«Puntiamo a diventare il miglior brand di gelato al mondo, nonostante l’incertezza del contesto internazionale, continuando a rispondere alle esigenze dei consumatori e a far leva su innovazione, qualità e forza dei brand per crescere ancora». Questo è il desiderio che l’ad di Froneri Italia, Quirino Cipollone, ha condiviso con MF-Milano Finanza, in occasione del decimo compleanno del gruppo. Il ramo italiano, nato come Motta nel lontanissimo 1919, comprende moltissimi brand nel mondo del gelato da Coppa del Nonno a Maxibon, passando per la Cremeria, l’Antica Gelateria Del Corso e Pirulo. L’attuale nome lo deve al cambio di assetto societario del 2016 quando venne rilevata da una joint-venture tra la svizzera Nestlé e il gruppo inglese R&R, da cui appunto l’acronimo Frozen-Nestlé-R&R-IceCream. Attualmente però le sue quote societarie sono paritariamente suddivise tra Nestlé e il fondo francese di private equity PAI.
Domanda. Qual è oggi il peso della filiale italiana di Froneri all'interno del gruppo?
Risposta. L'Italia rappresenta uno degli asset più strategici per Froneri a livello globale. Nel 2025 abbiamo superato i 380 milioni di euro di fatturato, in crescita del 3,5% rispetto all'anno precedente e di oltre il 43% rispetto al 2017. Produciamo circa il 10% dei volumi mondiali del gruppo e possiamo contare su due poli industriali di eccellenza, a Ferentino e Terni, radicati nel Centro-Sud e dotati di 35 linee produttive. Complessivamente impieghiamo oltre 1.100 persone tra dipendenti a tempo pieno e lavoratori stagionali, con un forte radicamento nei territori in cui operiamo.
D. Come è cambiato il mercato del gelato e quindi la struttura dei vostri risultati economico-finanziari negli ultimi anni?
R. Il cambiamento è stato profondo e riflette l'evoluzione della società. La famiglia tradizionale si è progressivamente ridotta e si sono modificate le occasioni di consumo. La classica vaschetta condivisa a fine pasto ha perso centralità, mentre oggi circa l'80% dei consumi avviene fuori dai pasti principali. Il gelato è diventato sempre più uno snack, una gratificazione personale da concedersi nel pomeriggio o in serata. Per questo il segmento dello snacking è diventato il principale motore di crescita del mercato.
Tanto che negli ultimi dieci anni il valore delle vendite dei nostri marchi attivi nello snacking multipack è praticamente raddoppiato (+96% contro una media di mercato del +77%), arrivando a oltre 114,7 milioni di euro. Abbiamo saputo intercettare un trend strutturale che continua a rafforzarsi e che caratterizzerà il settore anche nei prossimi anni: il consumatore cerca prodotti di maggiore qualità. È il fenomeno della premiumizzazione, che continuerà a caratterizzare il settore anche nei prossimi anni.
D. Come si stanno evolvendo, invece, i canali distributivi?
R. La grande distribuzione continua a guadagnare peso, mentre il canale bar risente di trasformazioni demografiche e delle difficoltà vissute negli ultimi anni a partire dal Covid. Spiccano per dinamicità sempre di più i consumi nei luoghi cosiddetti leisure e travel, come stazioni, aree turistiche e località balneari. Da notare inoltre che resta significativa la stagionalizzazione dei consumi: tra aprile e settembre si concentra l’80% dei consumi di gelato in Italia.
D. A livello di strategia la linea rimane la stessa: da un lato valorizzazione della tradizione e dall’altro innovazione. Su quali brand puntate principalmente?
R. I nostri pilastri fondamentali sono tre: Maxibon, Nuii e Coppa del Nonno. Maxibon, presente sul mercato da 36 anni, nel 2025 è stato acquistato da oltre 4,5 milioni di famiglie e nell’ultimo triennio è cresciuto del 16,5% annuo, confermandosi il leader indiscusso nel comparto sandwich gelato. Anche Coppa del Nonno, presenta sul mercato da oltre 70 anni, detiene il primato nel suo segmento di riferimento. Nuii, invece, ha appena sei anni ma ha già raggiunto 3,5 milioni di famiglie e si è conquistato il secondo gradino nel segmento premium degli stecchi.
D. Quanto al nodo dell’innovazione, quante risorse avete intenzione di dedicarvi nel medio periodo?
R. La crescita passa necessariamente dall’innovazione e quindi dagli investimenti. Dal 2016 a oggi abbiamo destinato oltre 200 milioni di euro al potenziamento tecnologico e alla sicurezza degli stabilimenti italiani. Guardando al futuro, prevediamo circa 40 milioni di euro di investimenti industriali nel prossimo triennio. Se aggiungiamo le risorse destinate a marketing, innovazione e sviluppo dei brand, l'impegno complessivo salirà a circa 100 milioni di euro nei prossimi tre anni. È una scelta che conferma la centralità dell'Italia nella strategia del gruppo. Questo perché il successo di Nuii dimostra che quando l'innovazione è sostenuta da ricerca, qualità e investimenti di marketing può diventare un fenomeno strutturale e non una moda passeggera.
D. In questa cornice come si inserisce il lancio di Baci Gelato?
R. Baci è un marchio con oltre un secolo di storia e nelle gelaterie di tutta Italia si è sempre cercato di riprodurne il gusto. La nostra sfida è stata trasferire nel mondo del gelato confezionato l'esperienza sensoriale della pralina, mantenendone intatta l'identità. Tutto il progetto, dalla ricerca e sviluppo alla produzione, è stato realizzato in Italia, nel nostro centro di eccellenza di Ferentino.
D. Le tensioni geopolitiche e commerciali internazionali stanno influenzando i vostri piani?
R. Operare in un gruppo presente in 25 Paesi (con un fatturato di 5,5 miliardi, 30 fabbriche nel mondo e 12 mila dipendenti) ci consente di avere una struttura particolarmente resiliente. L'Italia è uno dei mercati più importanti del gelato a livello mondiale e contribuisce non solo ai risultati economici, ma anche allo sviluppo di strategie globali. Pensiamo a Maxibon: molte attività di marketing, innovazione e produzione vengono coordinate proprio dall'Italia. Continueremo quindi a investire per rafforzare il nostro ruolo di centro di eccellenza internazionale. (riproduzione riservata)