Si fondono le borse europee? Ecco che mercato può nascere da un matrimonio fra Euronext (con Piazza Affari) e Deutsche Börse
Si fondono le borse europee? Ecco che mercato può nascere da un matrimonio fra Euronext (con Piazza Affari) e Deutsche Börse
Tra un anno Stéphane Boujnah, ceo di Euronext, lascerà, dopo aver fatto crescere il gruppo con acquisizioni importanti come quella di Borsa spa. Al suo posto potrebbe arrivare un banchiere francese che conosce bene l’Italia: l’occasione per dar vita a una fusione e creare un listino europeo da 10.000 miliardi

di di Elena Dal Maso 30/04/2026 21:40

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Una super federazione dei listini a trazione europea con circa 10 mila miliardi di capitalizzazione di mercato includendo tutte le 2.300 azioni scambiate sulle nove borse abbracciate nel perimetro, in grado di macinare ogni anno un giro d’affari da nove miliardi e 2,7 miliardi di utili. Un gruppo che andrebbe da Lisbona a Parigi, da Milano a Francoforte, da Oslo ad Atene. Un sogno? No, basta unire i puntini e seguire alcune tracce.

La Capital Markets Union

I numeri della super borsa che potrebbe nascere come coronamento del progetto della Capital Markets Union, fortemente caldeggiata dalla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, portano ad un progetto per radunare tutte le società quotate dell’Eurozona sotto un unico grande listino azionario. Una visione condivisa da Mario Draghi ed Enrico Letta nel loro libro bianco su come far crescere il mercato dei capitali attraverso l’Unione dei Risparmi e degli Investimenti (Savings and Investments Union), che sono diventati ormai, vista la crisi che attanaglia l’Europa, una strada obbligata. Si tratta di qualcosa di più di una suggestione, che Milano Finanza può raccontare e che troverebbe piena realizzazione con un ultimo, significativo passaggio: il matrimonio di Euronext con la rivale tedesca Deutsche Börse. Una fusione che porterebbe la taglia del nuovo conglomerato alle dimensioni sopra ipotizzate. Resterebbe a quel punto fuori il listino di Madrid, rilevato qualche anno fa dal gruppo svizzero Six dopo aver tentato di acquisire Borsa spa. Ecco come si può realizzare il progetto.

Il super ceo Boujnah esce nel 2027

Il prossimo anno giungerà a scadenza il mandato di Stéphane Boujnah, il ceo che ha contribuito in maniera fondamentale a far crescere la stazza e di pari passo anche l’importanza sistemica del gruppo Euronext. Un manager-architetto che ha plasmato la confederazione borsistica europea fino alla sua forma attuale dopo una serie di acquisizioni che ha visto coinvolta anche Borsa Italiana, strappata agli inglesi di Lse all’inizio del 2021.

Boujnah ha già fatto sapere che non si ricandiderà per un ulteriore triennio, aprendo di fatto la corsa alla sua successione. Da maggio 2025 una vecchia conoscenza del panorama bancario italiano siede del Supervisory Board del listino tedesco, presenza che non è passata affatto inosservata nelle stanze del governo guidato da Giorgia Meloni.

Il ruolo di Mustier

Si tratta di Jean Pierre Mustier, il banchiere che ha guidato Unicredit dall’estate del 2016 fino all’aprile del 2021. Due mandati per rimettersi in gioco dopo una disavventura in cui era incespicato suo malgrado nel 2008, quando alla guida del corporate & investment banking di Société Générale un suo sottoposto, il trader Jérôme Kerviel, aveva provocato perdite da 5 miliardi di euro causate da posizioni speculative non autorizzate. Il ritorno in pista nella finanza che conta avvenne per mano dell’allora ad di Unicredit a cui Mustier sarebbe poi succeduto: Federico Ghizzoni che lo volle al Cib di Piazza Gae Aulenti riconoscendogli indubbie capacità come banchiere d’affari.

Proprio in virtù di questa sua perizia nel gestire le operazioni di finanza straordinaria, Mustier potrebbe rilevare il testimone di Boujnah alla guida di Euronext ed effettuare la tanto agognata operazione di unione tra il listino di Francoforte e la confederazione comunitaria. Tra l’altro, nella sua azione Mustier potrebbe trovare sponde favorevoli anche sul fronte di Borsa Italiana, nel cui board siede come presidente Claudia Parzani, legata sentimentalmente da anni proprio al banchiere di Chamalières.

Certo, in questo momento i rapporti tra la capogruppo e il socio italiano sono tutt’altro che idilliaci, ma questo ostacolo verrà presto superato per forza di cose: le società non possono restare senza vertici e una volta nominati il campo sarà pronto per l’operazione che conviene ai tre paesi fondatori, se vogliono competere con Wall Street: Italia, Francia e Germania.

La doppia causa

Le frizioni su Euronext sono iniziate a febbraio con l’aperta disponibilità del ceo Boujnah a confermare per un nuovo mandato i vertici di Borsa spa, in scadenza, di cui apprezza operato e risultati economici. La presa di posizione ha colto di sorpresa Cassa Depositi e Prestiti, socia della confederazione delle borse con una quota dell’8%: pur riconoscendo il buon operato dell’ad Fabrizio Testa, il gruppo guidato dall’amministratore delegato Dario Scannapieco ha idee differenti in merito ai nomi da proporre per il prossimo triennio alla guida di Palazzo Mezzanotte, oltre che per la guida operativa di Mts, la piattaforma di scambio dei Btp, attualmente affidata ad Angelo Proni.

La divergenza di opinioni è via via degenerata fino a tradursi in una vertenza legale che la parte italiana ha intentato ai vertici di Euronext, prima ad Amsterdam, dove è stata rigettata, e in seguito proponendo appello sia al medesimo tribunale della capitale olandese sia a Milano, rivendicando il diritto di scegliere i vertici da insediare a Piazza Affari. Lo scontro in atto ha costretto a tenere in sospeso l’avvicendamento previsto per i cda sia di Mts sia di Borsa. Le rispettive assemblee hanno così approvato i conti 2025 e staccato i dividendi, rimandando però il rinnovo dei board a martedì 5 maggio.

Il ruolo dell’Italia nella finanza europea

La decisione di adire le vie legali cinque anni dopo che Borsa Italiana è stata acquista da Euronext dal London Stock Exchange e dopo che tutte le sinergie sono state messe a terra potrebbe essere legata anche alle inevitabili grandi manovre che stanno per iniziare intorno alla successione di Boujnah. A quel punto Cdp potrebbe persino cercare di imporre un proprio manager come ceo della holding, forte del fatto che da sola Borsa Italiana incide per circa il 40% sui ricavi consolidati. Ce la farà la Cassa in questa impresa che di fatto accarezza già dal 2020? Il 2027 è anche l’anno in cui giunge a scadenza il ruolo di Scannapieco alla guida di Cdp. Una coincidenza, certo, ma da annotare, come una frase emblematica dell’ex premier Enrico Letta, gran sostenitore, come Draghi, del mercato unico dei capitali: «L’Italia ha bisogno dell’Europa come l’Europa ha bisogno dell’Italia». Anche e soprattutto a livello finanziario. (riproduzione riservata)