Fusione nucleare, il capitale investito nella società partecipata da Eni raggiunge i 4 miliardi di capitale. I progetti in corso
Fusione nucleare, il capitale investito nella società partecipata da Eni raggiunge i 4 miliardi di capitale. I progetti in corso
Record di raccolta per Cfs, dopo l’ultimo round di finanziamento. La cifra complessiva rappresenta il 30% del volume globale investito nel settore

di Angela Zoppo    20/08/2026 15:00

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Un altro miliardo di dollari per la fusione nucleare sviluppata da Cfs (Commonwealth Fusion System), la società americana spin-off del Mit di Boston di cui Eni è investitore strategico fin dal 2018. La nuova raccolta rappresenta il secondo più grande singolo round di finanziamento realizzato da una società attiva in questa tecnologia dopo quello da 1,8 miliardi del 2021, compiuto sempre da Cfs. Con quest’ultima operazione, che si somma agli oltre 860 milioni di dollari del 2025, il capitale complessivamente investito nella società raggiunge i 4 miliardi di dollari, più di qualsiasi altra azienda del settore. Per dare un ordine di grandezza, secondo Cfs la cifra rappresenta il 30% del volume globale complessivamente investito nell’industria della fusione nucleare, che promette energia illimitata a zero emissioni

I big che investono nella fusione nucleare 

Nella società sono entrati anche investitori istituzionali, come fondi pensione, fondi sovrani e infrastrutturali, e soggetti industriali. Per esempio Google, che ha fatto il suo ingresso in Cfs nel 2021. Come nel caso di Eni, che ha prenotato la sua quota, anche il colosso di Mountain View ha firmato un contratto d’ acquisto per 200 megawatt di energia che sarà prodotta dalla centrale elettrica Arc, l’impianto inaugurale da 400 Megawatt che sarà realizzato nella Fall Line Fusion Power Station di Chesterfield, in Virginia, per essere collegato alla rete dal 2030. Arc promette di essere la prima centrale elettrica a fusione su scala di rete al mondo ad applicare il principio cosiddetto del sole in bottiglia, che vuole replicare il processo di creazione di energia delle stelle. I contratti di lungo termine per l’acquisto di energia da fusione sottoscritti da Eni e Google coprono già più della metà dell’elettricità che Arc dovrebbe produrre.

Il ceo di Cfs: ora possiamo accelerare i nostri piani

«Cfs sta trasformando ciò che un tempo era impossibile in qualcosa di inevitabile. Negli anni Trenta immetteremo nella rete elettricità prodotta commercialmente attraverso la fusione», ha dichiarato ai mercati Bob Mumgaard, amministratore delegato e cofondatore della società. «Abbiamo una scienza che funziona e una capacità di esecuzione già dimostrata, che il mercato continua a riconoscere. Accogliamo regolarmente investitori provenienti da tutto il mondo nella nostra sede di Devens, in Massachusetts, dove possono osservare progressi reali e concreti mentre prepariamo i sistemi di supporto e completiamo l’assemblaggio di Sparc (il prototipo che dovrà dimostrare la sostenibilità commerciale della fusione, ndr). Rendendo disponibile commercialmente l’energia da fusione, siamo sulla strada per produrre un impatto di portata epocale».

Cfs intende utilizzare le risorse raccolte per accelerare ulteriormente il percorso verso la commercializzazione. Nel frattempo ha avviato la ricerca dei possibili siti per i gemelli di Arc e ha già avanzato, prima società del settore al mondo, la richiesta di connessione a Pjm Interconnection, il maggiore mercato elettrico all’ingrosso degli Stati Uniti. L’obiettivo è immettere energia in rete nei primi anni Trenta, anche grazie alla collaborazione strategica con Dominion Energy e agli accordi con Google ed Eni. (riproduzione riservata)