 20 miliardi di euro di ricavi aggregati, 43 miliardi di portafoglio ordini e un ebitda superiore a 2 miliardi. Gli azionisti di Saipem e Subsea7 deterranno ciascuno il 50% del nuovo gruppo, che sarà quotato a Milano e Oslo. Prima del closing è inoltre prevista la distribuzione di un dividendo straordinario di 450 milioni ai soci di Subsea7. (riproduzione riservata)