Fusione Mps-Mediobanca, i cda votano sui concambi. Sotto il faro della Bce
Fusione Mps-Mediobanca, i cda votano sui concambi. Sotto il faro della Bce
Il cda di Mps verso la conferma di delisting e integrazione. Board gemello in Mediobanca. Il mercato attende l’indicazione dei concambi secondo il piano di Lovaglio. Titoli ancora pesanti a Piazza Affari

di di Andrea Deugeni e Luca Gualtieri 09/03/2026 21:00

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Avanti con il piano e l’integrazione di Mediobanca. Sarà questa, a meno di improbabili colpi di scena, la decisione che prenderà martedì 10 marzo il board di Montepaschi, nel soldo del piano del ceo Luigi Lovaglio, nonostante l’approvazione della lista del cda che ne ha escluso la riconferma. Siena insomma non cambia rotta, anche perché la strategia annunciata al mercato a metà febbraio è stata vivamente raccomandata dalla Bce, che sta seguendo da vicino le mosse dell’istituto toscano.

Il nuovo ad che sarà scelto all’assemblea del 15 aprile si muoverà così in continuità con il piano di Lovaglio, al più facendo qualche variazione ma senza pregiudicarne l’impalcatura generale. Entro fine anno quindi Mediobanca dovrebbe fondersi nella capogruppo mentre le attività di corporate & investment banking e di private banking saranno conferite nella nuova Mediobanca.

I dettagli della fusione e i concambi

Sempre martedì i consiglieri dovrebbero approvare i concambi della fusione che traghetterà Piazzetta Cuccia fuori da Piazza Affari.

L’operazione sarà certamente a premio, ma confermare il rapporto dell’opas dello scorso settembre (2,53 azioni Mps ogni 1 Mediobanca) appare poco realistico perché nel frattempo i titoli si sono quasi allineati. Per gli analisti è più probabile che il concambio si aggiri su 2,35-2,40 volte post-dividendi, per riflettere i valori di mercato attuali. Anche Mediobanca riunisce oggi il board presieduto da Vittorio Grilli per approvare i concambi.

Le tensioni con la Vigilanza europea

Sui calcoli non dovrebbero incidere i forti ribassi (-21%) dell’ultima settimana, perché le azioni dei due istituti si sono mosse quasi all’unisono. Sullo scivolone ha pesato non solo l’esclusione di Lovaglio dal futuro vertice della banca, ma anche le tensioni sorte tra il cda di Siena e la Bce sulla governance.
 

Con due lettere inviate mercoledì 4 e poi nella sera di venerdì 6 dopo il cda sulla lista, la Vigilanza ha sollevato rilievi sulla selezione della rosa presentata dal board uscente. La Bce è entrata nel merito sia dei criteri di eleggibilità sia dei regolamenti applicati e chiede la conferma degli impegni industriali presi.

Mercoledì 4 aveva chiesto «un’approfondita valutazione dell'autonomia di giudizio («independence of mind») di tutti i suoi componenti, l’inserimento nei comitati di amministratori «formalmente indipendenti» e un ceo che disponga di una «chiara» autonomia di giudizio e di una «rilevante esperienza bancaria, riflesso delle sfide del ruolo e della complessità dell'istituzione». L'ultimo passaggio chiave della prima lettera è relativo alla strategia.

Il piano industriale e l'integrazione

La Bce riconosce che «la selezione del ceo è una prerogativa di Mps», ma si attende «che il piano industriale approvato dal cda il 26 febbraio» in particolare «in riferimento all'integrazione con Mediobanca non debba essere impattato da un possibile cambiamento nel ruolo dell’amministratore delegato».
 

Il board di Mps presieduto da Nicola Maione ha risposto pubblicando un faldone di oltre 500 pagine che ricostruisce la procedura seguita per la selezione dei candidati con le valutazioni dei tre possibili amministratori delegati: Fabrizio Palermo, Corrado Passera e Carlo Vivaldi.

Per ciascun candidato vengono esaminati curriculum, dichiarazioni sui requisiti di onorabilità, professionalità e indipendenza previsti dalla normativa bancaria, nonché la cosiddetta «matrice delle competenze», cioè la griglia con cui il consiglio valuta la preparazione dei candidati in quindici ambiti ritenuti cruciali per la governance di una banca.

La valutazione dei candidati e le competenze

La griglia prevede tre livelli di giudizio: «molto approfondito», «approfondito» e «di base». Nonostante percorsi professionali e profili molto diversi i tre candidati ottengono valutazioni complessive quasi identiche. Palermo ha ricevuto il livello massimo in tutti i quindici ambiti, mentre Passera e Vivaldi hanno ottenuto il giudizio «molto approfondito» in 14 aree su 15, con l’unica eccezione relativa ai mercati e ai prodotti assicurativi, valutati come «approfonditi».
 

In sostanza, la griglia restituisce profili di competenza molto simili e quasi sovrapponibili per tutti e tre i manager. Su questo Bce ha acceso un faro rivolgendo una serie di quesiti a cui spetterà ora a Mps rispondere.

Qualcuno ha fatto notare poi che sulle tre skill core per guidare una banca come «mercati bancari e finanziari (conoscenza business in cui opera il gruppo)», «regolamentazione nel settore bancario e finanziario», «attività e prodotti/servizi bancari e finanziari» alcuni candidati consiglieri come Marcella Panucci, Rosa Cipriotti o Gianluca Brancadoro presentano giudizi «molto approfondito», al pari dei tre candidati ceo.

Le manovre di Lovaglio e i soci di minoranza

Nel frattempo il mercato studia le mosse di Lovaglio che starebbe lavorando a una lista di minoranza insieme all’industriale Giorgio Girondi e alla famiglia Tortora, già azionista di Mediobanca. Il banchiere intanto è in partenza per il roadshow. Agli investitori esteri spiegherà il suo piano. I feedback potranno risultargli utili per capire se ci sono margini per una sua candidatura alternativa. (riproduzione riservata)