Fusione Mps-Banco Bpm, l’ipotesi della dote ai francesi per uscire dal capitale
Fusione Mps-Banco Bpm, l’ipotesi della dote ai francesi per uscire dal capitale
Per uscire dal capitale del nuovo gruppo di cui avrebbero il 6,5% i francesi otterrebbero fino a 300 sportelli e accordi commerciali. Il precedente di Cariparma del 2007 con Intesa Sanpaolo

di di Luca Gualtieri 27/05/2026 20:27

Ftse Mib
49.825,32 17.40.00

+0,50%

Dax 30
25.092,25 18.00.00

-0,34%

Dow Jones
50.638,50 19.34.45

-0,01%

Nasdaq
26.879,30 19.29.47

+0,77%

Euro/Dollaro
1,1655 19.14.49

+0,05%

Spread
72,22 17.30.12

+0,40

A volte la storia si ripete, anche nella finanza. Nel 2007 la fusione tra Banca Intesa e Sanpaolo di Torino fu completata dalla cessione di 202 filiali del nuovo gruppo al Crédit Agricole. La mossa permise di liquidare la banca francese, allora con il 18% azionista di riferimento con dell’istituto milanese,  consentì ai francesi di rafforzare la propria presenza in Italia rilevando il 100% di Cariparma e il 78% di Friuladria. Lo schema potrebbe riproporsi nella seconda fase del risiko, la cui partenza è attesa a cavallo dell’estate.

Il cantiere Banco-Mps

Secondo le ricostruzioni che circolano nelle banche d’affari, a convergere verso una fusione saranno Mps e Banco Bpm, i due pesi medi del credito nazionale. Sotto la guida di Luigi Lovaglio, Siena sta completando l'integrazione di Mediobanca dopo l’opas da 14 miliardi dell'anno scorso. Il via libera delle assemblee e la fusione sono attesi entro il terzo trimestre e proprio a quel punto potrebbe maturare il nuovo salto dimensionale che Lovaglio, ieri a New York per incontri con investitori, non ha mai nascosto: «Tutte le strade portano a Siena», ha dichiarato il banchiere all’ultimo congresso della Uilca.

L’obiettivo naturale è Banco Bpm, che già nel 2024 si era avvicinata a Rocca Salimbeni nell’ambito di un’operazione sponsorizzata dal Tesoro e dal ministro Giancarlo Giorgetti tanto da diventarne azionista con il 3,9% in totale tra capogruppo e Anima sgr. Qualsiasi mossa comunque non potrà prescindere dal Crédit Agricole, di nuovo – come 19 anni fa – azionista rilevante di una banca milanese. Oggi ha il 22,8% di Piazza Meda, può arrivare al 29,9% grazie alle nuove soglie del Tuf e in cda esprime quattro consiglieri. La fusione Mps-Bpm diluirebbe in maniera significativa il peso dei francesi. In base a recenti simulazioni fatte dagli anailisti Deutsche Bank, il loro 22,8% si diluirà nel nuovo gruppo al 6,5%.

Come convincere Agricole?

Secondo diversi banchieri d’affari, sul piatto potrebbe finire un pacchetto di attività dal valore equivalente al prezzo del pacchetto azionario in mano all’Agricole, che oggi cuba 4,6 miliardi. La compensazione si avrebbe attraverso un ramo d’azienda di circa 300 filiali, magari posizionate in aree come il Veneto in cui le reti Bpm e Mps si sovrappongono, e con l’estensione dei contratti commerciali già in essere tra Parigi e Milano nel credito al consumo (Agos Ducato), nel wealth management (Amundi) e nelle assicurazioni danni (Crédit Agricole Assurance). Nel nuovo colosso bancario operererebbero in tandem così con le fabbriche prodotto del Monte, ovvero Compass e Anima sgr (che è del Banco). Nel Vita, Mps potrebbe giovarsi della vicinanza a Generali: nel 2027 scade L’accordo decennale con Axa. E Bpm invece ha in casa la sua compagnia Vita.

Le parole del Mef sulla dismissione delle quote

Ieri sul collocamento della tranche di Mps da parte del Tesoro nel novembre 2024, dopo i verbali dell’ex dg del Tesoro Marcello Sala rivelati da MF-Milano Finanza, ha parlato il sottosegretario al Mef Federico Freni: «Abbiamo dimostrato che le quote di Mps in possesso del Mef sono state sempre dismesse nel miglior momento di mercato».  (riproduzione riservata)